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Mario Alberto Dettori: "Non si è suicidato"

mar 31

Scritto da:
31/03/2013 09:05  RSS

“Fino a quando il sangue dei figli degli altri varra’ meno del sangue dei nostri figli, fino a quando il dolore degli altri per la sorte dei propri figli, varra’ meno del nostro dolore per la sorte dei nostri figli, ci sara’ sempre qualcuno pronto ad organizzare stragi in piazze, stazioni, o nei cieli, avendo la speranza se non la certezza della impunita’. Dobbiamo divenire familiari di ogni vittima, come lo fossimo realmente e per sangue, per conservare intatta nel tempo la loro stessa capacita’ di memoria, la loro stessa determinazione nella ricerca di Verita’ e Giustizia, e per essere pronti a pagare i prezzi che potremmo essere chiamati ad onorare per questa familiarita’. E noi, che pretendiamo di essere creduti e stimati quando esprimiamo la retorica del sacrificio della vita sui campi di battaglia per la familiarita’ acquisita nel giuramento con ogni nostro concittadino, come potremo essere ancora credibili quando e se non siamo disponibili a pagare, nella ordinarieta’ della nostra vita e della nostra attivita’ professionale, non con la vita, ma neppure con una promozione negata, un trasferimento, una valutazione negativa, o qualche fastidio familiare o timore di ritorsione violenta la fedelta’ a quei valori per i quali abbiamo giurato e per i quali siamo divenuti Ufficiali?” 

Sandro Marcucci

Sono passati 26 anni... la versione "ufficiale" è suicidio ma la famiglia non ci crede.... anche noi non crediamo nel suicidio.

Alla Famiglia Dettori che non si arrende vogliamo dire che noi ci siamo e che non sono più soli.

leggi tutto: http://www.ritaatria.it/LeStorie/IncidentieStragi/StragediUstica/Quellemortipercaso/MarioDettori.aspx

"Siamo stati noi a tirarlo giù"
Corriere della Sera - 17 aprile 1992

ROMA - "Mi telefonò a casa un paio di giorni dopo la strage di Ustica: "Comandante, si ricorda di me? Sono Dettori". Lì per lì il nome non mi diceva niente. Allora mi ricordò di un incontro che avevamo avuto nel 1978, con i sottufficiali della base di Grosseto. Mi rammentò alcuni particolari della sala e di una uscita che aveva avuto il comandante. Era agitatissimo: "Comandante, siamo stati noi a tirarlo giù. Siamo stati noi". Lo bloccai subito: ma che stai dicendo? E lui: "È una cosa terribile...". Era sempre più agitato. Gli dissi: guarda, ti rendi conto che è una cosa enorme, ci vogliono delle prove, dei riferimenti. E lui: "Io non le posso dire nulla, perchè qua ci fanno la pelle". Cercai di calmarlo, perchè tanto più era agitato, tanto più poteva essere pericoloso per lui...". Mario Ciancarella, ex capitano dell'Aeronautica in servizio alla base di Pisa fino al 1980, imputato di insubordinazione perchè tra i fondatori del movimento dei militari democratici, processato ed espulso dall'Arma azzurra, oggi fa il libraio, ma non ha mai dimenticato una virgola di quanto accadde intorno a lui e agli altri sottufficiali e ufficiali investiti da una tempesta di accuse per aver osato alzare la testa di fronte agli stati maggiori. Bene, adesso Ciancarella ha deciso di raccontare tutto e la rivista Avvenimenti ha già pubblicato una prima parte dei suoi ricordi. 

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