Rita Atria
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Nadia Furnari racconta Sandro Marcucci

Ho scritto questo documento ben 14 anni fa... non è cambiato nulla se non una vittoria dell'oblio sulla memoria. Molti di coloro che dopo la morte di Sandro non si davano pace tanto che rivendicare giustizia era la priorità assoluta...oggi si avvalgono dell'alibi dell'impotenza per rimuovere persino dalla memoria privata il nome di Sandro Marcucci e di Mario Ciancarella.
Ho conosciuto Sandro nel novembre del 1991. Abbiamo avuto poco tempo perché il 2 febbraio del '92 il suo piper ha preso fuoco schiantandosi al suolo. Sandro sentiva che ormai era giunto al capolinea, nella mia memoria l'immagine di una mano che si allunga verso la mia per donarmi un cioccolattino come segno di affetto. L'ho mangiato subito ed è dolce il ricordo di quell'ultimo sorriso.

Catania 16 dicembre 2006

                                                                              Nadia


Pisa...14 anni fa.


"Dare voce al Silenzio degli Innocenti; la Voce di San Giusto; Rivalutazione. " Sulle spalle di Sandro la responsabilità di un silenzio che lo avvolgeva totalmente. La responsabilità di chi sa e non può fare a meno di divulgare. Sandro dava voce agli innocenti parlando attraverso la sua storia e quella di altri uomini a noi sconosciuti prima di allora. La Voce come strumento indispensabile e insostituibile per non dimenticare le infinite nefandezze che si consumano nei confronti della giustizia agendo su di essa attraverso gli "Innocenti". Per dare voce alle 38 vittime del monte Serra, per dare voce alle 81 vittime di Ustica; per dare voce a tanti, troppi innocenti, aveva fondato un'associazione: "La Voce di San Giusto ".
A far parte di quet'ultima aveva chiamato suoi ex colleghi. Colleghi di quell'aereonautica che l'aveva tanto affascinato ma che gli aveva fatto troppo male tradendo le sue passioni, tradendo le aspettative dell'uomo che voleva mettersi al servizio della gente. Le forze armate come mezzo di protezione, come istituto democratico. Così dopo tanto riflettere è nata la frase simbolo di una analisi orientata fortemente alla ricerca incondizionata della verità per rendere giustizia agli uomini che si celano dietro quel "Silenzio". La giustizia e le leggi che la gestiscono come base. Ma ad avere leggi è solo il diritto oggettivo, non c'è una legge che impone alle coscienze di parlare, di emettere quel suono laringeo che irrompe nel cuore e nella mente della società civile soffocando il cinismo e l'oblio. Sandro non si è mai stancato di parlare. Emetteva suoni pericolosi, parlava di quella gente che aveva infangato il nome di un istituto dove prima di tutto occorreva essere uomini, dove prima di tutto bisognava considerarsi cittadini. All'assemblea costituente dell'associazione "la Voce di San Giusto" , Sandro aveva affidato all'amico e compagno di lotta Mario Ciancarella, il difficile compito di stilare una relazione che racchiudesse nella sua totalità e universalità la pienezza del valore che le si voleva attribuire: "Rivalutazione nel metodo della memoria e ricerca storica”. Ma cosa significa? Una frase che traduceva e traduce tuttoggi un obiettivo impegnativo, coraggioso. Il coraggio, una richiesta che Sandro faceva soprattutto ai suoi colleghi ma che noi oggi sentiamo rivolta alla totalità degli uomini e delle donne che crede nella Libertà (in ogni sua forma ed espressione). Mario nella sua relazione dice: “Sandro ha pensato con entusiasmo ed ha realizzato con passione e determinazione questo momento […] Le stesse caratteristiche di totalità che avrebbero richiesto a lui come a tutti noi i valori di trasparenza, lealtà, professionalità giustizia e verità […] Per un rinnovamento democratico delle forze armate, per una loro adesione costituzionale finalmente a garanzia del popolo e delle sue istituzioni.” Chi meglio di Mario, l'amico di sempre, colui che condivideva in silenti scenari "le attese, le speranze, le gioie, le delusioni ", poteva esprimere con sincera obiettività il travaglio, la speranza di rinascita di un istituto tradito nei contenuti. Come valori di base: la trasparenza, qualità insostituibile per rendere visibili agli occhi di tutti le azioni, per rendere visibile l'agire, il metodo; la lealtà come espressione di odio nei confronti delle finzioni e dei tradimenti; la professionalità per svolgere correttamente e con competenza un ruolo che non poteva lasciare spazio a esemplificazioni; giustizia e verità due parole che non hanno bisogno di alcun commento, un messaggio a tutte le coscienze civili. Mario continuava dicendo: I prezzi li conosciamo in tanti: la tensione con se stessi, lo sconcerto personale di fronte alla inattesa e sconsiderata risposta degli occupanti del potere, la insindacabile e violenta protervia di una persecuzione costruita con metodo e falsità, l’umiliazione, il carcere a volte. Le lacerazioni familiari. Fino alla cosa più sconvolgente e devastante: lo sguardo terribile dei figli, impossibilitati a capire, umiliati e carichi di vergogna, deprivati improvvisamente di prospettive e possibilità. Combattuiti, in silenzi laceranti, tra l’orgoglio per i loro padri ed l risentimento per gli anaccettabili prezzi pagati dalla famiglia. La forse insanabile frattura, fra loro, tra i valori sentiti come veri, ed i costi, sentiti come ingiusti ed insopportabili. Ferite che, in loro, no sappiamo se, come e quando potranno mai rimarginarsi. Il rapporto valori- costi, sempre più piccolo sempre più insostenibile da chi ti sta accanto, un rapporto drammatico che i figli imparano a conoscere fin da piccoli, che le mogli imparano a metabolizzare col tempo. Un sacrificio troppo alto per non lasciare spazio a rispettabili esasperazioni. Un sacrificio dovuto però alla giustizia, in nome della verità. Discorsi per tanti troppo ideologici, ma nulla è più concreto della qualità di ciò che è conforme alla realtà, nulla è più concreto della virtù per cui si dà a ciascuno ciò che è dovuto. Le lacrime troppo spesso celate, la sicurezza troppe volte sostenuta per non incentivare il sacrificio per non rendere quel rapporto, sempre più infinitesimale. ”Fare memoria non è certo rivendicare. Non è rilanciare parole d’ordine passate, e mai consegnate. Non è ricordo mesto, tanto meno nostalgico. Non è attesa di rivincita ed ansia di riscatto. Non è creare ed alimentare miti. Non lo è anche se tanta e tanta falsità e corruzione tenderebbero in questo senso. Ma non lo è. Anche se le parole sbigottite ed incerte di ministri, defraudati per anni della verità e della lealtà – divennero tuttavia in certo qual modo corresponsabili della falsità ammannite dal popolo – ci spinferebbero a chiedere: ma allora eravamo davvero dei malfattori, i destabilizzatori, i sediziosi? O non piuttosto coloro che così ci descrissero? Gli stessi, che a voi, uomini della politica, contemporaneamente mentivano? E non ci sembra giusto per la dignità della politica che uomini che hanno rivestito ruoli e funzioni di garanzia del popolo, godendone gli onori ed il privilegio, possono cercare oggi di dissociarsi dalla responsabilità di un controllo e una coscienza che, quant’anche traditi dai propri collaboratori, competono alla funzione rivestita![…]” La rivalutazione non è quindi una mera riconoscenza delle propie ragioni, rivalutare non è sentirsi dire: "avevate ragione". Rivalutare ha un significato più completo, significa entrare nella universalità del metodo della ricerca della verità e giustizia. Tutto ciò sembra non essere così lampante ed immediato, ma nulla è espressione naturale dell'immediatezza, tutto ha una storia, un sentiero e quindi una partenza. ”Rivalutare non è quanto detto finora. Quelli illustrati possono essere gli scenari ‘alti’, di una consapevolezza storica e politica con i quali alcuni possono essere chiamati a misurarsi per scelta, per competenza, per funzione, o …per caso, quando si percorrono stade di democrazia senza orizzonti e limiti precostituiti.” Ecco il punto: strade senza orizzonti, senza limiti, probabilmente neanche la paura, la sofferenza di chi ti sta accanto. Un valore sopra tutto: la Verità. Non si tratta di irresponsabilità o di egoismo. No. Si tratta di quei valori per i quali uomini e donne , ancora oggi, vengono uccisi. Non esiste la piccola e grande giustizia, esiste solo la giustizia. Che differenza c'è tra il piccolo commerciante ucciso per non avere pagato il pizzo e il grande magistrato ucciso per " eccesso di zelo " ?. Nessuna. Entrambi sono spinti dalla medesima forza, dalla medesima paura, sorretti, però, dalla spinta democratica dell'agire e dell'essere. La coerenza in ogni direzione, il diritto soggettivo, quello senza leggi formali, autoregolato dalla prorpia coscienza. Non sarebbe corretto imporre alla storia gli stessi giudizi che avvertiamo a livello personale. Si tratta allora di comprendere che cosa e come ricordare per scegliere un futuro sapendo stare di fronte alla propria storia. Ritrovare una memoria storica è il processo inverso all'oblio che ci rende ignoti a noi stessi perché nasconde le nostre radici. Memoria storica come processo di liberazione. Nulla, neppure la morte chiude la storia degli uomini. Tanto meno i provvedimenti che neghino tempi e possibilità di conclusione ad una indagine poilitica. Tanto meno i provvedimenti di grazia del potere, che restituiscono una improbabile dignità ad avversari nutriti dal medesimo cinismo realistico, e cercano di sotterrare definitivamente il grido di oloro che resistettero al fascino della violenza, preferendo subirla piuttosto che negare i propri valori. E per questo divennero vittime del potere e dei suoi antagonisti, entrambi adusi all'utilizzo del terrore. Per non riscrivere la storia di uno qualsiasi degli altri anonimi compagni di ventura sparsi in tutta Italia, servirà non solo a conoscere i fatti, a cercare di dare nomi e volti e date a questi 'novelli militi ignoti', ma attraverso le storie ed i fatti, ed i nomi e i volti e le date, a scoprire uno stile di vita. Porsi delle domande e cercare instancabilmente delle risposte. Rivalutare è saper ricordare per riconoscere i valori e guardare avanti, consapevoli di aver contribuito,come il seme che muore, alla pianta che cresce. Tuttavia, solo gli avidi, che sanno esclusivamente raccogliere, non si preoccupano di conoscere la storia del seme e non sono consapevoli che sempre, bisognerà tornare alla fatica dell'arare la terra, e tornare a seminare ancora, per rinnovare la speranza del raccolto e la gioia della messe che nasce." Silenzio, oppressione, microstorie, ignoti, memoria storica indagine politica, cosa e come ricordare. Non sono parole, dietro ad esse molto di più, in esse la lotta, la resistenza ad un apparato ormai modellato dalla distorsione del potere e della mentalità sociale. Una società che preferisce l'oblio alla memoria. "Neppure la morte chiude la storia", niente di più vero. Non potrà la morte fisica annullare le idee, gli ideali di vita. Gandhi diceva che " la virtù di un ideale consiste nel suo essere senza confini. Sono irraggiungibili per gli imperfetti esseri umani, tuttavia, anche se possono darci l'impressione, sconfinati come sono, di allontanarsi sempre più da noi, più insistiamo e più si fanno vicini, più vicini delle nostre stesse mani e dei nostri piedi, perché siamo più certi della loro realtà e verità che della nostra esistenza fisica. Soltanto questa fede nei propri ideali costituisce la vera vita, anzi, il nostro tutto. Possiamo cadere e incespicare, ma ci rialzeremo; l'importante è che non fuggiamo via dalla battaglia". Siamo partiti da Sandro, dalla sua vita, dalla sua storia, dal suo progetto: "dare voce al silenzio degli innocenti ", per camminare verso una convergenza di percorsi che nella loro diversità hanno un unico comune denominatore: la ricerca della verità e la richiesta di giustizia compiuta. Siamo partiti da Sandro, ma in altre situazioni, in altre luoghi saremmo potuti partire da altre storie simili o totalmente differenti. Partenze che spesso sono dovute a punti di non ritorno: la morte di un familiare, di un amico, del magistrato in cui avevi rivolto tutte le tue speranze. Ma è giusto aspettare un punto di non ritorno per difendere quei valori che nonostante la loro universalità oggi rischiano di essere messi al bando? No. Non è giusto, ed è per questo che non possiamo aspettare altre tragedie personali o sociali per dare voce al silenzio degli innocenti, un silenzio che non deve essere rotto per vendetta, ma per il senso di giustizia. Proprio questo valore non consente la creazione di categorie di dolore e di vittime. E' una vittima il bambino che sotto ai nostri occhi indirettamente complici, muore di fame, e si chiede perchè?. E' una vittima dell'ignoranza e dell'egoismo il tossicodipendente, l'ammalato di aids, gli omosessuali e tutte quelle categorie di cittadini non riconosciute dal bigotto conformismo sociale. Anche loro si chiedono: perchè?. Si tratta comunque di voci, forse le più silenziose. Diritti negati. Partendo da Sandro per udire, al di la' del rumore quotidiano che stordisce il cuore e la mente, altri silenzi, anche i piu' lontani quelli cioè che geograficamente non sono a noi vicini; i più impensati, quelli che gridano dagli angoli più bui del mondo. Silenzio e voce apparente contraddizione ma entrambi simboli peculiari di Verita' e giustizia.

Nadia Furnari


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