Questi testi sono tratti dal libro che noi dell'Associazione Rita Atria e il Comitato per la Pace e il disarmo unilaterale di Messina abbiamo scritto nel 1997: "Graziella Campagna,17 anni,vittima di mafia Storie di trafficanti, imprenditori e giudici nella provincia dove la ‘mafia non esiste’." -Libro ristampato da Armando Siciliano Editore.
Il processo di primo grado si è concluso l'11 dicembre del 2004. La Corte di Assise di Messina ha condannato i mafiosi palermitani Gerlando Alberti jr. e Giovanni Sutera per l'esecuzione materiale dell'assassinio. Franca Federico (titolare della lavanderia) e Agata Cannistrà (collega di Graziella) per favoreggiamento.
Il processo di appello si è concluso confermando la sentenza di primo grado per Alberti e Sutera mentre alle due donne è stato declassato il reato a favoreggiamento semplice...che quindi ha goduto di prescrizione e quant'altro. Hanno detto che Graziella ha avuto giustizia. Non siamo d'accordo! Non sono mai emersi i mandanti e le complicità istituzionali che hanno coperto i latitanti. A volte le esigenze di copione impongono di "accontentarsi", noi, da perfetti corridori contro corrente continueremo a raccontare la storia di Graziella come una storia con una giustizia parziale ...
Ringraziamo Chi l'Ha visto, le scuole di Milazzo, Barcellona P.G., Santa Lucia del Mela, di Villafranca, Saponara e Messina. Grazie a tutti coloro che hanno lottato per la rapertura del processo. Presto pubblicheremo le immagini di quel periodo perché per Graziella Campagna la società civile si è mobilitata. Eccome! Si è mobilitata con grandi rischi e soprattutto con gradi conseguenze. Nonostante tutto. Grazie a Nino Caponnetto, Luigi Ciotti (la Regione Sicilia ha riconosciuto Graziella Vittima di mafia nel 2004 ... Libera lo ha fatto nel 1996), Rita Borsellno, Padre Gregorio Battaglia, Franca Imbergamo, Vittorio Teresi, Felice Lima, Pina Grassi, Emilia Midrio Bonsignore, Michela Buscemi, Ugo Colonna, Mario Ciancarella... grazie a Dario Russo ad Antonio Mazzeo a Luciana Di Geronimo e a tutti i milazzesi che ci sono stati accanto. Grazie al Capitano Piermarini per averci fatto credere nello Stato. Grazie ai ragazzi dell'Associazione (oggi donne, oggi uomini) per aver creduto senza se e senza ma. Grazie a loro per aver sopportato la verità alterata e soprattutto li ringraziamo adesso, più che mai. per tollerare una "verità rubata". (Nadia Furnari) . Come abbiamo scritto prima i mandanti dell'omicidio non sono sottoposti ad alcun processo in quanto devono essere ancora trovati.... Ma Pasolini insegna e noi sappiamo... ma non abbiamo le prove.
Dal capitolo 1.
Storia di un delitto ...
Luglio 1985. Graziella, passando davanti alla lavanderia “La Regina” di Villafranca Tirrena (ME), vede un’offerta di lavoro come aiutante. Per Graziella, che aveva deciso di non continuare gli studi dopo la licenza di scuola media inferiore, è un’ottima occasione per iniziare a guadagnare qualche soldo e contribuire così al sostentamento della famiglia.
Per raggiungere Villafranca, Graziella prende l’autobus al mattino e ritorna la sera. In famiglia vivono questa sua prima esperienza fuori casa con un po’ di apprensione, ma convinti della serietà e della serenità con cui Graziella affronta questa opportunità di lavoro.
La lavanderia è frequentata abitualmente dall’ingegnere Eugenio Cannata e dal suo amico Giovanni Lombardo, due persone in apparenza cordiali e dai modi amichevoli e confidenziali. Un giorno, fine novembre - primi di dicembre 1985 (la data non è mai stata stabilita perchè nessuno ha mai pensato di sequestrare i registri della lavanderia, n.d.r.), l’ingegnere Cannata porta in lavanderia degli indumenti sporchi tra i quali una camicia. Graziella, mentre espleta le normali procedure di controllo della biancheria, trova nel taschino della camicia un portadocumenti di plastica con dentro la foto del Papa e un’agendina contenente dati personali dell’ingegnere. Così, chiama la collega Agata Cannistrà (cognata della titolare), la quale le strappa dalle mani il portadocumenti.
L’8 dicembre 1985 il Cannata e il Lombardo, a bordo di una Fiat Ritmo rubata a Milano, vengono fermati da una pattuglia dei Carabinieri, in località Orto Liuzzo (a pochi chilometri da Villafranca). Il Cannata consegna i documenti (falsi) mentre il Lombardo dice di non aver documenti e consegna ai carabinieri il libretto di circolazione intestato ad un certo Fricano Rosario, dichiarando:
<<Non si preoccupi sulla nostra identità può rassicurarla anche il maresciallo (dei carabinieri, ndr.) di Villafranca, Giardina, con cui siamo amici>>
Mentre i carabinieri fanno il controllo di routine sull’identità dei fermati, vengono distratti dal sopraggiungere ad alta velocità di un’automobile; il Lombardo e il Cannata approfittano dell’evento e riescono a dileguarsi.
I carabinieri successivamente scopriranno che l’ingegnere Cannata, in realtà, è il pericoloso latitante della mafia palermitana Gerlando Alberti Junior, mentre il Lombardo è in realtà il latitante Giovanni Sutera.
A Villafranca molte persone conoscono l’ingegnere Cannata (Alberti) e il Lombardo (Sutera); infatti, è loro abitudine intrattenere rapporti cordiali con professionisti, uomini delle istituzioni, imprenditori, ....un’integrazione a tutti gli effetti nel tessuto sociale di Villafranca.
Il 9 dicembre 1985, Graziella torna a casa e racconta alla madre che Agata Cannistrà, qualche giorno prima, le aveva strappato dalle mani l’agendina trovata nel taschino della camicia dell’ingegnere Cannata.
Graziella lo racconta come un fatto strano: evidentemente quel pomeriggio è successo “qualcosa”.... Graziella sicuramente ignora la gravità del suo ritrovamento. La madre lascia scivolare la notizia considerando il fatto come uno dei tanti episodi, assolutamente normali, che possono accadere lavorando in una lavanderia.
In un giorno non ancora precisato Gerlando Alberti si accorge, mentre si trova dal barbiere Giuseppe Federico (fratello della titolare della lavanderia), di non avere più il portadocumenti con sè, così realizza con immediatezza che può averlo dimenticato nella camicia portata a lavare. Manda Giovanni Sutera in lavanderia. Questi torna dopo pochi minuti dicendo di non aver trovato nulla. Gerlando Alberti si precipita in
lavanderia per chiedere conto della presunta scomparsa del portadocumenti. La proprietaria gli fa notare che è stato rinvenuto solo un portadocumenti con dentro l’immagine del Papa. L’Alberti, a questa notizia, palesa molto nervosismo e getta con rabbia il portadocumenti sul bancone della lavanderia.
Il 12 dicembre 1985, Graziella, come al solito, esce dalla lavanderia alle ore 19.45 per andare a prendere l’autobus. Mentre attende alla fermata passa un conoscente, Francesco Giacobbe, che le offre un passaggio.
Graziella, persona estremamente riservata e schiva, non lo accetta. Il giovane percorre pochi metri con la macchina, poi si ferma al distributore che dista pochi metri dalla fermata dell’autobus. Pochi istanti dopo passa l’autobus e il giovane Giacobbe non vedendo più Graziella pensa che sia salita sulla corriera. Graziella non farà più ritorno a casa.
Il corpo di Graziella verrà trovato presso Forte Campane (località Musolino - comune di Villafranca), barbaramente sfigurato da 5 colpi di fucile a canna mozza.
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