E allora, Rostagno, vent’anni fa scrivevi sui muri di Trento “l’immaginazione al potere”. Cosa c’entra con la lotta alla mafia?
Sono la stessa cosa.
Ed esprimono l’identica esigenza: la gioia di vivere. Vedi, agli uomini capita di mettere radici, e poi il tronco, i rami, le foglie… quando tira vento, i rami si possono spaccare, le foglie vengono strappate via: allora decidi di non rischiare, di non sfidare il vento. Ti poti, diventi un alberello tranquillo, pochi rami, poche foglie, appena l’indispensabile…
Oppure?
Oppure te ne fotti. Cresci e ti allarghi. Vivi. Rischi…
Sfidi il vento…
Sfidi la mafia, che è una forma di contenimento, di mortificazione… La mafia ti umilia: calati junco che passa la piena, dicono da queste parti. Ecco, la mafia è negazione d’una parola un po’ borghese…
Dimmela…
La dignità dell’uomo! Io voglio avere la possibilità di guardare una persona negli occhi e dirgli di sì o di no con la stessa intensità. E la mafia questo non te lo consente.
[leggi tutta l'intervista di Claudio Fava a Mauro Rostagno]