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Sandro Marcucci

News

Ricordando Giuseppe Fava...

feb 7

Scritto da:
07/02/2012 23:37  RSS

di Vincenza Scuderi, n.22 Casablanca

Giuseppe FavaCi sono elementi narrativi che volentieri si ripetono nell'opera di Pippo Fava, come se a essere raccontate non fossero di volta in volta storie diverse, ma sempre un'unica grande storia osservata da diverse prospettive.
Pensiamo a Passione di Michele (1980), l'ultimo romanzo che Fava poté scrivere. Il titolo lo ruba a se stesso, o meglio alle parole di un proprio personaggio,
un avvocato difensore, che nell’ultimo capitolo di "Prima che vi uccidano" (1976) dirà: “Della passione di Gesù Cristo che visse duemila anni fa sappiamo tutto. Della passione di Michele Passanisi, vita e morte di Michele Passanisi, non sappiamo niente. Un uomo come milioni. Ehè! Tutto ciò è molto scomodo per la giustizia”.
Il Michele di "Prima che vi uccidano" e quello di "Passione di Michele" sono gli sviluppi possibili di uno stesso personaggio:
nel povero cavatore di pietra che diventa bandito senza sapere come, e nel giovane emigrante che in un raptus si farà assassino, è raccolto il marchio di quell'ingiustizia sociale a cui essi vorrebbero sottrarsi ma che continua a dominarli, trasformando la ricerca di dignità in un impossibile riscatto.
Benché sia un testo assolutamente “organico” all'opera di Fava, "Passione di Michele" nasce però da una circostanza particolare, dall'incontro cioè dello scrittore siciliano con un regista tedesco fortemente legato all'Italia, Werner Schroeter. Si conobbero nel 1978, quando Schroeter trascorse un lungo periodo in Italia per girare e montare Nel regno di Napoli.
Il film che Fava e Schroeter progettarono insieme era in parte ispirato a un fatto di cronaca accaduto in Germania qualche tempo prima, che aveva visto l'uccisione di due tedeschi per mano di un giovane immigrato italiano. Prima della sceneggiatura però Pippo Fava scriverà il romanzo, e da questo trarrà la sceneggiatura di cui poi con Schroeter fisserà la versione definitiva (mentre dei dialoghi sarà coautore Orazio Torrisi). Il film, che reca il titolo Palermo oder Wolfsburg (Palermo oppure Wolfsburg), vincerà - ex aequo con Heartland di Richard Pearce - l'Orso d'Oro al festival di Berlino del 1980, ma paradossalmente non verrà distribuito in Italia.
Esso narra, come il romanzo che apparirà nello stesso 1980, di un ragazzo di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, che a metà degli anni Settanta
per aiutare economicamente la famiglia si muove alla volta di Wolfsburg. Giunto in Germania crede d'aver trovato un Eldorado che lo affranca dalla povertà e dalla servitù a un padrone, senza rendersi conto, come gli spiegherà un immigrato napoletano d'idee anarchiche, che anche lì alla Volkswagen c'è un padrone, ma ancora più distante dei latifondisti di Palma, irraggiungibile e senza nome.
Palma di Montechiaro è un cittadina tristemente cara a Fava: la descrive nella raccolta di reportage Processo alla Sicilia (1967) e più volte, anche quando non si farà esplicito riferimento a Palma, l'eco di quelle parole, la visione dolorosa di quelle scene, tornerà ancora nei suoi scritti: un territorio in cui trionfava la mortalità infantile, la povertà era endemica e l'unica reale fonte di reddito della popolazione era costituita dal salario che gli uomini emigrati all'estero spedivano ai familiari.
Da questo mondo ai limiti dell'invivibile proviene dunque il giovane Michele (il cui cognome qui è Calafiore), e vi proviene Nicola Zarbo, abitante di Palma, attore non professionista che nel film interpreta il ruolo di Michele e gli dà perfino il proprio nome: la scelta di Schroeter infatti è quella di sostituire il più possibile i nomi pensati nel romanzo e nella sceneggiatura con i veri nomi degli interpreti, specialmente quando si tratti di attori non professionisti, rendendo come più concreta la volontà neorealista che sottostà al film.
Alla stessa ragione neorealista, ma insieme estetizzante (Schroeter combina, potremmo dire, le due anime di Visconti), si deve il fatto di aver man mano modificato la sceneggiatura in base a ciò che i “non attori” erano in grado di offrire al film (come gli inserti della Passione di Cristo recitata dagli abitanti del paese).
Proprio per questa ragione la differenza più evidente fra il romanzo e il film sarà costituita dalla lingua dei personaggi: nel romanzo anche i personaggi siciliani, come nella tradizione letteraria isolana, si esprimono in italiano ma lasciano intendere il siciliano; i dialoghi del film invece sono in siciliano, in italiano, talvolta in sardo (quando a parlare sono alcuni compagni di lavoro di Nicola provenienti dalla Sardegna, assenti nel libro), e naturalmente sono in tedesco.
Per buona parte del romanzo, invece, a noi lettori non ci è dato sapere che cosa venga detto in tedesco a Michele: esattamente come lui riceviamo delle percezioni, ma non una certezza di quanto venga pronunciato.
Così non sappiamo che cosa gli dica veramente Gabrielle, la ragazza di cui egli si innamorerà al suo arrivo a Wolfsburg, non sappiamo quali siano le parole dei due giovani che Michele ucciderà, amici di Gabrielle, che fin dall'inizio lo prenderanno in giro e gli dimostreranno solo disprezzo.
La nostra comprensione linguistica di lettori cambierà soltanto nell'ultima parte del romanzo, dopo l'omicidio, quando assisteremo al processo. A quel punto ci sarà chiara ogni singola parola. È come se la presenza degli interpreti in tribunale valesse anche per noi: adesso anche noi lettori possiamo sapere che cosa viene detto intorno a Michele lassù in Germania; è Michele invece che non sarà comunque in grado di capire nulla di ciò che accade intorno a lui, avvolto in uno stato allucinatorio. Nel film questo suo distacco dalla realtà circostante sarà reso, iconograficamente, dalla scelta di conferire a Nicola Zarbo la postura di Renée Facolnetti nella Passione di Giovanna d'Arco di Dreyer, con il viso estatico e lo sguardo perso verso l'alto.
Mentre un elemento in comune fortissimo fra il romanzo e il film sarà, in quest'ultima parte, la deformazione della realtà attraverso le allucinazioni di Michele/Nicola: in entrambi i casi potremo “vederle”, con un passaggio netto da un neorealismo talvolta estremo a un vero e proprio espressionismo.
Noi lettori/spettatori, quando giungiamo al processo, sappiamo bene che è vero, Michele ha ucciso due ragazzi poco più grandi di lui, Hans e Gustav, reagendo in modo smisurato con la lama del suo coltello all'ennesimo atteggiamento spocchioso dei due giovani, e al fatto che poco prima alla festa organizzata dalla Volkswagen la ragazza di cui lui si è innamorato gli ha preferito i due ed ha ballato con loro; ma sappiamo anche che con quella lama Michele/ Nicola ha reagito a tutta l'incomprensione e il disprezzo che sente ricadere su di sé e a tutto quel mondo che non capisce.
Noi sappiamo bene, perché l'abbiamo visto con i nostri occhi, che Michele/Nicola giù a Palma era felice pur in una realtà di degrado: trascorreva le giornate con gli amici che si raccoglievano attorno al maestro Roberto, musicista appassionato di Bellini che a Bellini si atteggiava con aria melodrammatica, attraversava in groppa al suo cavallo gli scorci più belli delle campagne di Palma; mentre a Wolfsburg vive l'alienazione dell'immigrato inserito in un contesto di per sé alienante qual è quello della fabbrica.
Sarà Giovanna (interpretata nel film da Ida di Benedetto), la proprietaria di un bar a Wolfsburg che è punto di riferimento specialmente per immigrati italiani, che, chiamata come teste, sottolineerà la grande contraddizione di provenire da un paese dove regna la bellezza e insieme la maledizione della povertà e del degrado, lei che ha perso un figlio perché l'ospedale più vicino a Licata distava cento chilometri. E le parole di Giovanna sulla situazione di quel territorio, tanto nel romanzo quanto nel film, sono quasi alla lettera le parole che Fava aveva scritto in Processo alla Sicilia, parlano di città senza fognature, di bambini che muoiono e che pure sono l'unica ricchezza di quella terra, parlano di emigrazione.
A completare il ragionamento di Giovanna, nel romanzo vi sarà un'altra figura, l'avvocato difensore italiano, sviluppo in fondo di quell'avvocato che appare in Prima che vi uccidano. L'avvocato pronuncerà un'arringa con cui sa che non potrà far assolvere Michele, ma potrà istillare con le sue parole il dubbio, un dubbio che va ben al di là del singolo caso giudicato in quel tribunale: “E allora io ho questo dubbio...
Questo dubbio, questo dubbio... Tutte queste cose nell'animo umano, le cose che esistono nel mondo e nessuno le vede, che la società rifiuta, che la giustizia esclude...
Tutto questo non può fare soltanto la pazzia di un ragazzo e la morte di un altro giovane, ma una cosa così orribile, da un momento all'altro così spaventosa... Fate conto che un giorno tutti gli uomini che muoiono di fame nel mondo, un giorno vengano qui... morti per morti, e comincino a uccidere Hans e Gustav e tutti gli Hans e Gustav di questo paese...”.

"Rita Atria" - Primo Piano

Bari: il Melograno della legalità rubato...
ripiantato in meno di 48 ore

Alla nostra Associazione il premio Parmaliana

In Viaggio con Rita Atria e Stefania Noce



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DIRETTO e INTERPRETATO

DA STEFANIA MULÈ

“In Viaggio con Rita Atria e Stefania Noce”, il cui format è firmato dall’Associazione Culturale immaginARTE, è uno spettacolo che con il quale si vogliono ricordare queste due giovani donne, facendo “Memoria Attiva” delle loro Idee e delle loro lotte, attraverso le poesie ed i pensieri di Stefania Noce, volata per mano assassina su una Stella, le vicissitudini di Rita Atria ed il significato simbolico delle loro rose rosse, la Musica che ascoltavano…. “In Viaggio con Rita Atria e Stefania Noce” narra di queste due giovani donne, attraverso un Viaggio tra le Idee, i Sogni, le Speranze, che raccontano, innanzitutto, le loro Vite.

In questo modo, ricordare la loro “partenza” diviene pietra miliare che segna Impegno, specchio della propria coerenza.

http://www.stefaniamule.it/ac-immaginarte/blog/in-viaggio-con-rita-atria-e-stefania-noce/

... in primo piano

Intervento di Nadia Furnari al Parlamento Europeo nell'ambito dell'iniziativa organizzata da EFDD

Tutti gli interventi all'indirizzo: https://www.youtube.com/watch?t=8105&v=GzrezGJauWU

Verità e Giustizia per Sandro Marcucci ...

"Finche’ il sangue dei figli degli altri varrà meno del sangue dei nostri figli, fin quando il dolore degli altri per la morte dei loro figli, varrà meno del nostro dolore per la morte dei nostri figli, ci sarà sempre qualcuno che potrà organizzare stragi in piazze, banche o stazioni, su treni o su aerei, con bombe o missili, con la certezza di rimanere impunito."

Sandro Marcucci
 

"Con le nostre storie e con il nostro impegno... dobbiamo avvicinarci agli altri..."


La bellezza contro la mafia

 
                                   
   

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Radiazione Ciancarella - Firma falsa Pertini

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Rita Atria

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Sandro Marcucci

Aspetta Giustizia dal 2 febbraio 1992


Rita Atria a Teatro...

Una collaborazione con A.C. immaginARTE di Stefania Mulè

Stefania Mulè - Teatro Rita Atria Stefania Noce

"E' una delle più belle manifestazioni di ricordo e di lotta e di richiesta di verità e giustizia a cui io abbia mai partecipato. Siete stati veramente bravi ma non solo bravi.Ci vuole anima ci vuole cuore, ci vuole passione per fare quello che avete fatto"

Franca Imbergamo (Distrettuale Nazionale Antimafia - Roma)

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Informazione di Frontiera

Casablanca


20 Anni: 1994 - 2014

Il Ventennale a Milazzo ...
prossima tappa in autunno a Bari


 


 

Memoria Attiva (WITKO)
pensato e scritto per i 20 anni
dell'Associazione Antimafie "Rita Atria"

Noi non siamo l'individuo medio metropolitano 
Giustizieri parolieri 
Da un comodo divano 
Noi pensiamo che giustizia 
Sia una parola amica 
Che contiene in se il rispetto e il suono alto della vita 
il suono alto della vita
Siamo nati da vent'anni e portiamo un nome buono 
Una lacrima di rabbia 
E speranza dentro al cuore 
speranza fa rumore 

E avanti
a mani nude
E pugni chiusi
Senza avere paura

Avanti
La verità non sa morire
Avanti
Il mondo è fatto per cambiare
E' mio

 I nostri passi fuori dai cancelli americani 
Sono un no deciso e secco 
Come i calli delle mani 
A macchine di morte a segreti senza fine 
Alle prese per il culo di cent'anni di regime 
Il pesce puzza sempre dalla testa e quell’odore 
Anche se cambi l'aria 
La puzza non si muove 
Se il pesce resta al sole


E avanti
a mani nude
E pugni chiusi
Senza avere paura
Avanti
La verità non sa morire
Avanti
Il mondo è fatto per cambiare
è anche mio
 

Grazie a questa gente
Che condivide il senso
Che esiste un mondo nuovo
A volerlo fino in fondo
Puoi cercarci nelle piazze
Al di fuori dei palazzi
Dove mischiano le carte
E la chiamano la legge
Puoi cercarci nei quartieri
Dove brucia la speranza
Dove è scritto no alle mafie
Dove è scritto
Resistenza 
Dove è scritto
Resistenza 


Io non ho paura
Di aver paura
Io non ho paura 
Di aver paura

Io non ho paura