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Solidarietà a Luca Casarini

lug 5

Scritto da:
05/07/2016 17:35  RSS

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IL TESTO DELL'APPELLO PER LUCA. 

Per sottoscriverlo basta aggiungere il proprio nome nei commenti (al post indicato nel link sopra riportato)

L’attivismo politico non è criminale: per Luca Casarini

Alcuni di noi hanno conosciuto Luca quando si è trasferito a Palermo, altri lo conoscevano da prima.
In questi anni abbiamo incontrato Luca nei cortei No Mous a Niscemi, l’abbiamo visto in un teatro cittadino seduto accanto al futuro primo ministro Tsipras, l’abbiamo sentito discutere libri sulla disobbedienza civile in posti occupati con professori universitari, interloquire con Maurizio Landini sulle nuove forme del lavoro cognitivo e precario al cinema De Seta all’interno del movimento “I Cantieri che vogliamo”, sostenere l'esperienza della “Casa di tutte le genti”, un progetto di asilo per le donne migranti, e tante altre cose ancora, impossibili da elencare tutte.
L’abbiamo visto anche cenare alla Kalsa con sua moglie, giocare con i suoi figli a Villa Garibaldi, guidare nel traffico caotico della città, frequentare le aule di un corso universitario, mettere musica alle feste, condividere la sua condizione di lavoratore a partiva iva con i colleghi del cooworking di via Re Federico.
Tutto questo sempre e comunque alla luce del sole, rimanendo quello che è sempre stato: un attivista impegnato nel progetto di cambiamento della società che pensa che le questioni sociali meritino una risposta politica. Le condanne che lo riguardano sono tutte legate a mobilitazioni sociali e politiche (il diritto all’abitare, l’uso delle biotecnologie nell’industria alimentare, la reclusione dei migranti nei centri di detenzione, la contrarietà alla guerra in Iraq a cui l’Italia ha partecipato in spregio alla Carta costituzionale), condivise e partecipate da migliaia di persone in tutta Italia.
Questioni sociali fatte oggetto di battaglia politica, scegliendo forme e modi di lotta che hanno avuto un risvolto penale.
Coerentemente Luca non si sottrae a questa dimensione, rivendicando il diritto di trasgredire leggi ingiuste e accettandone le conseguenze, sapendo che anche questo è terreno di conflitto politico. Riteniamo, tuttavia, che la condanna a tre mesi di detenzione domiciliare, col divieto assoluto di comunicare con l'esterno, negando la possibilità di commutare la pena nell'affidamento ai servizi sociali, sia del tutto sproporzionata. Così come riteniamo inaccettabile l’allusione che la questura di Palermo fa ad un possibile legame tra il suo attivismo politico e la criminalità, organizzata e non, sapendo che in questa città “criminalità organizzata” significa “Mafia”.
Non possiamo per Luca e per tutti gli altri, accettare questa criminalizzazione dell'azione politica. Organizzarsi a partire dai bisogni sociali e lottare per cambiare la società e ridurne le disuguaglianze è una azione politica, un fatto collettivo e di massa e non ha niente a che fare e spartire con la sopraffazione della criminalità, organizzata e non.
Luca ce lo ricorda ogni giorno con le sue scelte e le sue azioni e per questo non accettiamo che venga imbavagliato.

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