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“Non parlo più” a Monaco (Vittorio Nevano) - Storia di Rita Atria

lug 8

Scritto da:
08/07/2017 23:25  RSS

“Non parlo più” a Monaco (Vittorio Nevano)

“Il circolo cento Fiori”,”Il forum Italia “,”Filmstadt Munchen” hanno organizzato la proiezione del film televisivo “Non parlo più”
Sala pienissima ,pubblico attento , partecipe e dalle tante domande. Un privilegio per qualsiasi regista. Il film si avvale della sceneggiatura di Nicola e Giuseppe Badalucco e Damiano Damiani e della regia di Vittorio Nevano. Un film civile ,incentrato sulle vicende di Rita Atria, testimone di giustizia e figura chiave in molti processi di Paolo Borsellino.
“Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. ? Se ognuno di noi prova a cambiare, ce la faremo” (Rita Atria )
Sono state particolarmente apprezzate le interpretazioni di 
Lorenza Indovina, Luigi Diberti. Anna Bonaiuto, Giusi Cataldo, Daniele Liotti e Arturo Paglia.
Dopo quattro ore di proiezione il pubblico ha continuato a fare domande sul film, sugli autori ,su Rita Atria , Borsellino e Falcone. Una meraviglia ! Sono stati letti messaggi tra i quali particolarmente toccante quello di Nadia Furnari dell’Associazione Atria 
Domande e varie su Badalucco e Giampaolo Sodano direttore Rai, e promotore di film come “Non parlo Più”
E’ stato proposto una serie di proiezioni nelle Università Tedesche. 
Un grazie agli organizzatori

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La Lettera inviata a Monaco e affidata a Vittorio Nevano

Ringraziamo Vittorio Nevano per l'affetto e l'impegno manifestati in questi anni e lo ringraziamo soprattutto per essere stato il regista di quella fantastica fiction, “non Parlo più”, che ha rappresentato la vita di Rita Atria come mai nessun altro prodotto cinematografico ha fatto.

Quando qualcuno ci chiede di parla di Rita noi preferiamo far parlare proprio lei attraverso il suo diario, attraverso quelle parole che bisogna leggere e rileggere per farle arrivare fino in fondo al cuore e alla testa.

Il 26 luglio di quest’anno sarà il 25° anniversario da quel Salto verso le sue “Stelle”. Quanta retorica in questi anni, quanta ipocrisia di oratori senza memoria che hanno sempre dimenticato che Rita non è solo vittima della mafia ma è soprattutto vittima di una società che l’ha lasciata sola e di uno Stato che non ha saputo trasmettere sicurezza dopo l’omicidio di Paolo Borsellino. E Rita era sicura che l’avrebbero trovata e l’avrebbero uccisa; perché Rita non ha mai esitato di raccontare anche dei poteri intoccabili.

Paolo Borsellino, lo zio Paolo, per lei è l’ultima speranza per credere nella Giustizia e lo scrive Rita:

“L'unica speranza è non arrendersi mai. Finché giudici come Falcone, Paolo Borsellino e tanti come loro vivranno, non bisogna arrendersi mai, e la giustizia e la verità vivrà contro tutto e tutti. L'unico sistema per eliminare tale piaga (la mafia, ndr) è rendere coscienti i ragazzi che vivono tra la mafia che al di fuori c'è un altro mondo fatto di cose semplici, ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei, non perché sei figlio di questa o di quella persona, o perché hai pagato un pizzo per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.”

Ma Falcone e Borsellino sono stati uccisi e Rita capisce che per lei è la fine… Già…La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci.

“Non mi preoccupa il fatto che dovrò morire ma che non riuscirò mai ad essere amata da nessuno. Non riuscirò mai ad essere felice e a realizzare i miei sogni.[…] Nessuno potrà mai colmare il vuoto che c'è dentro di me, quel vuoto incolmabile che tutti, a poco a poco, hanno aumentato. Non ho più niente e nessuno, non possiedo altro che briciole.[…] “

“Attendere chi. O cosa? Forse una speranza - l’illusione di cambiare ciò che ti circonda talmente complicato perché sai che mai ciò che è stato rubato ti potrà essere restituito puoi gridare, piangere, soffrire, ma nessuno ascolterà, nessuno ti capirà anzi ti giudicherà.”

Quanta consapevolezza nelle parole di Rita, per la società sarebbe stata la figlia di un boss di mafia e per la mafia una “infame”. Dov’è la via di fuga se anche la società cosiddetta civile ti abbandona?

“Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.

Tutti hanno paura ma io l'unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarci.

Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta.”

Da 23 anni noi proviamo a fare Memoria Attiva di Rita attraverso le parole sul suo Diario; non servono grandi discorsi perché la grandezza di questa ragazzina di 17 anni la si evince da ogni sillaba… perché dopo aver letto le poesie, il suo tema, i suoi pensieri è impossibile non trovare Rita nelle tante solitudini sociali, politiche e giudiziarie “la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”… ma “se ognuno di noi prova a cambiare… forse ce la faremo”.

Nadia Furnari

Direttivo Ass. Antimafie Rita Atria

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