19/03/2009 - Intervento amaro di Vita Maria Atria alla conferenza stampa del 16 marzo a Roma
Salve. Il 12 febbraio ho affidato un comunicato all'Associazione "Rita Atria" per quanto riguarda alcune cose e la cosa che mi ha fatto male è che questo comunicato non è stato neanche ascoltato. Questo comunicato è stato forse meno importante rispetto ad un film e quindi a questa cosa che per me è atroce. Io questo comunicato ve lo vorrei rileggere
Mi
chiamo Vita Maria Atria e sono la nipote di Rita Atria, Testimone di
giustizia che il 26 luglio 1992, in un estremo atto di resistenza, si è
lanciata dal settimo piano del civico 23 di viale Amelia a Roma. Nel
'92 ero veramente piccola ma nella mia mente i ricordi sono vividi: lo
"zio Paolo" [Paolo Borsellino], la zia Rita, la mamma [la Testimone di
giustizia Piera Aiello] che mi chiedeva di non dire il mio nome, per la
paura e il timore di essere scoperte.
Da quando sono maggiorenne ho
continuato a vivere nell'anonimato e non avevo ritenuto opportuno fare
dichiarazioni pubbliche, affidando il mio impegno e la mia scelta ad un
gesto: essere tra i soci fondatori di una associazione dedicata a mia
zia e lavorare dietro le quinte, anche perché sono una ragazza dalle
poche parole e ho preferito finora stare nell'anonimato per poter
vivere una vita tranquilla e "normale", sempre fino a quando è
possibile.
Oggi, mio malgrado, sono costretta ad affidare
all'Associazione Antimafie "Rita Atria" (anche perché non lo posso fare
direttamente vivendo in località segreta) un comunicato per esprimere
in maniera netta e determinata la mia posizione sul film di Marco
Amenta dal titolo "La siciliana ribelle", stanca di leggere sui
giornali e sui siti web che "è rimasto toccato dalla vicenda", stanca
di veder speculare sulla memoria di mia zia, una ragazzina-donna che ha
avuto il coraggio di credere nei propri princìpi e di fare determinate
scelte, a discapito di se stessa, perché credeva che ci potesse essere
un mondo migliore al di fuori del "suo", un mondo onesto, ma a quanto
pare si sbagliava.
Al signor Amenta vorrei dire che se proprio ci
tiene a mia zia allora perché da 12 anni non restituisce materiale
privato che in buona fede gli era stato affidato per la produzione di
quel film documentario ("Diario di una siciliana ribelle") che per noi
alla fine ha rappresentato l'ennesima prova del fatto che nella vita
interessano solo le vittime morte, persone che hanno servito lo stato e
che ora finiscono nel dimenticatoio o, nelle migliori delle ipotesi,
vengono ricordate solo per scopi che poco hanno a che fare con il fare
memoria in modo disinteressato.
Nonostante il signor Amenta in
presenza di testimoni avesse garantito che "Diario di una siciliana
ribelle" sarebbe stato distribuito esclusivamente all'estero e
nonostante avesse messo per iscritto che nel materiale filmato
contenente immagini private dei miei familiari avrebbe alterato i visi
e, inoltre, avrebbe reso irriconoscibile la voce e l'immagine di mia
madre nell'intervista girata per il film documentario, non ha messo in
atto quanto dichiarato sulla distribuzione esclusivamente estera, e non
ha sufficientemente alterato visi e voci come sottoscritto. Così
facendo ha invece messo in serio pericolo me e mia madre.
Non mi
interessa sapere se la storia di mia zia abbia toccato il signor
Amenta, ma l'amore per una storia, per un impegno civile e morale, si
dimostra con i fatti e non con la ricerca del successo, della gloria,
degli applausi o della fama. Non credo che tutto questo serva a
ricordare mia zia (e soprattutto una trama che è molto lontana
dall'essere la sua storia), ma serva solo per scopi economici e io
questo non lo ritengo opportuno.
Spero che il signor Marco Amenta
comprenda e accetti questa mia decisione, che viene dettata dal mio
cuore e dal profondo amore e rispetto che nutro nei confronti della mia
cara zia e della sua scelta.
Appunto, una scelta di resistenza.
Vita Maria Atria