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L'intervento della Commissione

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La Commissione (o meglio alcuni funzionari della Circoscrizione Aeroportuale di Pisa, come specificano i Carabinieri) giungera’ sul luogo dell’impatto solo dopo la rimozione del cadavere di Sandro, per una “ricognizione sommaria”, ma la stessa presidente della Commissione dira’ che i rilievi furono eseguiti solo il giorno dopo (come evidenziano anche le foto allegate alla relazione peritale, che non sono qui riportate perche’ assolutamente insignificanti).

Singolarmente e’ proprio il rapporto dei CC a dire che per estrarre il cadavere di Sandro furono necessari interventi alterativi delle strutture rottamate, fino all’impiego di una mototroncatrice, come risulta dal verbale di sopralluogo dei Carabinieri qui riportato. E questo ci riporta all’interrogativo di come avrebbe potuto il Lorenzini trarsi fuori autonomamente da quei rottami E non e’ neppure dato sapere se la Commissione pote’ vedere i rottami al suolo, i quali furono infatti prelevati tra le 10.30 e le 15.30 del giorno successivo senza che tuttavia il verbale dei CC dia atto della presenza e del sopralluogo eventuale della Commissione.

Ancora e’ da evidenziare come per la rimozione dei rottami si rendesse necessario con la stessa mototroncatrice sezionarne alcune strutture (le ali) onde consentire il recupero.

Nulla ci dice che la Commissione abbia davvero visto i rottami nella loro posizione di impatto. Ed anzi c’e’ un particolare che ci dice di piu’. La Commissione non ha avuto modo infatti di analizzare le foto che noi oggi stiamo studiando (mai acquisite agli atti), ma e’ stata anche impedita dal Magistrato di accedere a quelle scattate dai Carabinieri e di cui gli stessi davano notizia al Magistrato (parte finale del verbale su riportato). E comunque la copia del fascicolo successivamente ottenuta non recava traccia alcuna di queste ultime fotografie dei Carabinieri.


Il Magistrato come ben legge nel documento rigetta infatti l’istanza della Commissione di accesso alle foto nella stessa data (13-5-1992) di acquisizione della richiesta della Commissione, datata il giorno precedente (12-5-1992).

E cosi’ sembra proprio che la Commissione abbia elaborato le sue arditissime tesi di responsabilita’ del pilota senza neppure poter guardare la “scena del delitto” e la “posizione del cadavere”.

La Commissione aveva comunque molte altre risorse cui attingere, ma ha evidentemente voluto aggrapparsi, come fara’ il Magistrato Puzone, al solo incidente probatorio con il Lorenzini svolto nell’ospedale di Genova, reparto Grandi Ustionati.

Vediamo dunque il verbale di questo incidente probatorio, al quale vorra’ riferire anche il Presidente della Commissione “Stragi”, sen. Pellegrino, durante la mia audizione in Commissione “Stragi” del Novembre 1995, per accreditare la tesi della incapacita’ del pilota di uscire da condizioni di criticita’ determinate dal vento e dalla sua sopravalutazione delle possibilita’ del mezzo.


La prima cosa da dire e notare e’ che la famiglia Marcucci fu avvisata solo alle 15.30, a Pisa, dell’incidente probatorio che si sarebbe tenuto a Genova alle 17.30, e dovette cosi’ rinunciare anche alla presenza del proprio legale di fiducia, impossibilitato a raggiungere tempestivamente Genova. Cosi’, come evidenzia il verbale, gli eredi Marcucci furono rappresentati solo da un legale d’ufficio. (tale Monconi, sembra di poter leggere dal verbale, di cui pero’ non si specifica il foro di appartenenza). E’ invece presente l’Avv. Perfetti in rappresentanza del Dott. Bellario, responsabile della Transavio. Anche di quest’ultimo non viene specificato il foro di competenza, ma la circostanza sarebbe ancora piu’ singolare se egli fosse di Milano dove aveva sede la Societa’, e se fosse dato sapere comunque quando fu informato dell’incidente probatorio perche’ potesse presenziarvi in tempo utile.

E’ una testimonianza molto delicata quella del Lorenzini che andiamo ad analizzare e che va letta con molta attenzione, perche’ e’ su di essa che si fonda la conclusione del Magistrato (in verita’ vedremo poi che non e’ cosi’. Il Magistrato non ha neppure riportato correttamente gli elementi emersi da questa deposizione). Quindi ingranditela il piu’ possibile per leggerla correttamente. Lorenzini parla di tre fuochi e non di due. Evidentemente la sua specificazione di quei tre fuochi e non due era in risposta a due fuochi che necessariamente devono essere stati citati nella “domanda del GIP”.

 

Ma e’ proprio la Commissione, nei suoi stessi allegati, che ha potuto accertare che i fuochi di sterpaglie presenti in zona fossero solo due. Dunque perche’ tre, secondo Lorenzini?

Forse se fosse stato ascoltato qualche psicopatologo si sarebbe potuto capire come spesso coloro che rimangono bruciati nei propri mezzi di locomozione ricordano un incendio esterno al proprio mezzo, e solo quando avranno liberato l’inconscio e avranno potuto rivivere il proprio incidente, saranno in grado di focalizzare che l’incendio ricordato era quello sviluppatosi in realta’ a bordo del proprio mezzo. Ecco dunque quel terzo focolaio di fuoco nel “ricordo” di Lorenzini che altrimenti sarebbe incomprensibile, perche’ i fuochi erano oggettivamente ed incontrovertibilmente solo due. Anche perche’, come risulta dalla relazione del Corpo forestale dello Stato, gia’ analizzata sopra, era stato lo stesso Lorenzini a relazionare i suoi interlocutori a terra sulle caratteristiche dei due fuochi in atto.

Ad un certo punto, a pagina due a meta’ della risposta di Silvio, il verbale viene chiuso dandosi “atto” che per le sue condizioni il Lorenzini” - soggetto a dosi massicce di antidolorifici ed ipnotici, ricordiamolo - non fosse in grado di partecipare attivamente, lucidamente ed efficacemente alla deposizione.

Ma improvvisamente Lorenzini deve aver detto delle parole e subito il Magistrato si e’ affrettato a verbalizzarle, facendo cancellare la chiusura del verbale.

“Il vento, ci porta giu’” avrebbe detto Sandro, in quelle parole del Lorenzini. “Ricordo che stavo parlando con forestale, via radio, quando mi sono trovato giu’”. “Sandro ha detto eh, eh”.

Come poteva aver detto Sandro “Il vento, ci porta giu’” se in quel giorno non c’era vento? Lorenzini tuttavia non stava mentendo, ma solo ricordando una diversa circostanza.

Appena la settimana prima era stata organizzata una grande cena con Sandro ed i familiari di Lorenzini per festeggiare lo scampato pericolo di un possibile incidente. In una giornata molto peggiore di quella domenica, con forti raffiche di vento ed in un volo dentro le gole della lunigiana e Garfagnana, Sandro e Silvio si erano trovati in condizioni critiche e di alto rischio, ma con l’esperienza e la capacita’ professionale che possedeva Sandro aveva addomesticato il velivolo costringendolo ad assecondarne le manovre di uscita dalla fase critica. Ed e’ molto probabile che egli avesse potuto dire, in quella circostanza, quel “eh, eh”, che era il suo ghigno di soddisfazione quando domava situazioni di rischio.

Sarebbe stato sufficiente andare a vedere come in quel volo particolarmente a rischio, il vento gia’ al decollo toccasse punta di 15/20 KTS e si presentasse con raffiche improvvise e micidiali specie se unite alla ordinaria turbolenza delle vallate.

Ma c’e’ un altro particolare di assoluta rilevanza che ne’ la commissione, ne’ il Magistrato hanno inteso valutare. Silvio Lorenzini stava si’ parlando con un agente della forestale come abbiamo gia’ visto, ma l’incidente non e’ accaduto mentre i due parlavano bensi’ alcuni minuti dopo, perche’ nel frattempo Sandro e Silvio si erano diretti sugli osservatori al suolo che stavano bruciando sterpaglie per avvisarli di spegnere a mezzo del magafono. E la circostanza era stata confermata da alcuni escursionisti.

La circostanza si legge sia nella relazione della Divisione Provinciale del Corpo Forestale sia in quella di alcuni escursionisti al suolo che, secondo la stessa relazione, avrebbero dichiarato di non aver saputo comunque distinguere le parole che venivano dall’aereo. L’aereo e’ infatti precipitato tra le 15.05 (ora in cui il testimone oculare citato dal rapporto della forestale dichiara di aver registrato l’incidente) e le 15.07 (orario rilevabile dall’orologio rinvenuto dai Carabinieri tra i rottami, come risulta dal verbale che abbiamo gia’ analizzato poco prima).


Invitato “da qualcuno” ad avvisare, a mezzo del megafono a bordo, le persone a terra di spegnere i fuochi, Silvio Lorenzini chiude le comunicazioni intorno alle 15.00, precisa la relazione, confermando di recarsi sulla loro verticale per avvertirle di provvedere a spegnere. E deve averlo fatto perche’ cosi’ hanno riferito anche degli escursionisti (di cui purtroppo il funzionario relatore non ha ritenuto di prendere le generalita’, ne’ chi ha ricevuto quelle dichiarazioni aveva alcuna autorita’, credo, per ottenere le generalita’). Dunque quando il velivolo e’ precipitato e Lorenzini “si e’ trovato giu’” egli non stava piu’ parlando da almeno cinque minuti con nessun interlocutore a terra della forestale.

Ma la confusione di questi riferimenti e’ ben comprensibile in un soggetto fortemente ustionato, che ha subito una serie spaventosa di condizioni da choc appena 76 ore prima dell’interrogatorio, e che e’ soggetto ad un trattamento farmacologico di assoluta rilevanza.

Nella sua frettolosa ansia di trovare una ragione comoda all’incidente, invece, il Magistrato che pure aveva chiuso l’incidente probatorio appena prima, assume totalmente le affermazioni di Lorenzini e tralascia piuttosto di chiedere ai medici curanti e raccogliere nel fascicolo una precisa mappatura della estensione e collocazione “geografica” sul corpo di Silvio Lorenzini delle ustioni, e l’eventuale rilevamento delle tracce di un suo ipotetico trascinamento sul suolo. Una simile indagine avrebbe potuto rilevare come entrambi gli avambracci di Lorenzini risultassero ustionati fino quasi alle ossa, come lo fosse la schiena, e come invece il volto, pur alterato dal calore, ed il torace apparissero stranamente quasi intatti. Ben difficilmente sarebbero state trovate sulle ferite tracce di trascinamento.