"Rita, non t'immischiare, non fare fesserie" le aveva detto ripetutamente la
madre, ma, Rita aveva incontrato Paolo Borsellino, un uomo buono che le sorride
dolcemente, e lei parla, parla…racconta fatti. Fa nomi. Indica persone, compreso
l'ex sindaco democristiano Culicchia, che ha gestito e governato il dopo terremoto.
"Fimmina lingua longa e amica degli sbirri" disse qualcuno intenzionalmente, e così al
suo funerale, di tutto il paese, non andò nessuno. Non andò neppure sua madre,
che, disamorata, fredda e distaccata, l'aveva ripudiata e minacciata di morte perché
quella figlia così poco allineata, per niente assoggettata, le procurava stizza e preoccupazione.
Inoltre, sia a lei che a quella poco di buono di sua nuora, Piera Aiello, che aveva plagiato a picciridda, non perdonava
di aver "tradito" l'onore della famiglia.
Si recherà al cimitero parecchi mesi più tardi, e con un martello, dopo aver spaccato
il marmo tombale, rompe pure la fotografia della figlia, una foto di Rita appena adolescente.
Figlia di un piccolo boss di quartiere facente capo agli Accardo, Rita Atria è
nata e cresciuta a Partanna, piccolo comune del Belice, una vasta zona divenuta
famosa perché distrutta dal terremoto. Un territorio in cui, in quel periodo, si dice circolasse
denaro proveniente dal narcotraffico, e di cui Rita non sopporta le brutture, le
vigliaccherie, la tristezza. L'ignavia delle donne. "Una donna sa sempre cosa sta
combinando suo marito o suo figlio" ha spiegato Piera Aiello moglie di Nicola Atria,
fratello di Rita, e lei condivide con convinzione.
Sensibile all'inverosimile, eppur ostinata, caparbia, fin dall'adolescenza dimostra
di essere molto dura ed autonoma.
Acasa sua, faide, ragionamenti, strategie, vecchi rancori, interessi di ogni tipo,
erano all'ordine del giorno, perché, suo padre, don Vito Atria, ufficialmente pastore
di mestiere, era un uomo di rispetto che si occupava di qualsiasi problema; per tutti
trovava soluzioni; fra tutti, metteva pace, "…per questioni di principio e di prestigio…-
sosteneva Rita - senza ricavarne particolari vantaggi economici…" tranne
quello di rubare bestiame tranquillamente ed avere buoni rapporti con tutti quelli che
contavano.
Cionostante, il 18 novembre dell'85, don Vito Atria, non avendo capito che il
tempo è cambiato, e che la droga impone un cambio generazionale, è stato ucciso.
Rita innanzi a quel cadavere crivellato di colpi, fra gli urli e gli impegni di rappresaglia
dei famigliari, anche se appena dodicenne, dentro di sé, comincia ad rimestare vendetta.
Ma la morte del padre le lascia un vuoto.
Rita, allora, riversa tutto il suo affetto e la sua devozione sul fratello Nicola. Ma Nicola
era un "pesce piccolo" che col giro della droga, aveva fatto i soldi e conquistato
potere. Girava sempre armato e con una grossa moto. Quello con il fratello diventa
un rapporto molto intenso, fatto di tenerezza, amicizia, complicità, confidenze. E'
Nicola, infatti, che le dice delle persone coinvolte nell'omicidio del padre, del
movente; chi comanda in paese, le gerarchie, cosa si muove, chi tira le fila… trasformando
così una ragazzina di diciassette anni, in custode di segreti più grandi di lei.
Tutto ciò non le impedisce di innamorarsi e fidanzarsi con Calogero, un giovane
del suo paese. Fino al 24 giugno del 91, il giorno in cui anche suo fratello Nicola viene
ucciso e sua cognata Piera Aiello che da sempre aveva contestato a quel marito le
frequentazioni e i suoi affari, collabora con la giustizia e fa arrestare un sacco di persone.
Calogero interrompe il fidanzamento con Rita perché cognata di una pentita e
sua madre Giovanna va in escandescenze.
Dopo il trasferimento in località segreta di Piera e dei suoi figli, Rita a Partanna è veramente
sola: rinnegata dal fidanzato e dalla mamma, non sa con chi parlare, con chi
scambiare due parole.
Sottomettersi come sua madre o ribellarsi?
All'inizio di novembre, ad appena diciassette anni, decide di denunciare il
sistema mafioso del suo paese e vendicare così l'assassinio del padre e del fratello.
Incontra il giudice Paolo Borsellino, un uomo buono che per lei sarà come un
padre, la proteggerà e la sosterrà nella ricerca di giustizia; tenterà qualche approccio
per farla riappacificare con la madre.
La ragazzina inizia così una vita clandestina a Roma. Sotto falso nome, per
mesi e mesi non vedrà nessuno, e soprattutto non vedrà mai più sua madre. L'unico
conforto è il giudice. Ma arriva l'estate del '92 e ammazzano Borsellino, Rita non ce la
fa ad andare avanti. Una settimana dopo si uccide[...]
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