Rita Atria

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Dal 1994 l'Associazione Antimafie "Rita Atria" si occupa di legalità. Lo fa pensando che la giustizia debba essere cosa di questo mondo, e cercando ogni giorno di dare il proprio contributo perché questo accada. Per noi giustizia è occuparsi della storia di Graziella Campagna, Ignazio Aloisi, Sandro Marcucci e di tutti coloro che sono vittime dimenticate o non riconosciute ; significa occuparsi di legalità con i ragazzi delle scuole; battersi per le Vittime della strage di Ustica, quelle che si trovavano sull'aereo e quegli "ipotetici Testimoni" che inspiegabilmente sono morti in seguito; combattere insieme ai Testimoni di Giustizia perché non siano persone-ombra, ma cittadini che godono d'ogni diritto; sostenere l'acqua pubblica; promuovere e fare un'informazione indipendente... e tanto, tanto altro.... per portare avanti tutto ciò vi chiediamo un piccolo contributo perché la nostra libertà è dovuta al  fatto che le nostre uniche fonti di finanziamento sono i nostri stipendi e le donazioni...
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Piera Aiello racconta Rita Atria

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Non si tratta di gelosia documentale ma si tratta di una precisa volontà di Piera Aiello che in questi anni ha dato troppa fiducia a gente che della sua buona fede ha fatto motivo di speculazione e di interesse personale.


Rita Atria, cognata e amica. Sorella di mio marito.

Rita ha iniziato a collaborare quattro mesi dopo di me, ossia nel mese di novembre del 1991.
Le sue prime deposizioni avvengono davanti al Sostituto Procuratore Morena Plazzi. La mafia viene a sapere, tramite i suoi canali, che Rita aveva intenzione di "consumare" i mafiosi di Partanna e dintorni.

Una sera, tentano di ammazzarla. Così Rita, attraverso il suo diario descrive quei momenti: "stasera, alle 11.35 circa, ho sentito bussare alla porta, io e mia madre eravamo sveglie ma le luci erano spente. Mia madre dopo che hanno continuato a bussare insistentemente ha chiesto chi era [...] mia madre gli ha chiesto di andare via, ma lui insisteva, io ho riconosciuto subito la voce[...] Sono sicura che è venuto per ucciderci." Così, l'indomani mattina, fecendo finta di andare a scuola, venne presa in consegna dai Carabinieri di Castelvetrano e messa praticamente di peso sull'aereo. L'hanno portata a Roma, dove abitavo io.

Non posso esprimere le parole, il sollievo e la soddisfazione nel vederla viva dopo le notizie, frammentarie e allarmanti che mi arrivavano durante tutta la lunga giornata di snervante attesa. Da quella sera siamo state sempre insieme, ci eravamo ritirate come due vecchie amiche che sempre avevano sognato di poter parlare senza timore che qualcuno ci rimproverasse. Ridevamo, scherzavamo, piangevamo, la cosa importante è che lo facevamo insieme. Come se avevamo preso degli accordi, noi ci definivamo con una sola parola: Amiche. Era quello che veramente avevamo sempre voluto... e lo avevamo ottenuto. Da quella sera, ne abbiamo combinate di tutti i colori, ossia andavamo in giro per Roma, a San Pietro, a Villa Pamphili, nelle varie piazze, insomma eravamo serene, convinte a non tornare indietro, a quella vita fatta di morte.
Vivevamo con serenità le nostre giornate nonostante i numerosi viaggi in Sicilia per deporre. Andavamo a correre, a giocare. Eravamo tornate bambine, stavamo recuperando quella giovinezza che la mafia ci aveva tolto. Rita forse non conosceva neanche il significato della famiglia. Aveva respirato aria di mafia sin dalla sua nascita. Io, invece, avevo perso la mia adolescenza già a 14 anni.

A Roma avevamo subito una trasformazione, non dovevamo per forza dire di si a tutto ciò che ci veniva imposto e, cosa più importante, avevamo abbattuto il muro di omertà e solitudine che ci aveva circondato fino a quel momento. Ci sentivamo come rinate anche se, spesso, troppo spesso, venivamo riportate indietro con la memoria per ricordare ciò che volevamo cancellare dalla nostra mente.
La nostra nuova vita ci piaceva e ringraziavamo spesso Dio per averci messo sulla stessa strada di quel grande Uomo che era Paolo Borsellino. Grazie a lui e alle sue parole di padre ci ha fatto capire l'importanza del nostro gesto per la giustizia e per la "nostra" Sicilia. "Martoriata Terra", così la chiamava lui. E aveva ragione.

Molte cose appartenenti alla vita di Rita non mi sono mai state molto chiare, ma una cosa mi era assolutamente chiara: quando morì Paolo Borsellino, lei mi disse che era finito tutto, per noi non c'era più scampo. Era vero. Rita non aveva mai avuto un buon rapporto con l'Alto Commissario (ancora non esisteva il Servizio Centrale di Protezione).
Tra lei e me avevano creato delle differenze, ossia lei era vista come un'Atria, figlia e sorella di mafiosi. Guardata quasi con disprezzo, non gli accordavano mai le richieste e non l'ascoltavano neppure se non intervenivo io. All'inizio della sua collaborazione decise di venire ad abitare con me, così avrebbe fatto risparmiare all'Alto Commissario l'affitto di un altro appartamento.
A questa sensibilità di Rita non è seguita quella dei funzionari dello Stato i quali non volevano darle neanche un minimo di stipendio per potersi mantenere. Io stessa le ho dovuto comprare le cose che gli servivano visto che l'avevano prelevata dalla sua Terra senza darle neanche il tempo di farsi una valigia. Non le hanno comprato neanche gli indumenti di prima necessità.
Rita possedeva solo le cose che si portava addosso al momento della "fuga" dalla Sicilia. Fece immediatamente richiesta di abiti e di un contributo mensile (così come era concesso ad ogni collaboratore). Si è sentita rispondere che siccome abitava con me, non le aspettava niente. Ero io a doverla mantenere. Ho telefonato subito allo "zio" Paolo, così lo chiamavamo affettuosamente, il quale si arrabbiò tantissimo e in poche ore sistemò le cose. Io mi sono sempre posta questa domanda: E se io e Rita non avevamo Paolo Borsellino ? La risposta è arrivata da sola, infatti, dopo la morte dello "zio" Paolo le cose sono cambiate. In peggio. Rita ha capito questa svolta con largo anticipo, così ha deciso di "seguire le sue stelle".

Ha preferito morire per vivere.

Il 26 luglio 1992, Rita si toglie la vita lanciandosi dal settimo piano di via Amelia. Una settimana esatta dalla morte dello "zio" Paolo, nella stessa ora. L'appartamento di via Amelia era stato l'ultimo schiaffo morale dell'Alto Commissario. Le avevano assegnato un buco di appartamento. Per loro era comunque un'Atria. Io sono stata più fortunata di Rita.

Mio Dio, perché mi togli sempre troppo presto ciò che amo. Ti prego toglimi il cuore ma non farmi soffrire, non farmi tenere tra le mani ciò che non potrà mai essere mio.[...] Sono quasi le 9 di sera, sono triste e demoralizzata forse perché non riesco più a sognare, nei miei occhi vedo tanto buio e tanta oscurità. Non mi preoccupa il fatto che dovrò morire ma che non riuscirò mai ad essere amata da nessuno. Non riuscirò mai ad essere felice e a realizzare i miei sogni. Vorrei tanto poter avere Nicola vicino a me, poter avere le sue carezze e i suoi abbracci, ne ho tanto bisogno, e, l'unica cosa che riesco a fare, è piangere, ma vorrei tanto il mio Nicola. Nessuno potrà mai colmare il vuoto che c'è dentro di me, quel vuoto incolmabile che tutti, a poco a poco, hanno aumentato. Non ho più niente e nessuno, non possiedo altro che briciole. Non riesco a distinguere il bene dal male, tanto ormai è tutto così cupo e così squallido. Credevo che il tempo potesse guarire tutte le ferite. Invece no. Il tempo le apre sempre più fino ad ucciderti, lentamente. Quando finirà quest'incubo?

A distanza di quattro anni, mi trovo nella mia 24 ore dei fogli con su scritto:

Buona fortuna da un'amica che ti vuole bene e spero ti resti amica per sempre.
Ritorna presto e abbi cura di te Ciao da Rita
.

Nella mia 24 ore ho trovato stralci del suo diario, non so come questo materiale sia finito nelle mie carte. Quelle carte che non rovistavo da quattro anni. E che solo adesso ho avuto la forza di sistemarle. Ho trovato i fogli di Rita esattamente il 18 novembre, giorno dell'anniversario dell'omicidio di mio suocero. Non sono una persona credulona, ma oggi credo che dopo la morte ci sia un'altra vita, perché sono tanti i segnali che ho ricevuto, e penso che anche se Rita mi ha lasciata, mi vuole ancora bene e mi da una mano per far sì che io continui nella lotta contro la mafia (una lotta che va oltre le aule di tribunale) e far in modo che nessuno la dimentichi. Se Rita non avesse fatto quel gesto, forse nessuno avrebbe saputo la nostra storia, e la nostra solitudine sarebbe stata più grande. È triste ammetterlo. Ma nessuno si sarebbe accorto che esistevo. Che esistevamo. Morire per vivere.

Cara Rita, eravamo due persone completamente diverse, avevamo un rapporto di Amore e odio, eravamo come il giorno e la notte, ma le nostre strade si sono sempre incontrate, perché nel più profondo del nostro cuore avevamo gli stessi affetti che ci legavano.
Anche se te ne sei andata via, per me è come se non mi avessi mai lasciata.
Ti porterò sempre nel mio cuore.
Sarai sempre la mia dolce, piccola, ma grande, AMICA.

Piera Aiello
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