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'ndrangheta: Rosa "è pazza perché parla troppo"

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Scritto da:
12/12/2011 21:23  RSS

Il fratello di Rosa Ferraro: pazza perché parla troppo
di Francesca Chirico (10/12/2011)

ROSARNO - Quelli dietro le sbarre, giura Marco, gli vogliono tutti bene e lo rispettano. Sarà perché è stato davvero sfortunato nella vita: un incidente da piccolo gli ha "guastato" la testa, il Tribunale civile di Palmi l'ha interdetto ed è orfano di madre. Delle due sorelle, poi, una è morta di malattia, l'altra, "Rosa 'a paccia", è come se lo fosse. Quelli dietro le sbarre gli vogliono così bene e lo rispettano, a Marco, che si sono messi a ridere all'unisono quando venerdì mattina, nell'aula bunker del Tribunale di Palmi, il 44enne fratello di Rosa Ferraro ha ricostruito, a modo suo, la storia del presunto piano della famiglia per uccidere la sorella:  "Non sacciu nenti, non ho parlato e non ho sentito. Ha fatto tutto lei. Gli ho detto: Rosa, chi cazzu dicisti?".

Cugina di Salvatore Pesce, dell'omonimo clan di Rosarno, e testimone di giustizia dal 2006, Rosa Ferraro la riunione di famiglia tra papà, fratello, zii e zie, per decidere di ammazzarla, lavando così la vergogna di "un'infame" in casa, non l'aveva sopportata. Gliel'aveva raccontata proprio Marco che  - secondo quanto denunciato alla  Guardia di Finanza e confermato da Rosa Ferraro nelle scorse udienze milanesi del processo - era stato selezionato per il compito, in quanto "scemo", da quelli che gli vogliono bene e lo rispettano. Marco, però, nonostante la sua testa "guasta", aveva distinto l'orrore e si era ritratto spaventato.  Il 2 giugno 2006 si presenta con la sorella in caserma e firma una denuncia. Rosa sarà subito spedita in una località protetta. Lui resterà a Rosarno, a vivere col padre e ad andare "a spasso", qualche volta, con gli amici.

"Non sacciu nenti. Non ho parlato. Non ho firmato niente". Cinque anni dopo quella denuncia, testimone nel processo All-Inside che vede alla sbarra boss e affiliati della famiglia Pesce e dei Ferraro, Marco è un muro di poche parole. Sempre le stesse e cacciate fuori con fatica. Se la prende con "Rosa 'a paccia. La chiamiamo tutti così". "Perché è pazza, Rosa?", gli chiede il pm Alessandra Cerreti. "Pirchì avi a lingua longa. Parra troppu". A Palmi è arrivato accompagnato in macchina dal padre e da un cugino.  Entrando in aula ha mandato baci e saluti verso le sbarre, dove aspettavano di sentire cosa avrebbe detto. Poi si è seduto con la schiena curva e le mani sul viso, pronto ad un esame difficile, non solo perché ha la terza elementare e bisogno dell'apparecchio acustico per sentire le domande. "Non ho paura di nenti pirchì non sacciu nenti", ha garantito alla fine della deposizione al presidente del Tribunale, Concettina Epifanio che ha scelto di farlo parlare, rigettando le richieste delle difese. Ora sarà lei a dover decidere se, come sostenuto dai pm, c'è stata minaccia "ambientale". "Sarebbe come dire che i Pesce e i Ferraro sono mafiosi e la cosa è ancora da dimostrare", contestavano dai banchi della difesa, mentre Marco camminava verso l'uscita, calandosi il cappellino di lana sulle orecchie.

 fonte: stopndrangheta.it

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