Rita Atria

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Dal 1994 l'Associazione Antimafie "Rita Atria" si occupa di legalità. Lo fa pensando che la giustizia debba essere cosa di questo mondo, e cercando ogni giorno di dare il proprio contributo perché questo accada. Per noi giustizia è occuparsi della storia di Graziella Campagna, Ignazio Aloisi, Sandro Marcucci e di tutti coloro che sono vittime dimenticate o non riconosciute ; significa occuparsi di legalità con i ragazzi delle scuole; battersi per le Vittime della strage di Ustica, quelle che si trovavano sull'aereo e quegli "ipotetici Testimoni" che inspiegabilmente sono morti in seguito; combattere insieme ai Testimoni di Giustizia perché non siano persone-ombra, ma cittadini che godono d'ogni diritto; sostenere l'acqua pubblica; promuovere e fare un'informazione indipendente... e tanto, tanto altro.... per portare avanti tutto ciò vi chiediamo un piccolo contributo perché la nostra libertà è dovuta al  fatto che le nostre uniche fonti di finanziamento sono i nostri stipendi e le donazioni...
Palermo 28 settembe 2006

“Ma dove voglio andare a sessant’anni”? E’ la prima frase che mi ha detto stamattina Graziella (Proto - Direttrice di Casablanca, n.d.r.) quando ci siamo sentite al telefono.
E’ una domanda retorica perché lei sa perfettamente che la sua coerenza e la sua voglia di lottare non appartiene al tempo ma ad un modo di essere vivi in questa terra di anime “morte”.
Non credo di essere la persona più giusta per raccontare Graziella, perché ogni volta che la incontro è una scoperta, ma non posso non raccontare un’altra storia di donne siciliane che non mollano. Fortunatamente lei non è né morta, né sottoposta a programma di protezione, ma lotta in una città stanca e disillusa che si chiama Catania.
Graziella non è nata “ieri”, è la persona sulla quale grava tutta la scomoda "eredità" de “I Siciliani” di Pippo Fava. E sì, Graziella era una dei Siciliani, come Riccardo (Orioles, n.d.r). E’ bello vederli ancora insieme, credere nelle stesse cose in cui credevano prima di quel terribile 5 gennaio del 1984 . Il senso dell’articolo 21 per loro non si è corrotto con gli anni. Non sono diventati “responsabili” cioè equilibristi dell’informazione pur di barattare un finanziamento. Ed è per questo forse che le banche, nonostante un credito iva non indifferente, hanno chiuso tutte le porte a Graziella Proto, quindi a Casablanca, quindi a noi tutti.
Quante volte abbiamo sentito dire che c’è un altro modo di uccidere le persone: umiliarle. Le umiliamo con il silenzio dei benpensanti, le umiliamo con la nostra esigenza di abbattere a tutti i costi coloro che possono metterci in ombra con la loro genialità e con la loro capacità di raccontare i fatti anche a costo di rendersi impopolari. Cara Graziella, non sei tu che ti devi chiedere dove vai a sessant’anni. Siamo noi tutti, quelli che a quasi 40 anni ci sentiamo arrivati e quindi dispensatori delle nostre verità tanto da considerarle le uniche possibili.
Noi abbiamo bisogno di te, della tua penna perché quando fai scorrere le parole sulla carta… sappiamo che non ci stai mentendo. 

Nadia e tutti i ragazzi e non dell'Associazione

Ben-Partita Casablanca
di Umberto Santino
Alcuni compagni dei “I Siciliani” e di altre avventure riprendono a fare sentire la loro voce, con un giornale dal titolo nordafricano. Certo, l’Africa in Sicilia è a due passi ma pure a molte migliaia di “clandestini” e a qualche migliaio di morti. Una misura già colma ma che non accenna a svuotarsi. Cos’è la Sicilia di oggi, vent’anni dopo “I Siciliani”, dopo Pippo Fava, quasi trenta dopo Peppino Impastato? Per fortuna non c’è solo Provenzano, finalmente scovato a due passi da casa con la “pista bucato”. Non c’è solo la borghesia mafiosa, espressione che è ormai un luogo comune (ma sembrava uno sproposito quando la usava Mario Mineo e in tempi più recenti chi scrive è stato tacciato di andare appresso a “suggestioni”). Ci sono i giovani delle cooperative e dell’antiracket e ci sono vecchietti che non si sono rassegnati a mettersi in pensione. La memoria è stata tenuta viva, nonostante i riti commemorativi sputtanati dall’unanimismo, e qualche scampolo di progetto è andato in porto o si è fatto strada. Ora siamo arrivati a un bivio. Da una parte il berluscon-cuffarismo, all’insegna del clientelismo e dell’illegalità, dall’altra una possibilità di rottura e di nuovo cammino. E’ difficile, ma non impossibile. A una condizione:che si sappia che non ci sono né salvatori né sante rosalie. Che non bisogna replicare deleghe e cambiali in bianco. Che se ci si vuole liberare, da mafie e tutto il resto, bisogna porre mano a un progetto ed essere in tanti. Mettendo al centro il problema-chiave della Sicilia: sottrarre al servaggio del bisogno buona parte della popolazione. Per questo cammino di resistenza-liberazione l’informazione dovrebbe svolgere un ruolo essenziale (anche qui evitando mitografie e profetismi). Pertanto, ben-tornati'/ ben-partiti vecchi giovani di Casablanca.

Quel furto a Casablanca...solidarietà di facciata ma in pratica chi si può permettere ben 2 euro al mese lo pretende gratis... in cambio... tante parole inutili... 
 
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