Memoria... Nunzio di Francesco

a cura di Domenico Stimolo

 

Nunzio Di Francesco

Il partigiano sopravvissuto al lager di Mauthausen

 
 

XVIII l patria indipendente l 30 ottobre 2011

 

Nunzio di FrancescoIl 21 luglio improvvise complicazioni hanno piegato il vigore umano di Nunzio Di Francesco, ottantasettenne, nativo e residente a Linguaglossa (Catania): il partigiano “Athos”, sopravvissuto agli immani assassini consumatisi nel lager nazista di Mauthausen.

Nunzio, componente storico e dirigente dell’ANED nazionale, presidente dell’ANPI provinciale di Catania e presidente onorario dell’Istituto siciliano per la storia dell’Italia contemporanea “Carmelo Salanitro” (Issico), ha rappresentato da sempre, nell’area del catanese e della Sicilia tutta, la memoria vissuta, attiva e propositiva, dei valori della Lotta di Liberazione dal nazifascismo fondativi della nostra Repubblica, e degli orrori nei campi di sterminio.

Dall’aprile 1943, giovane diciannovenne, si trovava militare aggregato al V Artiglieria “Superga”, a Venaria Reale (Torino). Con l’armistizio dell’8 settembre e lo sbandamento dei reparti militari italiani, Di Francesco, dopo un breve periodo trascorso come ospite di una famiglia di contadini già dall’ottobre del 1943 si aggrega alle prime formazioni partigiane della zona, con il nome di “Athos”, inserito nella IV Brigata Garibaldi, comandata da “Barbato”, il siciliano  Pompeo Colaianni, successivamente diventato comandante dell’8ª Zona militare in Piemonte.

Per quasi un anno nell’area piemontese, nelle alterne vicende di attacchi partigiani e offensive delle forze nazifasciste, svolse un fattivo ruolo di combattente per la libertà, in particolare in Val Varaita e Val Maira.

Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1944 le formazioni partigiane attive nell’area della Val Girba furono attaccate da preponderanti forze nazifasciste. “Athos”, preso prigioniero, fu portato nel carcere di Saluzzo da dove il 16 dicembre, assieme ad altri partigiani prigionieri, fu trasferito nel lager di Bolzano. L’8 gennaio 1945 con il XIII trasporto che “conteneva” 501 persone (sopravvissute in 47) fu deportato nel campo di sterminio di Mauthausen.

Scrive nel suo libro “Il costo della Libertà, memorie di un partigiano combattente superstite di Mauthausen e Gusen II”:

«Non conoscevamo la nostra destinazione, sapevamo soltanto di essere nelle mani di un mostro che con notevoli capacità tecniche ed organizzative riusciva a pianificare lucidamente i delitti e le torture più efferate. I prigionieri furono spinti a frustrate sui carri e in ognuno di essi ne venivano stipati cinquanta; poi di nuovo la conta ed ulteriori controlli, infine la chiusura dei carri e il sigillo».

Poi, il 5 maggio 1945, la liberazione del lager e, all’inizio di ottobre del 1945, il ritorno a Linguaglossa. Per intraprendere un nuovo percorso di vita.

In tutti i pubblici consessi sociali che caratterizzarono la sua fattiva azione è stato sempre un vigoroso rappresentante civico e democratico dei valori della democrazia duramente riconquistata.

Per molti anni, nel dopoguerra, come dirigente sindacale della FederTerra CGIL, fu in primo piano nel catanese nella guida delle lotte dei lavoratori bracciantili per la riforma agraria e il riscatto umano e sociale, contro lo strapotere e lo sfruttamento dei latifondisti. Il suo impegno continuò poi nella costruzione e nella gestione di cooperative vitivinicole nell’area di Linguaglossa.

Per molti decenni il suo impegno civile prioritario è stato dedicato a “raccontare” ai giovani e agli studenti delle scuole, in tutta la Sicilia e nel Sud, le motivazioni che portarono tanti uomini e donne a combattere il nazifascismo durante la Lotta di Liberazione. Di carattere schivo tendeva a non raccontare gli orrori direttamente subiti nel lager di Mauthausen. Preferiva, per lo più, calarsi nei panni degli altri, riportando ciò che vide in quei luoghi dove fu cancellata qualsiasi pur minima forma di rispetto della vita altrui.

Fu imperterrito propugnatore della difesa dei valori supremi della pace contro la guerra, e strenuo difensore dei valori della nostra democrazia, mai a priori garantita per sempre. A questi suoi incontri di “educazione” sulla Memoria della deportazione e sulla Resistenza hanno partecipato decine di migliaia di studenti, sempre con grande attenzione e stima. Gli ultimi, di rilievo, il 30 aprile presso il Liceo Classico “Mario Cutelli” in occasione del Premio Carmelo Salanitro – martire antifascista catanese ucciso a Mauthausen il 24 aprile 1945 – da lui direttamente incontrato nel lager, e il 5 maggio all’IIS “Enrico Mattei” di Avola (SR) nell’anniversario della liberazione del campo di sterminio di Mauthausen, per la presentazione del “Quaderno di storia” Filo della Memoria, intervista a Nunzio Di Francesco. Il suo ultimo intervento pubblico è stato il 2 giugno a Nicolosi (CT) in occasione della costituzione della sezione ANPI.

Lo ricordiamo con immenso senso di affetto e di stima civile e democratica. Un generoso combattente per la libertà che contribuì a riportare la democrazia nel nostro Paese.

Per le esequie un folto corteo di parenti, cittadini, amici e compagni di Nunzio, di iscritti ANPI e ANED, provenienti da Catania e da altre località, ha accompagnato la salma verso la Chiesa Madre di Linguaglossa (CT), dove si è svolto il funerale.

Sulla bara, coperta dalla bandiera italiana, il suo “fazzoletto” di deportato, assieme a quello dell’ANPI, ed a una copia della Costituzione Italiana.

Dopo la funzione religiosa, officiata da Padre Barbarino, la sua memoria è stata onorata da alcuni brevi interventi di Santina Sconza (ANPI), Rosario Mangiameli (Issico), Domenico Stimolo (ANED), Rosa Maria Vecchio (Sindaco di Linguaglossa), Giuseppe Mazzaglia (assessore di Nicolosi, parente di Filippo Mazzaglia martire della Resistenza), on. Giovanni Burtone (figlio del partigiano di Militello, Giuseppe Burtone, deceduto nel 2009).

All’uscita della bara, il “viaggio” di Nunzio è stato accompagnato dal corale canto di “Bella Ciao”.

(ANED e ANPI Catania)

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