Le Storie -Graziella Campagna Sandro Marcucci Mario Dettori Sito Ufficiale dell'Associazione Antimafie Rita Atria > Le Storie > Donne > Le Calabresi > Giuseppina Pesce

Non vogliamo il PM femmina

Quando inizia il processo, i maschi Pesce gridano contro la pm: “Vogliamo di Palma, ma quella no”. Volevano un maschio per una questione di rispetto, perché il “nemico”, se è in gamba, lo puoi pure rispettare. Ma una femmina no, quella è un’altra storia.

Che sfortuna, per i Pesce! Anche il collegio giudicante è fatto di donne: presidente Concettina Epifanio, a latere Maria Laura Ciollaro e Antonella Crea. E come se non bastasse, alla  guida dell’amministrazione comunale di Rosarno c’è una donna, Elisabetta Tripodi, che sfida la cosca, costituendosi parte civile al processo e mandando via da un immobile la madre e il fratello del boss Rocco Pesce. Dal carcere costui manda una lettera minatoria alla sindaca e per questo viene processato e  condannato - n. 26 Casablanca

Giuseppina Pesce - Collaboratrice di giustizia

VAI AVANTI, CAMBIERÀ

di Franca Fortunato, n. 26 Casablanca

Ad oggi ha fatto sequestrare 224 milioni di  euro

GIUSEPPINA LA POSTINA DEL CLAN

----------------------------------------------------------------------------------------------------------

Giuseppina PesceGiuseppina Pesce dell’omonimo clan, è l’unica collaboratrice viva. Altre donne che avevano deciso di collaborare con la giustizia contro la ’ndrangheta hanno avuto diverso, crudele, destino. Quelli con gli inquirenti saranno  colloqui tormentati perché la figlia maggiore i primi tempi non riesce a condividere le sue scelte, le dichiarazioni di Giuseppina comunque  apriranno le porte della galera anche per sua madre e sua sorella.  Il vecchio capobastone storico, Giuseppe Pesce, si sarà rivoltato nella tomba. La nipote, Giuseppina, diventata collaboratrice di giustizia. Cose di un altro mondo!    

                                                                                                                 

Giuseppina Pesce, è figlia di Salvatore, detto  “u babbu” uomo di punta della cosca omonima insieme al fratello Antonino. È  accusata di essere la “postina del clan e di portare  gli ordini del padre, in carcere, agli altri associati. Per questo reato è stata arrestata il 28 novembre 2010 insieme ad altri quaranta affiliati alla cosca (operazione “All’Inside). Cresciuta a “pane e ’ndrangheta”, Giuseppina conosce tutti gli affari e i segreti della famiglia, immaginare quindi il futuro dei suoi figli, non è difficile, in carcere ha modo di riflettere… e decidere.

Giuseppina, nata e cresciuta a Rosarno, al momento dell’arresto ha 34 anni, due figlie di 16 e 6 anni e un figlio di 9. Suo marito, Rocco Palaia, è in carcere per associazione mafiosa. Anche suo padre è in carcere e così il fratello Francesco. La madre, Angela Ferrero, e la sorella Marina entreranno in carcere dopo le sue rivelazioni. Che famiglia! Tutti in carcere. E i suoi figli? Sono destinati a fare la stessa fine? È a questo che Giuseppina pensa.

Che la sua era una famiglia mafiosa, l’aveva capito già all’età di dieci anni. A tredici, finita la scuola Media, il suo desiderio era di iscriversi al Magistrale di Palmi, ma il padre glielo impedì. “No, tu non andrai da nessuna parte, tu resterai chiusa in casa” - le gridò. E così fu. “Non andavo più neanche a lezioni di piano, stavo solo in casa” - raccontò agli inquirenti. Era solo un’adolescente, ma cominciò a pensare che sposarsi era l’unico modo per uscire da quella prigione. 

A quattordici anni, appena adolescente, fece la “fuitina” con l’uomo che amava, Rocco Palaia, anche lui appartenente a una cosca.

Non andò come lei sperava o sognava. Con quest’uomo conoscerà la violenza sul suo corpo e non troverà né nella madre né nelle donne della “famiglia” un sostegno alla sua ribellione. E come poteva trovarlo in donne succubi, subalterne e complici dei loro uomini, che hanno fatto coincidere la famiglia di sangue con la famiglia di ’ndrangheta? Dopo la nascita della prima figlia, Angela, il marito divenne sempre più violento e aggressivo. Ad ogni sua ribellione, lui la picchiava. Avrebbe voluto lasciarlo, ma la morale della famiglia di ’ndrangheta non consente il divorzio. “No, non me lo permettevano, i miei… lui… Tutti mi dicevano “dài, dagli un’altra possibilità che adesso cambierà. Pensa ai tuoi bambini. Non è giusto negare il padre ai tuoi figli. Vai avanti, cambierà” . 

IL CARCERE, IL SUICIDIO, LA PAURA

In carcere tenta due volte il suicidio non perché non sopporta la reclusione, ma per  il distacco dai bambini. Dopo alcuni mesi, Giuseppina decide di collaborare e chiede che i suoi figli la raggiungano in località protetta. Inizia per lei una nuova vita, pur sapendo di aver decretato la sua condanna a morte.

“L’onta di ritrovarsi in casa qualcuno che passa dalla parte degli sbirri va lavata col sangue per mano di un congiunto”. Le sue orecchie l’hanno sentito dire a proposito di sua cugina Rosa Ferraro, testimone di giustizia. Nessuna donna di ’ndrangheta, pienamente coinvolta negli affari della famiglia, aveva osato sfidare le persone a lei vicine. Giuseppina è la prima. E ne ha cose da raccontare ai magistrati!! È lei che ammette l’esistenza della potente cosca dei Pesce; riferisce circa le vendette relative alla successione al vertice della cosca; descrive l’ascesa al potere del pericoloso cugino Francesco Pesce; indica dettagliatamente le attività economiche riconducibili alla cosca mafiosa. Manda in galera la madre e la sorella.

Non solo, dalle sue dichiarazioni scaturisce l’operazione “All’Inside 2 con arresti, confische di beni, scoperta di armi e bunker. Al tribunale di Palmi, tutt’ora, è in corso il processo. Giuseppina è la testimone chiave. Testimoni sono anche sua cugina Rosa Ferraro e l’ex cognata Ilaria La Torre, che il fratello cercò di rapire e fare sparire, dopo essere stato abbandonato. Anche Maria Concetta Cacciola, amica d’infanzia di Giuseppina, uccisa con l’acido muriatico dalla famiglia, aveva testimoniato contro i Pesce.

IL DIFFICILE RAPPORTO CON LA FIGLIA

La vicenda di Giuseppina, collaboratrice di giustizia, che dopo qualche mese interrompe la collaborazione per poi riprenderla, ci parla, innanzitutto, della relazione di una madre con sua figlia, Angela, di cui cerca l’approvazione. Quando questa, con la sorella e il fratello, raggiunge la madre in località protetta, lasciando a Rosarno i parenti, gli amici e la scuola, le si rivolta contro, per uno sradicamento che lei non ha scelto. “Continuava a rinfacciarmi che ho scelto per lei, che io l’ho portata via dalla nostra terra, che io ho deciso. La scelta di collaborare l’aveva accettata, era il discorso del distacco che non accettava, l’allontanamento”.                     

Di questo approfittano i parenti paterni, in particolare la zia Angela, che fa avere alla ragazza il suo cellulare e comincia a telefonarle. Vuole che lei induca sua madre a interrompere la collaborazione e a ritrattare tutto. “ Sapeva che io senza mia figlia non sarei andata da nessuna parte”. A un certo punto cede alle pressioni della figlia e interrompe la collaborazione. “Quando io le dissi che sarei tornata indietro, che le avrei restituito la vita che aveva prima o almeno ci avrei provato, diciamo che era contenta da una parte, però dall’altra gli avevo anche detto che probabilmente io per un periodo non ci sarei stata. Cominciò a diventare depressa”.

I parenti promettono a Giuseppina il perdono e le assicurano ogni aiuto. “Vedi - le ripeteva la figlia - vedi, adesso sta a te. Adesso sei tu. basta che dici sì e torniamo a casa”.  “La mia scelta - di interrompere la collaborazione - è stata basata solo su mia figlia. Non ho avuto altre motivazioni, cioè io volevo la felicità dei miei figli e se quello era quello che loro volevano, anche se i miei progetti per loro erano altri, andava bene così”.

Quando i parenti vengono a sapere della sua decisione, vogliono che tutti lo sappiano. La raggiungono nella località protetta e le fanno firmare una lettera, che sarà mandata a un giornale locale, in cui Giuseppina scrive di aver interrotto la collaborazione, di essere stata costretta dai magistrati a collaborare e di aver detto solo cose false. Come ultimo atto non deve firmare il verbale dell’interrogatorio.  Giuseppina ha paura per i suoi figli. Davanti al magistrato si avvale della facoltà di non rispondere e interrompe, così, la sua collaborazione. Era l’11 aprile 2011. FARE UN ACCAPO NORMALE QUI Tutto finito? Niente affatto. Giuseppina non vuole tornare in Calabria. Ha paura che la uccidano o la facciano sparire. In attesa di essere mandata ai domiciliari a Vibo Marina, dove i suoceri le hanno trovato una casa, resta ancora con le due figlie in località protetta. Il bambino viene mandato giù col nonno.

L’EVASIONE, IL DISONORE E LE MINACCE

Succede allora qualcosa che rende definitiva la sua scelta di tornare a collaborare. Angela, rimasta con lei, continua a lamentarsi e prega la madre di mandarla per qualche giorno da una sua amica a Lucca. Per farla contenta, decide di accompagnarla con la macchina. Al ritorno viene arrestata per “evasione”, in quanto era ancora sotto protezione. In quell’occasione diventa pubblica la sua relazione extraconiugale. Nella macchina c’era l’uomo con cui conviveva da tempo. Adesso Giuseppina sa di essere doppiamente in pericolo. “Chi tradisce e chi disonora la famiglia deve essere punito con la vita. È una legge”. Legge che lei conosce per aver sentito dal marito la storia di Annunziata Pesce, cugina di suo padre, che, nel 1981, fu assassinata dai fratelli e fatta sparire per una relazione extraconiugale con un carabiniere.

Il marito dal carcere è furioso. Si sente offeso nel suo “onore” di uomo e di marito, prima che di ’ndranghetista. La minaccia e le ricorda la fine di Maria Concetta Cacciola che ha “disonorato” la famiglia, come collaboratrice e come adultera. “Ma questo non è il tuo caso”; le scrive in tono minaccioso, chiedendole di lasciare alla sua educazione il figlio maschio. Giuseppina, allora, capisce che non può e non deve tornare indietro. Riprende la collaborazione.                

E la figlia? Un giorno capirà - dice a se stessa - e l’approverà. Tocca a lei salvare se stessa e i suoi figli da un destino che non accetta più. “Ho espresso la mia volontà di iniziare questo percorso, spinta dall’amore di madre e dal desiderio di poter avere anch’io una vita migliore, lontana dall’ambiente in cui siamo nati e cresciuti. A CAPO VERO Ero e sono convinta che sia la scelta giusta” - scrive in una lettera alla pm Alessandra Cerreti.

Col ritorno alla collaborazione, tornano i ricatti, le minacce, le pressioni sulla figlia maggiore, da parte della zia. Il nonno picchia il maschio. Giuseppina lo viene a sapere dalla figlia stessa, decisa, ormai, a seguire la madre. “Mamma io voglio stare con te, non voglio vivere con gli altri, tu sei la mia mamma e senza di te non sono niente, qualsiasi scelta farai io ti seguirò”. Da allora Giuseppina vive insieme ai suoi figli. Sa che non torneranno mai più a Rosarno. Lei ha trovato il coraggio di dare un taglio radicale alla sua vita, senza rinnegare il suo passato. Ha sempre riconosciuto le sue responsabilità all’interno della cosca, ma il suo desiderio di libertà e la sua consapevolezza di donna sono stati più forti dei legami di sangue. Ha voluto sottrarre le figlie e il figlio maschio a un mondo, quello della ’ndrangheta, destinato a crollare per mano delle donne.

Il processo denominato “All’Inside 2 sta andando avanti al tribunale di Palmi. Giuseppina continua a svelare i segreti di una famiglia di ’ndrangheta, resa potente anche dalla collusione di politici, magistrati e uomini delle forze dell’ordine, di cui lei sta continuando a fare i nomi.

Il Clan Pesce

I PESCE sono una delle più potenti cosche della ’ndrangheta della piana di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Contano su un esercito di affiliati inquadrati in 30  “locali” e in una miriade di ’ndrine, con interessi che si estendono da Reggio Calabria a Milano. Il clan, insieme ai Piromalli, ai Mancuso e ai Molè, gestisce tutti i traffici dell’area di Gioia Tauro, dal porto alla droga, dalle estorsioni al controllo dei mercati agricoli. Al nord sono attivi a Milano, specialmente nel quartiere di Quarto Oggiano. All’estero, insieme ai Bellocco hanno collegamenti con la criminalità austriaca, greca, libanese, tedesca e francese. Sono i fondatori dei Basilischi, la quinta mafia nata a Potenza.  - n. 26 Casablanca

Altri Link

 Dall'archivio stopndrangheta.it
La voce delle donne nel silenzio di Rosarno
"Non potevo esprimere nessuna opinione. Una volta per le botte sono finita in ospedale". Quella di Ilaria, ex moglie di Francesco Pesce e testimone nel processo "All Inside" in corso a Palmi, è una delle voci di donne che si sono levate, negli ultimi anni a Rosarno, per testimoniare o collaborare contro la 'ndrangheta. Ognuna è un grido di dolore; messe insieme, tutte in fila, sono un segnale culturale che spetterebbe innanzitutto alle altre donne calabresi cogliere e valorizzare. Per farlo diventare contagioso, per farlo diventare dirompente.

La strage di Genova e il racconto di Giusy Pesce: fu delitto d'onore
La mattina del 18 marzo 1994 a Pegli, nel ponente genovese, una calibro 22 e una calibro 38 compiono una strage di donne: in una casa popolare di via Scarpanto vengono ammazzate la vedova rosarnese Maria Teresa Gallucci, la madre settantenne Nicolina Celano, accorsa al rumore degli spari, e la 22enne Marilena Bracaglia, nipote delle due, freddata mentre si trovava ancora sotto le coperte del divano letto. Primo e unico indiziato, il ventenne di Rosarno Francesco Alviano, uno dei tre figli di Maria Teresa, poi scagionato. Nel corso della sua deposizione nell'ambito del processo All Inside, la collaboratrice di giustizia Giusy Pesce ha fornito una nuova ricostruzione della strage, puntando l'indice sui presunti responsabili: "Fu delitto d'onore ma a sparare non fu Francesco". LO STRALCIO DEL VERBALE DEL 24 maggio 2012.

La verità di Giusy Pesce: la deposizione della collaboratrice al processo All Inside (3)
"Io faccio parte di questa famiglia, io vivo... vivevo in questa famiglia, quindi so la...cioè respiravo queste cose, quest'aria di superiorità, di potere, di privilegio". Rispondendo alle domande dei pm nel processo All Inside in corso di fronte al Tribunale di Palmi, la collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce ricostruisce la spartizione di Rosarno tra i PESCE e i BELLOCCO, le mazzette e i danneggiamenti agli esercizi commerciali, la sparatoria al circo per i biglietti negati. E, ancora, racconta degli "spariti" ANGELO FERRARO E ANNUNZIATA PESCE sepolti di notte nel cimitero di Rosarno, del traffico di droga e degli appalti. LO STRALCIO DEL VERBALE DI UDIENZA DEL 23 MAGGIO 2012 (A CURA DI STOPNDRANGHETA.IT)