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Premio Parmaliana: il bilancio

set 2

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02/09/2016 12:19  RSS

A distanza di pochi giorni, dopo essermi data il tempo per riflettere e valutarne l’esito, considerata l'importanza, è giusto che da presidente mi esprima ufficialmente sulla manifestazione legata al “Premio Adolfo Parmaliana” visto che, quest’anno, per la prima volta, è stato organizzato dalla mia Associazione, dopo le precedenti edizioni volute da Gioacchino Messina, allora presidente del Circolo Arci Senza Confini.

Premio Adolfo Parmaliana
Organizzare questo Premio è stato per noi un onore e una grande responsabilità, perché il professor Adolfo Parmaliana è stato un uomo che, come lui stesso ha detto lucidamente di sé nel suo testamento morale, con coraggio e determinazione ha denunciato il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti corrotti dello Stato e deviati, non consentendo a nessuno di loro di offendere la sua dignità di uomo, di padre, di marito, di servitore dello Stato e di docente universitario, non scendendo mai a compromessi pur nella più abietta solitudine in cui lo avevano relegato.

E proprio perché la solitudine, l’isolamento e la delegittimazione sono alcune delle armi più comunemente usate da chi vuole ridurre al silenzio chi non volta il capo di fronte alle ingiustizie e alle illegalità, abbiamo voluto parlare di libera informazione, dell’informazione indipendente e di coloro che cercano di portare avanti il “giornalismo etico” così come lo aveva concepito Giuseppe Fava, un giornalismo fatto di verità, che non fa sconti né favori a nessuno, nonostante i prezzi da pagare e i rischi siano altissimi.

Le relatrici erano praticamente tutte donne e non per dare un tocco di femminilità alla serata, ma per dare voce a chi, oltre a quanto appena descritto e nonostante il periodo storico avrebbe dovuto abbondantemente vederle superate, è sottoposta ancora oggi a quelle discriminazioni di genere che tengono lontane le donne da posizioni di prestigio e ai beceri giudizi, derivanti da strascichi culturali di stampo patriarcale e maschilista, tendenti a denigrare e screditare serietà, competenza e passione civile e che rendono ancora più difficile la scelta di intraprendere un cammino già impervio per sua stessa natura.

Unica presenza maschile quella di Goffredo D’antona, avvocato penalista, professione dove riversa tutta la sua passione per l'impegno nel sociale, che ci ha illustrato come le querele e le citazioni per danni infondate nei confronti di giornalisti “scomodi” possano inserirsi, con giusto titolo, tra gli atti compiuti a scopo intimidatorio e di come tale fenomeno sia in forte espansione.

Dalle preziose parole di Graziella Proto, Palmira Mancuso e Grazia Bucca che hanno raccontato le loro storie di denunce, di determinazione, di passione civile, di esperienze vissute a vivo, di realtà vicine e lontane, abbiamo potuto constatare che un giornalismo serio e libero può esistere, e che ancora vi può essere la speranza che qualcosa possa cambiare, considerato che c’è ancora chi non si arrende al “quieto vivere”, al servilismo, alla connivenza, cose che, specialmente nel campo dell’informazione, in Italia, hanno assunto ormai una dimensione che in molti casi supera i limiti della decenza.
Al convegno avrebbe dovuto intervenire anche Alessia Candito, che suo malgrado e con nostro dispiacere non è potuta essere con noi a causa di un malessere di stagione.
Coordinatrice del convegno, un'altra donna d'eccezione, Nadia Furnari, attuale vicepresidente e elemento portante oltre che punto di riferimento per gli appartenenti all'Associazione e non solo, che con la sua capacità dialettica ha saputo unire tutte queste testimonianze, queste voci apparentemente diverse, in un unico canto corale, così da far emergere che le battaglie e le azioni fatte in nome dei medesimi ideali uniscono sempre anche le realtà apparentemente lontane.

La parte che mi ha emozionato di più è stata sicuramente la cerimonia dei premi, eccezionalmente due, scolpiti su pietra dall'artista Salvatore Valenti, e consegnati dai figli Gilda e Basilio di Adolfo Parmaliana ed in presenza anche della moglie Cettina Merlino e del fratello Biagio.
Tale emozione particolare è sicuramente derivata dalle persone scelte per ricevere questo insigne premio, ossia Graziella Proto e Mario Ciancarella, e dalla convinzione che, con molta franchezza, credo che non avremmo potuto fare una scelta migliore: pochi in Italia possono vantare come loro due una vita sacrificata sull'ara della verità e della giustizia, pochi possono dirsi, senza paura di essere smentiti, di essere una donna libera, un uomo libero.
Le motivazioni, pubblicate in calce, spiegano in minima parte il valore intrinseco di queste due persone, eccezionali nella loro disarmante naturalezza e semplicità, intrisi di quell'umiltà che appartiene solo ai grandi, a chi non ha bisogno di dimostrare nulla.
All'interno della manifestazione altre due perle hanno arricchito una collana già preziosa.
La mostra fotografica “Bakur - Immagini di un popolo resistente” della giornalista e fotorepoter Grazia Bucca che ha documentato con coraggio, denunciandola con le sue immagini crude, con il suo sguardo filtrato solo dall'obiettivo della sua macchina fotografica, la condizione disumana in cui è costretta a vivere la popolazione curda perseguitata dal governo turco, rompendo il silenzio imposto con la connivenza dei potenti del mondo e di gran parte dell'informazione. Le sue toccanti fotografie hanno definito idealmente lo spazio dell'Atrio del Carmine, dando anche allo spazio fisico che circondava gli spettatori un significato fortemente legato alle tematiche trattate, incorniciandolo simbolicamente con la bellezza dei suoi scatti carichi di verità scomode.

E dulcis in fundo lo spettacolo “Il sangue limpido del mare” di e con l'artista Stefania Mulè, regista ed interprete che insieme a Paolo Scatragli, chitarrista e autore del testo da cui l'opera è stata tratta, hanno donato la loro arte, con grande generosità e sensibilità.
Anche in questa delicata opera si è parlato in maniera garbata di diritti negati e di riscatto e lo si è fatto stupendo ed emozionando gli spettatori presenti attraverso immagini, proiezioni, suoni, colori musiche e naturalmente con la magnifica voce dell'artista che è riuscita a raccontarci, come fosse una fiaba, il difficilissimo percorso di una donna attraverso la scoperta di sé e la sua battaglia contro le discriminazioni di razza, di genere, di sesso.

Questo evento, nella sua complessità, deve la sua riuscita al lavoro di tutti coloro che hanno dato il loro apporto prezioso, piccolo o grande che sia stato, gratuitamente e con passione, a loro va tutta la mia gratitudine.

L'ultimo pensiero, però, voglio dedicarlo a Simona Scibilia, nostra compagna, sorella, amica che pur non essendo più con noi per una crudeltà del destino, ci fa sentire sempre la sua presenza e il suo incoraggiamento, anche se non possiamo sentire più la sua voce, il calore dei suoi abbracci, il suono coinvolgente della sua risata né vedere la bellezza del suo sorriso disarmante.
 

Santina Latella
Presidente dell’Associazione Antimafie Rita Atria
 
Motivazione per Graziella Proto:
Dare un premio per l'attività giornalistica a Graziella Proto è quasi un atto scontato: lei è Graziella Proto, la giornalista che ha avuto come mentore Pippo Fava, che ha preso sulle sue spalle il peso del giornale I Siciliani, perché sentiva il dovere di portare avanti il giornale per il quale il suo amico e maestro era stato crivellato dal piombo mafioso, pur sapendo che questo avrebbe cambiato del tutto la sua vita anche professionale, la sua carriera di biologa e di ricercatrice oncologica, pur sapendo di dover farsi carico di un fardello di debiti e solitudini assordanti.
Potrei citare una moltitudine di esperienze del suo curriculum come la sua collaborazione con Enzo Biagi, quando si occupò dell’inchiesta sulle rivelazioni fatte dal pentito Calderone sui quattro ragazzini uccisi dal clan dei Santapaola;
o del suo lungo cammino politico, oltre che giornalistico, con Sandro Curzi e Liberazione;
del suo lavoro con Avvenimenti, della creazione di Casablanca prima nella versione a stampa e poi online.
Ma Graziella Proto è una grande giornalista perché è una magnifica persona, una grandissima donna.
Si può essere degli ottimi giornalisti ma per essere una giornalista come lei ci vuole ben altro che la capacità di scrivere un buon articolo o una buona inchiesta.
Ed è per questo che questo premio che quest’anno, per la prima volta, viene organizzato dalla mia Associazione, è un riconoscimento che per noi va oltre i suoi risultati professionali, è un riconoscimento a lei nella sua interezza.
La descrissi una volta con 6 aggettivi: dissi di lei che è una donna magnifica, indomita, mai scontata, partigiana e resistente, irriverente, oggi aggiungerei ironica ed autoironica, e nonostante tutte le vicissitudini che ha attraversato per avere scelto di essere libera e di assumere il vincolo morale di perseguire verità e giustizia, leggera, della leggerezza di cui parla Italo Calvino nelle sue Lezioni americane, quasi a dimostrare che la pesantezza del mondo può essere sconfitta solo dal suo contrario.
Graziella la si percepisce ancor prima di conoscerla, quando la si conosce la sua incontenibile energia arriva come un'onda ancor prima della sua voce, è un'energia fatta di coraggio, coscienza, etica, morale, senso della giustizia, forza interiore. Quando decide di intraprendere una battaglia è implacabile come la lava del Vulcano che l'ha vista crescere, irrefrenabile.
Ma in fondo per decidere a chi assegnare questo Premio Adolfo Parmaliana per la libertà di stampa e di espressione e per motivare la scelta della decisione ci sarebbe bastato semplicemente pensare a chi poteva essere all'altezza delle parole con cui Pippo Fava, in un editoriale del Giornale del Sud, nel 1981 spiegava cosa intendeva per giornalismo:
Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze, che non è stato capace di combattere.
Ecco: Graziella questa capacità ce l'ha innata.
 
Motivazione per Mario Ciancarella:
Perché... "E' impossibile pentirsi".
La motivazione dle premio risiede nella storia di Mario Ciancarella e la riassume lui nella prefazione di un libro scritto e da aggiornare. Perché è una storia che in molti avrebbero voluto seppellire e relegare ai margini. Una storia che R-Esiste e che riserverà ancora tante sorprese. Una Storia di un Partigiano dei nostri tempi.


"Questa è la storia di un perdente. Una storia iniziata sui banchi e sui piazzali della Accademia Aeronautica e approdata sui banchi degli imputati in procedimenti militari - penali e disciplinari - che si sono conclusi con l'infamante provvedimento della rimozione dal grado e della conseguente espulsione dalle Forze Armate. Ma è una storia non ancora conclusa, anche se molti ed in molti modi avrebbero voluto scrivere la parola 'Fine'".
[...]
"Certo potremmo chiederci "che senso abbia" bruciare così la vita propria e quella dei propri cari, ed avere la amara sensazione che si tratti soltanto di gocce inutili in un grande ed arido deserto. Potrebbe sembrarci lontano ed insignificante quello che scrissero con tanta serena dignità e forza - senza nascondere nè le paure, nè la amarezza, umanissime - i tanti condannati a morte della Resistenza, di ogni ceto sociale e di ogni livello culturale. 

Ma può essere utile pensare che, se ogni goccia compie con fedeltà il suo percorso, è indubbio che le gocce finiranno per incontrarsi e diverranno sorgente e poi ruscello e poi fiume ed infine mare. Tutto questo non è poesia ma la Legge fondamentale della Vita, immutabile. Dove essa viene tradita tutto diviene arido ed infecondo. Questa semplice certezza è stata la pelle ed il sangue di ciascuno di noi. La sofferenza e la consapevolezza di "aver perso" non possono mutare il giudizio finale: 'E' impossibile pentirsi'" .



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