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L'Urlo

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Il volto di Sandro come l'urlo di Munch.

 La terribile foto mostra anzitutto come il lato sinistro dell’intero volto e della fronte, oltreche’ l’intero torace, siano irrorati di una materia biancastra (che e’ l’alluminio del cruscotto esploso), e sono “ben visibili” (o mi auguro di riuscire a renderle intelleggibili) tanto la asportazione dell’osso parietale sinistro quanto la presenza di schegge sul torace.

Se mai qualcuno nutrisse dubbi su questa lettura della foto e sulla avvenuta esplosione di un ordigno al fosforo a bordo del piper, diro’ che un giorno nella mia Libreria, alcuni mesi dopo la morte di Sandro, venne a trovarmi un cliente, di professione medico, che svolgeva attivita’ di volo privata nello stesso aeroporto di Cinquale (MassaCarrara) dal quale era decollato Sandro e nel quale erano custoditi i rottami recuperati del velivolo.

Capito’ in una singolare circostanza, e cioe’ mentre ricevevo anche la visita del fratello di Sandro, Marco Marcucci. Egli mi racconto’, davanti a Marco Marcucci, di come fosse stato interpellato dai membri della Commissione Tecnica presieduta dalla Dott.ssa Italia perche’ nella sua qualita’ di medico valutasse alcuni reperti organici rinvenuti attaccati ad un brano del cruscotto ritrovato tra i rottami.

Ebbene, mi disse, si trattava di brani di dura madre cerebrale umana (la membrana che avvolge il cervello, e dunque non poteva che essere di Sandro), ma la particolarita’ e’ che quei reperti umani risultavano non aggrediti dal fuoco. E questo solo una esplosione del cruscotto poteva giustificarlo. La scheggia aveva asportato l’osso parietale e trascinato via quei brani di dura madre, e li aveva spinti fino al fondo del velivolo, la’ dove la massa di fosforo non aveva potuto raggiungerli.

Anche questa circostanza, segnalata ai Magistrati, non e’ stata neppure presa in considerazione, ne’ quel dottore e’ mai stato sentito dalla autorita’ Giudiziaria.

Il suo nome era Alessandro Marcucci - Vogliamo ricordarlo così
Alessandro Marcucci