Come al solito l'on. Mantovano non si sottrae al vizio delle verità fumose. Parliamo nello specifico della risposta data all'interpellanza parlamentare urgente n. 2-00162 dell'on. Di Pietro circa la situazione dei Testimoni di Giustizia in cui sciorina elenchi di cose che spettano ai Testimoni ma dimentica di dire che quei diritti sono tali solo sulla carta. L'on. Mantovano dimentica di dare delle risposte a quella relazione della scorsa Commissione antimafia in cui venivano denunciate tutte le inadempienze dell'ufficio anche negli anni da lui presieduto.
Probabilmente i Testimoni non sono tutti uguali e di certo per l'on. Mantovano persone come
Piera Aiello, Pino Masciari, Ulisse, Antonio Candela, Francesca Inga etc. sono Testimoni poco inclini ad accettare i diritti come favori.
Ma andiamo per gradi... e soprattutto diamo la parola a chi è in grado di smentire tutti i bei propositi raccontati dall'on. Mantovano. Perché in Italia lo sappiamo tutti esistono le leggi a tutela ma c'è chi le calpesta regolarmente sentendosi autorizzato da un potere supremo che non si capisce da chi gli sia mai stato conferito.
La parola a Piera Aiello:On. Mantovano, innanzituuto desidero informarla che non siamo per niente "ben lontani" da quando c'era l'Alto Commissariato, perché siamo certi che Rita Atria si sarebbe uccisa anche oggi. Non è cambiato il trattamento umano (siamo sempre oggetti da "gestire", se lo ricorda il nostro non certo sereno colloquio in Commissione? Se lo ricorda? Cercai di spiegarle le nostre difficoltà e lei mi rispose che la Commissione non era un centro di ascolto. Se lo ricorda di quando le chiesi con che metro di valutazione venissero liquidati i Testimoni e le dissi che ero disposta a portarle degli esempi concreti di Testimoni liquidati dal suo ufficio con benefici che mai la sottoscritta ha avuto il piacere di godere? Si ricorda la sua risposta? Purtroppo non la posso scrivere perché non l'avete verbalizzata e non ho le prove anche se ho i testimoni (per esempio il mio avvocato).
Le risponderò per gradi.Lei dice per esempio: "Segnalo che i testimoni di giustizia hanno accesso a mutui agevolati senza dover prestare garanzie, in virtù di una convenzione stipulata con un importante istituto bancario e questo non accade per i collaboratori. Hanno facoltà di chiedere allo Stato l'acquisizione, a prezzi di mercato, dei beni che lasciano nella località di origine se si sono trasferiti, e anche questo non accade per i collaboratori"
Di questa legge io ne ho usufruito in parte, cioè avete predisposto la concessione del mutuo ma al momento non avete ancora trovato (per difficoltà a me sconosciute) le modalità per erogarmelo (cioè fumo).
E dice anche: "Dall'approvazione della legge 13 febbraio 2001, n. 45 si è molto lavorato sul terreno del reinserimento socio - lavorativo del testimone, nella consapevolezza che esso non può prescindere, così come prescrive la legge, dal tenore di vita e dal tipo di attività che ha preceduto l'ingresso nel programma di protezione.
Il discorso è relativamente più agevole quando il testimone, in precedenza, aveva svolto un lavoro autonomo, per esempio aveva gestito un esercizio commerciale o aveva condotto una azienda, mentre presenta aspetti più problematici nelle ipotesi in cui l'attività antecedente alla deposizione era alle dipendenze dei privati, ma anche da questo punto di vista si è lavorato per reinserire chi aveva questa condizione pregressa. La trattazione dei singoli casi riguardanti i testimoni è avvenuta e avviene col coinvolgimento attivo degli stessi interessati ai quali è chiarito, nel corso delle audizioni svolte in commissione, che non devono in alcun modo in sentirsi controparte rispetto allo Stato, bensì protagonisti delle scelte relative al proprio futuro, contribuendo in modo propositivo alla formazione delle decisioni che li riguardano. Le audizioni, peraltro, permettono alla commissione di avere l'esatta cognizione della condizione dei testimoni di giustizia e quindi di poter adottare i provvedimenti ritenuti più aderenti alla soluzione dei problemi rappresentati.
Sui testimoni giochiamo una partita difficile: quella della credibilità delle istituzioni nella lotta la criminalità. La garanzia di un adeguato futuro ai testimoni e alle loro famiglie è in grado di incoraggiare altri a non avere remore nel riferire quanto è a propria conoscenza alle forze dell'ordine e all'autorità giudiziaria. Obiettivo primario, peraltro, è consentire il più possibile, se ovviamente il testimone lo desidera o lo chiede, la permanenza nel luogo di origine attraverso adeguate misure delle quali, in ogni caso, va sempre verificata la possibilità"
Da queste sue frasi ho capito che io non sono una Testimone perché di tutte le belle cose da lei scritte io, mia figlia e la mia famiglia (mio padre non lavora più da quando io ho testimoniato) non ne abbiamo vista nemmeno l'ombra. E' vero, lei ha cercato di coinvolgermi ma il mio ruolo è sempre stato passivo: lei decideva ed io dovevo dire sì. Scusi ma io ho un'altra idea di "partecipazione" e di democrazia.
Insomma, onorevole Mantovano, lei può raccontare tutto quello che vuole nelle risposte alle interpellanze ma le propongo di dire le stesse cose in un dibattito parlamentare in cui invitate i Testimoni di Giustizia che si sentono calpestati, offesi e annullati dalla vostra arroganza e incompetenza. Io sono disponibile al confronto sia pubblico che nelle sedi istituzionali.
Dal mese di agosto aspetto di essere convocata in Commissione per parlare della mia vita. Io non esisto come Piera Aiello per voi e per lei. Mi dice che non esisto ma mi notifica le comunicazioni con le mie vecchie generalità (l'ultimo documento che mi è pervenuto sull'argomento è lo stralcio del verbale di riunione del 10 settembre 2008 - Ministero degli Interni). Da anni sto aspettando che la mia casa venga acquistata come recita la legge e voi mi avete offerto una cifra che umilia i sacrifici miei e di tutta la mia famiglia. In tutti questi anni nessuno di voi si è mai chiesto come ho fatto a sopravvivere. Ho mantenuto mia figlia agli studi e ho cercato di parlarle del senso dello stato nonostante lei stesse subendo sulla propria pelle i soprusi del potere.
Io non attenderò a lungo la convocazione, 17 anni sono troppi, io non mi sono uccisa perché accanto a me ho avuto i SICILIANI e gli ITALIANI VERI. Ma io mi sono salvata perché Rita si è uccisa e quella morte deve pesare sulla coscienza di tutti coloro che si definiscono per me impropriamente
"Stato". Finisco dicendole che non riuscirete a far morire Piera Aiello perché la storia e la vita delle persone non si eliminano con un atto amministrativo. Lei una volta sosteneva che i Testimoni devono andare nelle scuole... devo desumere che parlava solo di quei Testimoni che lei ritiene "opportuno" vadano.
Io andrò ancora nelle scuole e niente e nessuno potrà fermare la mia voglia di gridare che sono Piera Aiello, nata a Partanna e soprattutto DONNA LIBERA.