14/04/2009 - Comunicato Stampa: Saltata la copertura di Piera Aiello dopo ben 18 anni a causa di due “giuda” indegnamente nelle forze dell’ordine.
COMUNICATO STAMPA della ASSOCIAZIONE ANTIMAFIE “RITA ATRIA”
OGGETTO: Saltata la
copertura di Piera Aiello dopo ben 18 anni a causa di due “giuda” indegnamente
nelle forze dell’ordine.
La nostra Associazione, come non molti sanno, è
presieduta dalla Testimone di Giustizia Piera Aiello, che con sua cognata Rita
Atria affidò al Giudice Borsellino la sua determinazione di denuncia delle
attività criminose dei suoi stessi familiari.
La vita dei Testimoni dei
Giustizia, lontana dall’attenzione sociale e dai mezzi di informazione (che pur
dovrebbero esserci, sebbene con la discrezione imposta dalla delicatezza delle
loro situazioni e vicende), è resa spesso ancor più difficile e ardua dalla
superficiale disattenzione e dalla inaffidabilità di rappresentanti dello Stato
preposti alla Sicurezza dei Cittadini, quando non direttamente coinvolti negli
stessi programmi di Protezione dei Testimoni di Giustizia.
Oggi siamo tenuti a
rendere pubblica, per espressa volontà di Piera Aiello, che la faticosa
copertura che ha comunque consentito a Piera di ricostruire in questi anni una
sua vita di relazione in località segreta, è saltata per la sprovvedutezza (e
vogliamo sperare non sia per collusione con gli interessi dei suoi potenziali
attentatori, sta allo Stato accertare questa eventualità scellerata) di due
uomini dell’Arma dei Carabinieri, che presumibilmente hanno consentito che le
famiglie mafiose denunciate da Piera Aiello venissero a conoscenza della sua
attuale collocazione territoriale.
Piera, in tutti questi anni, non si è
nascosta come “una serpe sotto le pietre”, ma mentre continuava instancabile la
sua attiva presenza di testimone con Cittadini e giovani studenti, si aspettava
la doverosa riservatezza e tutela dello Stato. Ai non pochi problemi che ha
dovuto fronteggiare in questi anni anche con funzionari del Servizio Protezione,
si aggiunge oggi questa devastante circostanza sulla quale Piera, e noi con lei,
chiediamo un chiaro e severo intervento dello Stato.
Piera si è anche rivolta al
Presidente della Repubblica con una Lettera personale (che renderemo nota solo
dopo la certezza della ricezione) per ribadire la sua fiducia nelle Istituzioni,
il suo affetto per i tanti uomini della sicurezza che hanno condiviso con lei il
rischio della vita per garantirle protezione, ed il suo convincimento che lo
Stato e l’Arma dei Carabinieri (al di là del delicatissimo ed arduo compito di
tornare a costruire condizioni di sicurezza a lei ed ai suoi familiari senza
tornare ad aggredirne la condizione umana e sociale faticosamente ricostruita)
vorranno intervenire esemplarmente e severamente per difendere la propria
dignità istituzionale contro i responsabili di un simile scempio.
Il legale di
Piera Aiello sta studiando le forme opportune di garanzia della sua assistita e
noi confermiamo la nostra disponibilità ad esserle accanto in qualsiasi momento
ed in qualsiasi passaggio di questa ennesima battaglia di dignità umana per una
Testimone di Giustizia, che – vogliamo ricordarlo con forza – è tutt’altra cosa
dai Pentiti e quindi dai Collaboratori di Giustizia.
Preghiamo gli organi di
informazione di non rimanere indifferenti a questo passaggio cruciale di una
persona esposta a rischio mortale oggi ancor più di sempre, per non disertare il
proprio compito di contribuire alla coscienza sociale ed alla passione civile
dei Cittadini di questo Paese. Oggi forse più che mai i riflettori
dell’informazione accesi su Piera (in una maniera più consapevole e non
speculativamente invasiva come purtroppo è già accaduto sempre a Piera) possono
costituire l’unica vera forma di garanzia per la Sicurezza di Piera, cui due
scellerati personaggi delle Istituzioni hanno portato una pesantissima
aggressione di stampo e di effetti terroristici.
Ad oggi, martedì 14 aprile (la
relazione dell’accaduto risale a domenica 5 e a lunedì 6), nessuna notizia.
Piera Aiello lasciata nel limbo dell’incertezza senza che nessun esponente dello
Stato abbia sentito il dovere di fare una telefonata di conforto. Anche se
quella telefonata dovesse arrivare un secondo dopo la diramazione del nostro
comunicato ci sembrerebbe tardiva. Non possiamo nascondere l’ennesima delusione
e l’ennesimo senso di abbandono da parte di quello Stato sempre presente ad
onorare i morti e sempre più assente nello stare accanto a chi oggi resiste da
vivo.
Palermo, 14 aprile 2009 ore 14:15