Mauro Rostagno

Udienza del 15 giugno

Il generale sbaglia i nomi

Di Rino Giacalone

Ha chiesto di testimoniare per primo perchè ha l'aereo e deve partire per le 13, il generale dei carabinieri Nazareno Montanti che nel 1988 a Trapani comandava il reparto operativo dell'Arma è tornato a sedere davanti alla Corte di Assise che sta processando per il delitto Rostagno il capo mafia VIncenzo Virga e il killer Vito Mazzara. Montanti già sentito aveva dimenticato di dire che Rostagno prima di esere ucciso, a febbraio 1988 era stato sentito a propèosito della presenza della loggia massonica Iside 2, una loggia coperta dove erano scritti mafiosi, politici, colletti bianchi, professionisti, funzionari di Questura e prefettura. Montanti su delega della Procura di Trapani affiancò la Squadra Mobile che aveva scoperto la loggia coperta nel lavoro di riscontro. Nonostante il rapporto che il teste è stato autorizzato a consultare ha clamorosamente sbagliato sui nomi,il gran maestro Grimaudo l'ha presentato come Giraudo dicendo che lavorava come ragioniere al Comune, quando invece Grimaudo è un professore, ha anche sbagliato sul nome delle logge, e sulle pagine da consultare nonostante le indicazioni del pm Francesco Del Bene che lo sta interrogando......

Verso la sospensione

Di Rino Giacalone

Il processo è sospeso per dare modo alla difesa dell'imputato Virga di prendere visione del rapporto presentato dai carabinieri a proposito della loggia massonica Iside 2. Se la difesa darà il consenso, verrà interrotto l'interrogatorio del generale Montanti che nella sua deposizione ha anche dimenticato come si chiama la loggia coperta, notoriamente conosciuta come Iside 2, ma lui non ricorda......

 

Udienza ripresa, i ricordi vaghi del generale

Di Rino Giacalone

"Tutti ci stanno accusando, noi eravamo in 15, uno con il cancro allo stomaco, avevamo un'auto, dovevamo occuparci di intercettazioni". Il generale perde la pasienza e si difende indicando lo scarso numero di investigatori a sua disposizione. Viene richiamato dal pm e dal presidente a non fare considerazioni. La testimonianza del generale Montanti è a proposito di un verbale che lui nella precedente udienza in cui è stato sentito ha dimenticato di citare, che è relativo ad una audizione di Rostagno a proposito della loggia massonica Iside due, la loggia coperta frequnetata da mafiosi e colletti bianchi della provincia. Ancora oggi ha ripetuto che non aveva conoscenza di quel verbale, non lo conosco ha detto, non ricordo se sono stato informato, la trasmissione alla Procura non sarebbe stata curata da lui, ma direttamente da chi ha sentito Rostagno. Un generale oberato di lavoro che rientrava a casa, ha sottolineato, dopo le 22,30, non vedeva i tg, non conosceva il contenuto degli interventi di Rostagno in televisione, ma ha anche detto che gli attacchi allaloggia coperta non arrivavano solo da Rostagno ma anche da altri giornalisti. Il processo è ripreso con questa accalorata testimonianza del generale che ad un certo punto ha cercato di porre una domanda al pm che adesso lo sta sentendo, Gaetano Paci, cosa che ovviamente è stata rispettosamente stoppata.Paci adesso gli sta chiedendo come mai escluideva la pista mafiosa per il delitto, addirittura nel rapporto c'è scritto che gli interventi giornalistici di Rostagno non potevano essere origine del delitto. E allora il pm chiede come mai escludendo quella pista, Rostagno sia stato sentito proprio sui suoi interventi giornalistici. A questa domanda il generale ha risposto che non ha mai saputo che Rostagno è stato sentito dai suoi uomini. Il comandante del nucleo oeprativo dell'Arma ha ammesso che attività investigative venivano condotte senza che lui ne avesse conoscenza. Ma allora cosa comandava chiede il pm, e il generale, serafico, il nucleo operativo dell'Arma....


Un rapporto incompleto

Di Rino Giacalone

Si riscalda l'atmosfera nell'aula bunker di Trapani, il pm Paci contesta che il rapporto sul delitto Rostagno inviato alla magistratura a firma del generale Montanti risulta mancare di una serie di allegati, come gli interrogatori di Rostagno e altri verbali investigativi. Il pm chiede come mai questo è avvenuto, ma il generale non riesce a dare alcuna spiegazione. "C'è una discarsia tra il patrimonio investigativo raccolto all'epoca e quello rappresentato all'autoirtà giudiziaria", il pm Paci è fermo nel porre la questione all'ex comandante del niucleo operativo: "Io ricordo che il rapoorto investigativo non era legato al delitto Rostagno, ma all'indagine sulla loggia coperta del circolo Scontrino". Insomma atti che sarebbero potuti servire a delineare il quadro del delitto, sarebbero finiti in altri fascicoli. Evidenti sono comunque le contraddizioni tra la precedente testimonianza e quella attuale. Torna a fare domande il pm Del Bene. Si parla degli aderenti allaloggia massonica, tra cui un giudice dell'epoca, il dott. Carmelo Lombardo. Negli appunti trovati dai carabinieri l'interesse del gran maestro Grimaudo a intrattenere rapporti con Lombardo era legato a procedimenti penali, uno che interessava lu stesso, e un altro una misura di prevenzione cui era destinatario l'alcamese Pietro Fundarò.  Se non ricordo male, ha dettom il generale, alla loggia era scritto il mazarese Mariano Agate....Adesso le domande riguardano i contatti con Licio Gell, il capo della P2...il generale si limita a leggere qualche passaggio del rapporto, a proposito di una lettera di invito mandata da Grimaudo a Gelli....


Il generale che non ricorda abbastanza

Di Rino Giacalone

La domanda dell'avv. Carmelo Miceli, difensore di Chicca Roveri e Maddalena Rostagno, parti civili, apre lo scenario sulla presenza di un circolo di cavalieri Templari a Trapani, che avevano contatti con la loggia guidata dal prof. Grimaudo. Lo stesso gran maestro, risponde ancora il generale Montanti, aveva contatti con l'ambasciata bulgara a Roma. Le risposte del generale Montanti descrivono gli scenari emersi da altre indagini, con coincidenze tra la loggia coperta e per esempio l'inchiesta sulla presenza di una grande raffineria di eroina ad Alcamo. Nomi e circostanze che si incrociano, e che però, si ritiene, non hanno avuto adeguata valutazione investigativa, considerato che la pista mafiosa nel delitto Rostagno dai carabinieri nel 1988 fu clamorosamente esclusa.

La difesa (avv. Galluffo, per Mazzara) con una domanda ottiene la risposta che certamente cercava e cioè quella che secondo i carabinieri mancava la certezza della iscrizione di alcuni soggetti (come quelli mafiosi) alla loggia coperta, quei nomi Grimaudo, il gran maestro, li teneva scritti in una agendina. L'avv. Ingrassia (per Virga) chiede notizie su quando esplose lo scandalo della loggia massonica, il generale indica gli anni tra il 1985 e il 1986, il legale chiede se lo scandalo fu seguito dalle testate giornalistiche, quindi facendo intendere che non era solo Rostagno ad occuparsene, il generale risponde che in effetti la vicenda ebbe rilevanzaregionale, non ricorda se ci fu anche rilevanza nazionale. Sulla raffineria di droga di  Alcamo (fine aprile 1985) le domande di Ingrassia cercano di sollecitare il ricordo di Montanti, "nonj mi ricordo perchè io allora non c'ero". Alle altre domande l'ex comandante del reparto risponde con "non ricordo".

Riesame del pm Del Bene. Chiede notizie su un certo Calò Pietro trovato agli atti della loggia massonica coperta. Il generale risponde che si tratta di un operaio Sip di San Giuseppe Jato, era il responsbaile delle intercettazioni alla centrale di Alcamo. Il generale poi riprende a non ricordare rispetto alla domanda se le indagini sul circolo Scontrino fuirono condotte anche con intercettazioni. Calò Pietro - aggiunge poi - grazie all'appoggio ottenuto dalla loggia avrebbe fatto carriera diventando capo dellon staff tecnico della Sip di Alcamo, un iscritto alla loggia coperta che poteva avere contezza di indagini attraverso i soggetti che venivano intercettati indicati nei decreti giudiziari che arrivavano sul suo tavolo.

Domande del presidente Pellino. I non ricordo del generale restano anche dinanzi alla cosidetta domande suggestive,il presidente Pellino insiste, chiede notizie su soggetti destinatari di provvedimenti cautelari a proposito della loggia coperta, ma il generale non ricorda, nemmeno quando il presidente fa il nome di un indagato, tale Giuseppe Ingrande, il cognome mi dice qualcosa ma non ricordo, risponde il generale Montanti. Vaghe le risposte sull'appartenenza della loggia Scontrino al rito massonico, Montanti poi conferma che erano iscirtti alla loggia funzionari di prefettura, Chittaro, della questura, Bonura, del Comune di Trapani, il generale non ricorda i nomi, glieli fa Pellino, Bartolomeo Augugliaro, Pippo Soparla, Giovanni Soldano, anche per quanto riguarda i funzionari della provincia il generale non ricorda i nomi, ricorda però che alla loggia erano iscritti il comandante e il vice comandante dei vigili urbani di Trapani, Ferrauto e Corselli, poi il ricordo torna a sparire sui funzionari di banca aderenti alla loggia, il presidente indica il nome di tale Elio Rocca. Il giudice Pellino chiede notizie sul lavoro svolto da Natale Torregrossa, braccio destro di Grimaudo nella gestione della loggia, ma anche in questo caso il generale non sa rispondere, stessa cosa sul nome di Pietro Tranchida, soggetto anche lui molto chiaccherato, ma il generale non risponde.

Montanti: "Ero un passacarte eccellente". Adesso tocca al maresciallo Cannas

Di Rino Giacalone

Il pm Paci chiede al secondo teste, l'attuale comandante dei carabinieri di Buseto Palizzolo, maresciallo Beniamino Cannas, anche lui oggi risentito dopo una precedente testimonianza, notizie su un suo rapporto inviato al giudice istruttore Trovato che si occupava delle indagini sulla Iside 2. Il tema della loggia coperta resta centrale nelle audfizioni testimoniali fino a questo momento. Perchè Rostagno se ne interessò, in proposiuto fu sentito dai carabinieri, ma i due testi oggi sentiti Montanti e Cannas nbel corso della loro prima audizione si erano domenticati di citare. Passaggi essenziali che servivano a completare lo scenario del delitto, che però solo ora entrano nel processo, mai transitati nelle indagini principali. Il generale Montanti ha appena finito di dire di non essere a conoscenza delle indagini condotte all'epoca dal reparto operativo, ilpm Paci lo ha contestato ricordando il suo ruolo di comando, "era solo un passacarte?"chiede il pm e tranquillo Montanti ha risposto, "si ero un passa carte eccellente". Adesso è il turno di Cannas in merito al rapporto accenna alle indagini sul conto del gran maestro Gianni Grimaudo, e fa l'elenco dei soggetti iscritti alla loggia massonica coperta.

L'agenda del prof. Grimaudo

Di Rino Giacalone

Cannas riferisce sul contenuto di una sua indagine riferita in un rapporto del marzo 1988 inviato al giudice istruttore di Trapani Trovato e che si occupava della loggia massonica coperta Iside 2 di Trapani. Sarebbe quel rapporto che è sfuggito alla conoscenza delcomandante del nucleo operativo dell'epoca, generale Montanti. I carabinieri indagarono una serie di soggetti indicati nell'agenda di Grimaudo, che secondo Cannas era più che altro un diario di bordo. L'attenzione dei carabinieri venne puntata su una eventuale presenza di  Licio Gelli a Trapani. Il gran maestro della P2sarebbe passato per Trapani, ospitato in casa di fratelli massoni, però i carabinieri non riuscirono a trovare elementi certi. In quell'agenda era segnato anche il nome del cpao mafia di Mazara Mariano Agate. Cannas inoltre riferisce di un editoriale di Rostagno a >Rtc dopo che la concorrente tv Tele Scirocco all'epoca aveva ospitato l'intervista di un soggetto che non si palesava che parlava della Iside 2. Rostagno nel suo editoriale ridimensionò lo scandalo della loggia coperta e per questa ragione fu sentito Rostagno, noi lo abbiamo sentito perchè ce lo chiese il giudice istruttore, colpì che lui diceva che l'on. Canino, deputator egionale della Dc all'epoca, non era iscritto alla loggia massoniuca. Rostagno sentito ci disse che aveva avuto un incontro con Torregrossa Natale, numero due della loggia, Tartamella Roberto e Sandoz William, avvocato, i primi due iscritti alla loggia, l'altro un legale. Rostagno da questi raccolse dichiarazioni che ridimensionavano il ruolo della loggia coperta e ne riferì il contenuto a lui che lo sentì a verbale.


Un vuoto nel rapporto

Di Rino Giacalone

Il pm Paci rileva che nel rapporto sul delitto Rostagno vi sono alcune omissiono. Cannas ammette che nel rapporto sul delitto mancano alcuni riferimenti, sull'attività giornalistica di Rostagno. Il pm si sorprende, il teste resta impassibile. Io rispondo di quello che ho fatto e firmato. La loggia massonica Iside 2 è oggetto di mie indagini, ed è stata rassegnata in un rapporto scrupoloso, il delitto Rostagno non è oggetto di un mio rapporto. Insomma al comando dei carabinieri di Trapani all'epoca poteva accadere che la mano detsra non sapeva cosa faceva la mano sinistra. Questa la sostanza dell'intervento del pm Paci, ma il maresciallo Cannas continua a dire che la repsonsbailità a trasmettere quelle notizie che potevano essere utili al delitto Rostagno non erano sue. Anche lui come il generale Montanti risponde dicendo di non sapere rispondere a tutte le domande....


Punta di diamante o fattorino?

Di Rino Giacalone

Anche durante l'interrogatorio del maresciallo Cannas l'atmosfera in aula si riscalda. Quando Cannas torna a dire di non avere avuto responsabilità nella conduzione e redazione del rapporto sul delitto Rostagno, il pm Paci contesta come mai la circolarità delle notizie dentro l'ufficio non funzionava bene tanto che determinate informazioni non erano transitate nei fascicoli sul delitto Rostagno, e il rapporto sul delitto si concluse escluidendo la pista mafiosa. Cannas indica come titolare del rapporto ilmaresciallo Santomauro. Cannas e Santomauro ricordano i pm sono stati indicati come le punte di diamante del nucleo operativo, Cannas risponde lamentando che in una precedente udienza lo stesso pm Paci lo aveva definito fattorino, cosa, dice Cannas, che mi ha profondamente offeso. Il pm Del Bene evidenzia la stranezza del fatto che Cannas sebbene si presenti come amico personale di Rostagno alle indagini non partecipò passando quelle notizie. Cannas replica ancora sostenendo che le informazioni erano in possesso del suo superiore e che non doveva essere lui a farle transitare da un fascicolo all'altro, dal fascicolo delle indagini sulla loggia coperta, a quello sul delitto Rostagno.

L'avv. Miceli, parte civile, sonda il tipo di rapporto tra Cannas e Rostagno, la risposta del maresciallo quasi quasi ridimensiona il rapporto di confidenza tra i due, quando Rostagno andava dicendo che Cannas era un suo buion amico. Cannas rileva che restò stupito quando ascoltò in tv Rostagno difendere l'on. Canino coinvolto nella loggia coperta iside 2, tanto che in un rapporto lo indicò come "ambiguo". Miceli chiede se questa circostanza aveva avuto modo di approfondirla, Cannas risponde chiedendo di potere leggere l'intero rapporto cui ha fatto riferimento il legale. 


Le ambiguità, le mancate comunicazioni e le tensioni

Di Marco Rizzo

Nelle ultime ore l'udienza è stata una costante e interessante sfida di nervi tra il luogotentente Cannas e il pm Paci. Il pm non si spiegava come mai Cannas, conoscendo bene l'approccio giornalistico di Rostagno sia per conoscenza diretta sia a seguito del verbale redatto sulla loggia Iside 2, non abbia insistito con il collega Santomauro dopo il rapporto sull'omicidio Rostagno. Il rapporto sull'omicidio, che Cannas continua a chiamare rapporto preliminare (pur essendo in realtà l'unico) era stato redatto da un altra persona, dice, e pur avendo informato il superiore Montant del verbale sulla Iside 2 (tanto che Montanti lo firmò) non ve ne sono riferimenti nel rapporto sull'omicidio. Eppure Cannas conferma che aveva fatto dei rilevamenti all'indomani dell'omicidio.

Nonostante i numerosi solleciti del pm, Cannas non risponde a tutti gli effetti sul perché. La sensazione è che nell'ufficio non vi fosse grandissima comunicazione: "Facevamo delle riunioni settimanali ma ognuno seguiva il proprio caso". 

 

Altro elemento interessante è che l'avvocato Miceli (per Maddalena Rostagno e Chicca Roveri) si è lasciato scappare che definendo Rostagno "ambiguo" in un suo rapporto a proposito della "difesa" dell'onorevole Ciccio Canino come membro dell'Iside 2, il carabiniere possa avere "influenzato" le indagini. L'avvocato chiede scusa per il lapsus formale, ms 

 

A proposito del legame tra il caso Iside 2 e l'omicidio di Mauro, l'avvocato Ingrassia (per Virga) chiede se i carabinieri avevano avuto una delega dell'autorità giudiziaria sul legame in questione, e il carabiniere nega. Viene confermato da Cannas stesso, in ogni caso, che nell'elenco dei soci della Iside 2 fossero presenti dei mafiosi, e nell'agenda di Grimaudo era certamente presente il boss mazzarese Mariano Agate.

Inoltre, nei registri "ufficiali" della massoneria italiana, le logge trapanesi non erano presenti. Di sempre più certo c'è invece un legame tra i massoni trapanesi (tra cui tale Soldano, capo ripartizioni al comune), il gran maestor della P2 Licio Gelli, e mafiosi come il già citato Agate e D'Ala, altro boss mazzarese molto influente tra gli anni 70 e 80.

 

Nel riesame, il PM chiede se Cannas conferma di un incontro tra il procuratore Coci (nome che emerge negli appunti di Rostagno) e Chicca Roveri alla presenza di Cannas stesso, riferito dalla Roveri nella sua deposizione. Cannas esclude totalmente la possibilità, "non scorreva buon sangue tra me e Coci", dice.

I PM chiedono un confronto tra la Roveri e il carabiniere. L'udienza viene sospesa per predisporre il confronto.

 

La percezione è che l'udienza di oggi possa essere fondamentale. Le insistenze del pm (e per certi versi anche del presidente della corte Pellino), le opposizioni della difesa (che in particolare tira in ballo altri giornalisti - genericamente - che all'epoca avrebbero potuto trattare gli stessi fatti di Rostagno) e il clima generale appesantiscono l'aria e creano tensione in aula. Chissà se è un segno di avvicinamento alla verità... di certo conferma l'importanza generale di questo processo rispetto alla storia recente d'Italia (e non solo di trapani, dunque).


Una atmosfera strana

Di Rino Giacalone · Modificato l'ultima volta circa 4 mesi fa · Modifica documento

Indagavamo sulla loggia Scontrino e succedevano cose strane, addirittura furono violati sigilli dentro l'ufficio corpi di reato. Furono violati i sigilli di buste che contenevano documenti. Il maresciallo Cannas alla ripresa dell'udienza e prima del confron to con Chicca Roveri ammesso dalla Corte, rispondendo alle domande del presidente Pellino ha descritto l'atmosfera che girava attorno all'indagine sulla loggia coperta di Trapani, proprio riferendo l'episodio di violazione di sigilli. I giudici adesso decidono la sospensione, rinviando il confronto in aula tra Cannas e Chicca Roveri alle 15,30


Confronto in aula

Di Rino Giacalone

E' ripreso il processo...in aula faccia a faccia il maresciallo Cannas e Chicca Roveri, il primo ha negato un incontro con la Roveri nell'ufficio dell'allora procuratore Coci a pochi mesi dal delitto


Il giallo sull'incontro in Procura

Di Rino Giacalone

Il presidente Pellino ricostruisce le dichiarazioni rese da Chgicca Roveri e cioè che fu convocata nell'ufficio del procuratore attraverso il brigadiere Cannas con una scusa, e in quella occasione, presente Cannas, il procuratore dapprima le chiese se suo marito, Mauro Rostagno, aveva mai ricevuto minacce, poi il procuratore le disse di tenere segreto quell'incontro perchè la vicenda se resa nota poteva costituire pericolo per lui stesso e lei. Cannas ha negato l'incontro, ammettendo un altro, quello avvenuto qualche anno dopo con il procuratore Lari. Chicca Roveri ricostruisce i rapporti con Cannas e della fiducia che riponeva nei suoi confronti. Cannas mi riferì che quello di Rostagno era un omicidio mafioso. Cannas nega. Il maresciallo nega anche che Rostagno gli disse in un ultimo incontro "mi hanno allungato la vita di un mese". Rostagno mi disse invece rispetto alle cose che gli avevo chiesto "se me danno tempo ne parleremo". Chicca Roveri contesta al maresciallo Cannas di avere condizionato la vita di Mauro e la sua. Cannas replica contestando la gratuità della dichiarazione. "Se avessi percepito che Mauro Rostagno era in pericolo non lo avrei lasciato solo me ne sarei occupato" dice Cannas. A proposito dell'incontro nell'ufficio di Coci, fui chiamata lì sulla gestione di un fondo di proprietà della Saman, Fondo Auteri, - ricorda Chicca Roveri - e certamente c'era Cannas perchè era quello che si occupava dell'indagine su Fondo Auteri. Chicca Roveri parla anche di una cassetta con interviste realizzate dal regista Cavallone andata perduta. Non c'era niente di interessante in quella cassetta replica Cannas. Sull'incontro in Procura Cannas continua a negare, sostenendo che difficilmente il procuratore Coci avrebbe convocato lui perchè i rapporti non erano buoni, ed era un fatto notorio. I rapporti erano pessimi con il procuratore Coci. Chicca Roveri ribadisce l'incontro, Cannas continua a negarlo. 


Quel pranzo a Palermo

Di Rino Giacalone

Testimone adesso è Giuseppe Aiello operatore in tv a Rtc nel periodo in cui c'era Mauro Rostagno. Più che altro spiega mi occupavo di alta frequenza. Le domande del pm Paci sono sul suo rapporto con l'editore di Rtc, Puccio Bulgarella. Aiello riferisce di una presenza sua e di Puccio Bulgarella a Palermo nel periodo in cui si stava estendendo la rete di diffusione della tv privata. Aiello riferisce di un pranzo con Bulgarella e un certo Lodato che se non era in organico alla Finivest era certamente in rapporti con la Fininvest. Questo incontro avvenne in un ristorante di Palermo, via Libertà. il Goiurmands, e l'incontro è collocabile perchè in quella occasione, Lodato in quella occasione chiese a Bulgarella se abbiamo a che fare con una persona affidabile o un pisciteddu di cannuizza. Bulgarella rispose, io già una volta sono riuscito a fermare questa cosa, questa cosa non la fermai una seconda volta perchè non c'ero. Per Aiello il riferimento è al delitto Rostagno. Prosegue: vicino al tavolo c'era seduto l'on. Francesco Canino e rivolto a Lodato, Bulgarella disse che per questa ragione a questa persona da un mese non la saluto. 


Processo Rostagno: Mauro ucciso dalla mafia che parlava con la massoneria e la politica

Di Rino Giacalone

Riepilogo dell'udienza del 15 giugno 2011 

C’è un rischio concreto cui va incontro il processo per il delitto di mafia di Mauro Rostagno cominciato lo scorso febbraio a Trapani. E cioè quello che si finisca con il fare il processo non agli imputati, che non sono, lo si ricorda, personaggi qualsiasi della Cosa nostra trapanese, ma due pezzi da 90, Vincenzo Virga, riconosciuto capo mandamento di Trapani per quasi 20 anni, dal 1983 al 2001, e Vito Mazzara, già riconosciuto killer di fiducia del boss Virga. Il pericolo è fare il processo a come sono state fatte le indagini. Ieri è toccato ancora ai carabinieri, interrogatori burrascosi, qualche udienza prima, non la stessa sorte, ma tra qualche domanda di quelle che mettono in difficoltà, perché alla fine non saltano fuori i riscontri, era toccato ai poliziotti della Digos che seguirono la pista interna alla Saman, indagine che però poi aprì gli scenari che oggi hanno portato la “potente” mafia a dibattimento.

Depistaggi che possono esserci o meno stati per la prima parte delle indagini, è oramai consolidata la circostanza che non furono fatte bene, ieri il fare tornare a testimoniare l’ex comandante del nucleo operativo dei Carabinieri, generale Nazareno Montanti, e il luogotenente Beniamino Cannas, è servito poco o nulla, lo scenario non è cambiato. Sulle omissioni e ritardi il generale Montanti si è giustificato dicendo che all’epoca aveva a disposizione pochi uomini, Cannas ha detto che le comunicazioni sui rapporti investigativi avvenivano per via gerarchica e quindi se il verbale di interrogatorio di Mauro Rostagno, sentito, qualche mese prima della sua uccisione, nell’ambito della indagini sulla loggia coperta Iside 2, scoperta in quel periodo, non transitò dentro il fascicolo di indagine sul suo omicidio, non lo si deve a lui, ma al superiore cui aveva comunicato quel rapporto.

Certo non escono a testa alta i carabinieri: il generale Montanti dinanzi all’incalzare delle domande dei pm Gaetano Paci e Francesco Del Bene, che hanno evidenziato l’incredibile sconoscenza di fatti che come comandante del nucleo operativo avrebbe dovuto conoscere, l’alto ufficiale, ora in pensione, ad un certo punto ha detto che «era un passacarte di lusso».

È emerso, ma lo si sapeva già dalle precedenti udienze, che non fu fatta una adeguata valutazione investigativa di elementi che avrebbero dovuto portare i carabinieri a non escludere, come hanno fatto, la pista mafiosa per il delitto Rostagno: «C'è una discrasia – ha detto il pm Paci – tra il patrimonio investigativo raccolto all'epoca e quello rappresentato all'autorità giudiziaria». Discrasia che nemmeno il teste successivo, il luogotenente Beniamino Cannas ha risolto e anche lui, come aveva fatto il generale Montanti, ha risposto dicendo «di non sapere rispondere a tutte le domande». Il suo negare poi un incontro con Chicca Roveri, compagna di Rostagno, nell’ufficio del procuratore dell’epoca, Antonino Coci, qualche mese dopo il delitto, la Roveri ha parlato di una convocazione anomala, con il procuratore che le chiese, per ragioni di sicurezza, di tenere riservata quella chiaccherata, ha indotto la Corte di Assise a disporre un confronto tra la Roveri, presente in aula, e il maresciallo. E durante il confronto le posizioni non sono cambiate. La Roveri ha contestato a Cannas che non si era comportato da amico di Mauro come diceva, in un rapporto gli ha dato dell’ambiguo, a lei avrebbe raccontato che lapista seguita era quella mafiosa, salvo poi vederla esclusa nel rapporto finale. La Roveri ha detto che nel 1994 prese consapevolezza del fatto che il brigadiere Cannas non aveva avuto un comportamento leale, nascondendo quella frase che Rostagno durante un incontro gli aveva riferito e cioè che gli avevano dato un mese di vita. Le cose non stanno così ha risposto Cannas, mi disse che se gli davano tempo sarebbe venuto a parlarmi.,Bugie per la Roveri, dichiarazioni originate da astio per Cannas. Il confronto si è chiuso senza cambiamenti di poisizioni.

Il processo va però spogialo di gran parte delle cose che si sono sentite dire, per ricondurlo sulla sttada giusta. Ed allora ci sono però due dati che sono entrati ieri nel processo per il delitto di Mauro Rostagno. E non sono secondari. Sono importanti e si spera trovino riflettori su di loro presto accesi. Non sono la chiave di volta del movente per l’omicidio, ma solo perchè il movente non fa parte di questo dibattimento, Virga è accusato di essere il mandante del delitto, Mazzara uno degli esecutori, i pm della Dda di Palermo sul movente hanno tenuta aperta un’altra indagine, ma se letti con attenzione questi elementi sembra che possano essere utili a riscontrare positivamente le responsabilità contestate dalla Procura in capo agli imputati Virga e Mazzara.

Di cosa stiamo parlando? Intanto della loggia massonica Iside 2, la loggia coperta che si celava dietro il circolo Scontrino di via Carreca, quella scoperta a metà degli anni ’80 dalla Squadra Mobile. Una indagine partita da un anonimo che diceva che era tutto pronto per far vincere il concorso per comandante dei vigili urbani. Il concorso saltò, a tanttisimi anni di distanza il corpo resta occupato da un non ufficiale, il comandante con divisa e stellette continua da oltre 20 anni a non esserci. La loggia, dispensatrice di favori, guidata dal gran maestro, professore di filosofia, Gianni Grimaudo, si occupava di scuola, giustizia,affari politici: era super segreta, sconosciuta negli ambienti massonici, fuori da ogni ordinamento e a Trapani operava con la super visione di tale Pino Mandalari di Palermo, commercialista, il commercialista del capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina. Se dentro la loggia c’erano anche mafiosi dunque non è un caso, come il mazarese Mariano Agate o il castellammarese Mariano Asaro.. Per le stanze di quella loggia sarebbe passato il capo della P2 Licio Gelli, in un periodo in cui il suo nome era conosciuto certamente non a molti. La loggia, della quale si occupava il professore di filosofia, Gianni Grimaudo, intrecciava anche rapporti internazionali, con i bulgari che potevano essere dietro l’attentato a Giovanni Paolo II, sfuggito alla morte nel 1983 a Piazza San Pietro. Mauro Rostagno aveva messo il «naso» dentro quelle logge, dapprima presentandosi con un editoriale garantista, come se frenava sullo scandalo, poi con interventi precisi e netti, di forte contrasto. La loggia era frequentata da burocrati, questurini, dirigenti di prefettura e di banca, giudici e mogli di magistrati, il generale Montanti ha fatto i nomi del giudice Carmelo Lombardo, e del giudice Massimo Palmeri per una cattedra di insegnamento trovata alla moglie in un corso di formazione professionale. Ma mentre su Palmeri non risulta alcun tentativo di avvicinamento, per Lombardo il contatto ci sarebbe stato per agevolare la scarcerazione di alcuni soggetti di Paceco. Poi c’è il capitolo delle frequentazioni politiche.. Uno di questi era Francesco Canino, assessore e deputato regionale in quegli anni, finito sotto processo per mafia (dibattimento oggi sospeso per le sue gravi condizioni di salute). Canino vanta una archiviazione per l’appartenenza alla loggia (caso di omonimia decisero i giudici di Palermo) ma il suo nome è girato dapprima per gli affari tra massoneria segreta e politica, poi per le vicende mafia e politica. E qui entra in campo l’altro elemento. Lo aveva accennato nella precedente udienza Gianni Di Malta, collaboratore di Rostagno a Rtc e poi alla comunità Saman, ieri lo ha ripreso Giuseppe Aiello che lavorava a Rtc quando c’era Rostagno. Aiello ha riferito di un pranzo a Palermo dove accompagnò l’editore della tv, Puccio Bulgarella, al tavolo andò a sedere l’ing. Lodato, che si occupava di Fininvest, trattava con Bulgarella della cessione di canali per le sue reti, in quella chiaccherata Lodato parlò con Bulgarella del delitto Rostagno avvenuto un mese prima, l’editore rispose dicendo che una prima volta lo aveva salvato, una seconda non ci riuscì perchè non si trovava a Trapani, e che per quel delitto da un mese non si salutava con un politico che sedeva in altro tavolo nello stesso ristorante, l’on. Canino. Aiello ha riferito la discussione per come la sentì, poi non ci fu altra occasione di parlare della stessa cosa con Bulgarella, che nel frattempo è morto.

Non è poca cosa quello che è uscito fuori se si pensa che in altre indagini (operazione «Rino 3») gli investigatori hanno descritto come stretto il rapporto tra Vincenzo Virga e Francesco Canino. Cosa successe a questo punto solo l’on. Canino potrebbe venire a dirlo, visto il silenzio che Virga ha sempre opposto alle contestazioni. Bulgarella si rivolse al politico per fermare i killer mafiosi? È per questo che Rostagno firmò un editoriale con il quale si mostrava «garantista» nei confronti di Canino e della sua partecipazione alla loggia coperta Iside 2? Quell’editoriale per il quale il maresciallo Cannas definì «ambigua» l’azione di Rostagno e che forse andava letto meglio. Rostagno a Cannas avrebbe detto (riferito da Chicca Roveri) «mi hanno allungato la vita di un mese», il maresciallo ha negato la circostanza, la frase sarebbe stata altra, «parlavamo di alcune cose mi disse che se gli davano tempo ne avremmo discusso».

Un filo che porta alla mafia che all’epoca cambiava pelle e che con il boss Vincenzo Virga riusciva a entrare nei palazzi delle istituzioni e dentro l’imprese c’è, si scorge, cristallizzato in quel 1988, il processo con i prossimi testi è questo che certamente approfondirà. L’ultimo servizio Rostagno lo doveva realizzare dopo una serie di interviste fatte a Marsala, dove incontrò il sindacalista della Cisl Nino Santoro. Dopo quell’incontro Rostagno disse ai suoi collaboratori «ora ho capito tutto». La sua morte sta proprio lì, non in quello che aveva detto, ma in quello che si apprestava a dire, aveva completato forse un ragionamento sulle faccende trapanesi, troppo per una mafia che non ammetteva (ammette) la presenza di persone pronte a ragionare su come combatterla.

Non è un processo che riguarda un delitto di periferia. Basta ricordare, a parte gli imputati che sono pezzi da 90, gli atti della loggia coperta Iside 2, un maxi processo che si ridusse ad un dibattimento con 4 imputati, solo due condannati. E’ un delitto dal quale sono emerse forte compromissioni tra poliitici , giornalisti ed esponenti di forze dell’ordine, Iside 2 è il processo che trova un legame col traffico di droga internazionale scoperto il 30 aprile 1985 nella raffineria di droga di contrada Virgini, E’ il processo da dove passano certe trame, le trattative dei mafiosi,o addirittura la dissociazione, guarda caso gli appelli a favore dei detenuti al 41 bis nel tempo sono giunti sempre dalla cattolicissima Alcamo. Non è un processo di secondo piano e del quale scrivere una volta tanto, e nelle cronache locali, ogni udienza è una sorpresa, ma la matrice non si tocca, Mauro Rostagno ucciso dalla mafia, ma è forse di questo che non si vuole tanto parlare, meglio quando la pista da battere era quella interna, forse anche perché più pruriginosa. D’altra parte il capo mafia di Mazara Mariano Agate, che da Rostagno veniva preso di mira, aveva dato l’ordine del passa parola, quello doveva essere un delitto di corna, e così si è sentito dire fin dentro l’aula del processo e prima durante i 23 anni di inutili indagini, tranne quelle della parte finale condotte dalla Mobile diretta dal primo diirigente Giuseppe Linares. Linares che nel commentare i risultati delle indagini disse una cosa che continua a pesare come un macigno sul processo, Rostagno in quel 1988 era circondanto dai lupi e i lupi lo hanno azzannato .Peppino Impastato a Cinisi era a 100 passi dalla mafia, Rostagno l’aveva a 10 passi quelli che dividevano la sua stanza dall’ufficio dell’editore, Puccio Bulgarella, l’uomo che al tempo si incontrava con i mafiosi palermitani per parlare di appalti e messe a posto.

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