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Roma: «In marcia contro il razzismo per Mor Diop e Modou Samb»

dic 16

Scritto da:
16/12/2011 19:35  RSS

«In marcia contro il razzismo per Mor Diop e Modou Samb»

 

FiaccolataAnnie Gehnyei racconta la fiaccolata per ricordare i due cittadini senegalesi uccisi a Firenze Roma, 14 dicembre 2011 - "C'era sopratutto tanto dolore e tanta rabbia. Abbiamo percorso le strade di Roma cantando e suonando, abbiamo marciato esprimendo il nostro lutto in silenzio tra la folla che si affacciava curiosa dai negozi ancora aperti. Qualcuno ha capito e si è unito a noi. Abbiamo concluso la fiaccolata con un momento di raccoglimento e di preghiera in cui ciascuno a suo modo ha espresso il suo pensiero e il suo dolore. Molto tocccante". Con queste parole, Annie Gehnyei, una giovane vocalist e speaker radiofonica 31enne italiana-in-attesa-di-cittadinanza dalle orgini liberiane, racconta la fiaccolata contro il razzismo di cui è stata promotrice e che ha avuto luogo a Roma, a seguito dei tragici eventi avvenuti a Firenze il 13 dicembre scorso, costati la vita a due cittadini di origine senegalese, Modou Samb e Mor Diop.

"Appena ho letto sul giornale le notizie su quanto successo a Firenze, non potevo crederci. Ho chiamato subito Moustapha Mbengue, un mio amico oltre che musicista che collabora con me e l'ho sentito scoppiare in lacrime perchè Modou Samb era un suo caro amico. Quindi ho deciso di rimboccarmi le maniche e di mettermi in moto. Ho subito creato l'evento su Facebook, ho contattato giornali e fatto quel che potevo perchè non si poteva rimanere in silenzio di fronte a una cosa del genere". Un tam tam immediato che, partendo da Facebook coinvolge associazioni, gruppi e singoli cittadini di qualsiasi nazionalità e età. Capita che gli stranieri subiscano in silenzio, un po' per paura e un po' rispetto. Anche dove c'è sofferenza bisogna mantenere il sorriso, questa è la norma. Stavolta no, stavolta bisogna rompere questo silenzio. Bisogna dare voce al dolore. Bisogna farsi sentire.

In Piazza del popolo il 14 dicembre, a marciare accanto alla comunità senegalese, sono subito accorse tutte le comunità di immigrati africani e non, ma anche meticci, italiani. Tutti uniti nel ricordo di Modou Samb, Diop Mor, i tre ragazzi feriti (Moustapha Dieng, 34 anni, Sougou Mor, 32 anni e Mbenghe Cheike, 42 anni) e, attraverso loro, tutti coloro che ogni giorno subiscono il razzismo di un paese che alle soglie del 2012 si dimostra completamente multietnico nella realtà dei fatti ma non nella pratica.

"Ho immediatamente coinvolto le G2, le seconde generazioni di immigrati. chi più di loro poteva essere interessato?", continua Annie. Sono, infatti, i figli di immigrati, le prime vittime del razzismo. Di un razzismo prima di tutto amministrativo e burocratico. Non si può vivere come clandestini nel paese in cui si è nati, lottando quotidianamente per il permesso di soggiorno e gli altri documenti previsti da una burocrazia che antepone lo ius sanguinis allo ius solis, rendendo non italiani anche coloro i quali nascono in Italia da genitori non italiani e rendendo complesso ed estenuante il percorso per il raggiungimento della cittadinanza. Costretti ogni giorno a fare i conti anche con la farraginosa macchina della burocrazia e con limitazioni e vincoli di ogni tipo, i nuovi e le nuove italiane vivono ogni giorno in bilico tra la loro doppia cultura, sentendosi italiani senza però esser riconosciuti come tali.
Anche la politica ha le sue responsabilità. "Lo dimostra il fatto che un immigrato non venga riconosciuto come cittadino. Modou Samb, ad esempio, era in Italia da 10 anni. Qualche giorno fa aveva raccontato a Moustapha che i suoi genitori lo aspettavano in Senegal ma per un problema di documenti non è potuto andare a trovarli. Non poteva lasciare l'Italia, e ora...".

Tra i prossimi appuntamenti la manifestazione antirazzista prevista per sabato 17 con partenza alle ore 15 da Piazza Dalmazia proprio nella Firenze della strage. "Sabato saremo a Firenze. Stiamo organizzando pullman da tutta Italia. Saremo tanti e uniti. In molti temono la rivolta ma io credo che non sarà così. Quello che vogliamo è esserci e farci sentire". L'ombra di Rosarno si staglia minacciosa "ma non abbiamo intenzione di arrivare allo scontro. Tutt'altro, vogliamo soltanto portare gli italiani alla riflessione sul razzismo latente che c'è in questo paese e far vedere che ci siamo, che esistiamo anche noi. Anche durante la fiaccolata ci sono stati momenti difficili da gestire ma ce la siamo cavata. C'era chi inizialmente proponeva di trasferirsi a Piazza Vittorio ma ho intuito che da lì avrebbero raggiunto la sede di CasaPound con tutto ciò che ne sarebbe seguito quindi ho suggerito di rimanere lì a Piazza del popolo per continuare a marciare e a manifestare tranquillamente. La voce però dev'essere arrivata anche a CasaPound visto che già dall'inizio ne ho visti un paio tra la folla ma siam stati bravi a mantenere la calma".

Il razzismo c'è e c'è sempre stato. Razzismo silenzioso e costante che non sempre sfocia in stragi. Figlio dell'ignoranza, a volte trova spazio persino nelle istituzioni preposte a combatterla educando al valore della differenza e dell'integrazione e a formare i/le futur* cittadin*, dotandoli di una coscienza civile antifascista, antisessista, antiomofoba e antirazzista. In famiglia e nelle scuole. La cronaca degli ultimi giorni, accanto ad una virtuosa normalità, ci parla anche di una bambina alla quale viene detto dall'insegnante "Tu non sei come gli altri, sei nera". "A me, per esempio, di episodi di discriminazione ne sono accaduti diversi,soprattuto a scuola. In prima superiore ad esempio, essendo atea, scelsi di non far religione e per questo motivo fui buttata fuori dalla classe in malo modo dall'insegnante insieme a mia sorella e ad una ragazza di religione ebraica".

"Quello che mi fa veramente male" aggiunge con una forte vena di preoccupazione nella voce "è rendermi conto che i ragazzi di oggi hanno esattamente le stesse problematiche che ho avuto negli anni 80, che vivano gli stessi problemi. Pensavo e speravo che le cose fossero migliorate e invece..". La tristezza lascia però subito il posto alla speranza e alla voglia di non arrendersi e cambiare le cose. "Lotterò fin quando mi sarà possibile. Ho 31 anni e, non lo nascondo, non mi dispiacerebbe avere un figlio con il mio compagno. E proprio per mio figlio voglio un'Italia diversa. Per i miei figli, per mio nipote che ha due anni, per i figli dei miei figli. L'idea che subiscano quello che ho subito io è inaccettabile. La sola idea non mi fa dormire. Quello che vorrei è un paese multietnico, un po' come a Londra dove le differenze sono la normalità, dove essere razzisti è l'eccezione e non la norma".

Eccezione decisamente positiva è il progetto musicale che Annie porta avanti con il suo compagno ed altri collaboratori. PepeSoup (letteralmente "peperoncino") è, infatti, incontro armonico e propositivo tra culture, musica e persone diverse tra le sonorità dell'Africa e la musica dance europea.

Valentina Ersilia Matrascia 

resp. "Rita Atria" Roma

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