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Saro Cattafi e la trattativa Stato - mafia

ott 24

Scritto da:
24/10/2012 07:50  RSS

LA GENESI DEI RAPPORTI CON IL GIUDICE DI MAGGIO E I COLLOQUI CON IL PM CANALI

fonte: Enrico di Giacomo

CATTAFI: Durante un interrogatorio con il dott. Canali, quest’ultimo mi disse: “Come mai lei sta accusando Di Maggio?”

Tra le pieghe dei verbali che l’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi ha riempito tra settembre e ottobre davanti ai magistrati di due procure, Messina e Palermo, ci sono tante altre “storie”. Eccole.
LA GENESI DEI RAPPORTI CON DI MAGGIO – “I pm di Milano Di Maggio e Davigo emisero un mandato di cattura nel quale ero accusato, fra l’altro, di essere il cassiere della mafia. Il mandato fu notificato all’Autorità svizzera ed io fui arrestato il 17.05.1984 in Svizzera. Io da subito rappresentai la mia estraneità”. Cattafi verrà poi prosciolto dalle accuse. “All’ incirca nello stesso periodo, quando comunque già Di Maggio si stava convincendo della mia estraneità alla vicenda sulla vicenda del sequestro Agrati, costui mi chiese se ero disposto a rilasciare dichiarazioni sul conto di Cuscunà Salvatore detto “Turi Buatta” indicandolo come uomo di Santapaola. Nello specifico, ricordo che Epaminonda aveva fatto dichiarazioni contro il Cuscunà sostenendo che costui faceva parte della famiglia Santapaola e che lui stesso aveva venduto al Cuscunà alcuni chili di cocaina. Cuscunà negava tutto ciò ed affermava che Epaminonda lo accusava per malanimo nei suoi confronti. A questo punto intervennero le mie dichiarazioni rese al pm Di Maggio nell’ambito delle quali io confermai le frequentazioni fra Angelo Epaminonda e di Cuscunà così andando a riscontrare quanto riferito da Epaminonda… negli anni’89 ’90 io ero libero e vivevo a Milano in via…; in quel periodo si presentò un carabiniere e mi suonò a casa, procurandomi anche una certa ansia. Costui mi disse che il dottore Di Maggio mi aspettava presso la caserna dei Carabinieri in via Moscova… io mi recai presso la caserma dove incontrai il dott. Di Maggio, il quale era insieme al cap. dei Carabinieri Morini, del quale non ricordo il nome di battesimo. In quel frangente Di Maggio mi comunicò che aveva ricevuto una nomina presso l’Alto Commissariato Antimafia, ricordo che i soggetti incaricati erano in tre e che Di Maggio era uno dei vice. Sempre in quel frangente, Di Maggio mi disse: “so che lei ha contatti con personaggi di vario genere, con imprenditori, se lei sa qualcosa sul riciclaggio di denaro, io sono qui”. Non posso definirmi un informatore di Di Maggio ma semplicemente una persona che era entrata in buoni rapporti con costui e che dunque era disposta a fornirgli informazioni nel caso in cui ne fossi venuto a conoscenza”.
LO SCONTRO TRA PROCURE – Cattafi ha delineato uno scenario secondo cui in un determinato momento storico sarebbe stato spinto a fare dichiarazioni contro la Procura di Milano, ma rifiutò: “Di lì a poco l’avvocato Berni mi disse chiaramente che io ero stato arrestato dalla Procura di Firenze (per l’inchiesta sull’Autoparco di Milano, n.d.r.) con il preciso scopo di spingermi a rilasciare dichiarazioni accusatorie nei confronti di alcuni magistrati della Procura di Milano, e precisamente Di Maggio, Nobili, Di Pietro e Spadaro. In pratica era successo che il pentito Maimone, gestito dalla Procura di Milano, era stato portato a Firenze, dove era stato sentito dal Gico di questa città sulle vicende dell’Autoparco di Milano. In pratica il Gico di Firenze mosse un attacco alla Procura di Milano sostenendo che quest’ultimo ufficio aveva voluto proteggere l’autoparco. Questa vicenda uscì sui giornali e Maimone, interrogato dal Gico di Firenze, ebbe a confermare tale tesi, salvo poi ritrattare una volta tornato a Milano>.
CANALI E DI MAGGIO - Quando Cattafi era detenuto a Sollicciano andarono ad interrogarlo “… in tempi diversi e separatamente il pm Giorgianni della Procura di Messina nell’ambito dell’indagine “Arzente Isola”, e poi il dott. Canali della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, nell’ambito di una indagine per armamenti pesanti che aveva nel frattempo aperto presso il suo Ufficio in quel periodo. Durante uno di questi interrogatori che io sostenni con il dott. Canali, quest’ultimo mi dissè: “Come mai lei sta accusando Di Maggio?”… ricordo che si trattò di un colloquio personale tra me ed il Canali senza che vi fossero altre persone presenti. Ricordo altresì che ad un certo punto il dott. Canali chiamò al telefono il dottore Di Maggio e me 1o passò; io dissi a quest’ultimo che non avevo mai rilasciato alcuna dichiarazione sul suo conto”. Nel corso poi di un successivo colloquio telefonico dal carcere di Sollicciano con Di Maggio tra l’ottobre e il novembre del 1993 “… costui mi diceva di stare tranquillo di continuare a comportarmi correttamente nei suoi confronti, come del resto avevo fatto, e che lui era al corrente di tutte quelle manowe ai suoi danni. Ricordo che Di Maggio mi disse: “stai tranquillo, sappiamo tutto”. NUCCIO ANSELMO – GDS

IL GIUDICE DI MAGGIO MI DISSE “PER QUELLA VICENDA ABBIAMO RISOLTO”
fonte: Enrico di Giacomo

Cattafi nei verbali ha raccontato cosa poi effettivamente successe dopo i due “incarichi” ricevuti dal giudice Di Maggio, a fine maggio del 1993 e a cavallo tra il 1994 e il ’95. L’approccio con Cuscunà, ovvero “Turi buatta”, uomo storico di Santapaola, che Cattafi aveva conosciuto “…a Barcellona Pozzo di Gotto tramite il signor Girolamo Petretta, all’ incirca negli anni”, e aveva poi incontrato anche processualmente nella storia dellAutoparco di Milano, avvenne al centro dinico del carcere di San Vittore, a Milano: “… dopo l’operazione fui trasferito nel centro clinico del carcere di SanVittore di Milano. Presso quello stesso centro clinico, in un’altra stanza posta sulla mia sinistra c’era il Cuscunà. Quasi di fronte alla mia stanza c’era quella di tale Ercolano, piantonata da una guardia… durante l’ora d’aria riuscii ad incontrare il Cuscunà. Costui mi trattò malissimo dal momento che lo avevo accusato nell’ambito del procedimento “Autoparco”. Io cercai di calmarlo, gli dissi: ‘ti dico una cosa che forse può aiutarti a farti uscire” e gli riferì quello che mi aveva detto il Di Maggio per telefono. Specifico che gli feci esplicitamente il nome del giudice Di Maggio e gli dissi che se fossi riuscito a trovare un contatto con il Santapaola c’era la disponibilità del giudice Di Maggio a fargli ottenere gli arresti domiciliari. Io in pratica, ero un ambasciatore…”.  E tempo dopo, quanto Cattafi si rivide con Di Maggio a discutere non più di Trattativa ma di “dissociazione” con il messaggio da inviare al boss palermitano Martello, ecco cosa successe: “… quando Di Maggio mi chiese di intervenire presso Martello io ebbi un atteggiamento di protesta e gli risposi male rinfacciandogli che mi ero prestato a recare il messaggio a Cuscunà come mi era stato richiesto e tuttavia mi trovavo in carcere ingiustamente… Di Maggio mi rispose: “per quella vicenda abbiamo risolto, abbiamo fatto tutto, tutto a posto”, senza specificarmi altro”. E questo che significa, che nel frattempo lo Stato era riuscito ad ‘arrivare’ a Santapaola? NUCCIO ANSELMO – GDS


Oltre alla “prima fase” ci sarebbe stato un secondo approccio con il giudice all’epoca vice capo del Dap

fonte: Enrico Di Giacomo

Non ha parlato solo di Trattativa legata all’anno di grazia giudiziaria 1993, quando ne discusse seduto al tavolino di un bar, a Messina, un sabato pomeriggio, con il giudice Franco Di Maggio, allora vice capo del Dap. Uno o due anni dopo, «… all’incirca nel ’94 o ’95», sempre il giudice Di Maggio, questa volta però «… mentre ero detenuto a Milano Opera», gli parlò di un altro concetto, ovvero il «… discorso della dissociazione», e questa volta avrebbe dovuto mettersi in contatto con «… il palermitano Ugo Martello». Nei verbali che l’avvocato barcellonese Rosario “Saro” Cattafi, arrestato a luglio come capo della cupola mafiosa barcellonese, ha riempito davanti ai magistrati di due procure, Messina e Palermo, e che adesso finiranno tra le carte dell’udienza preliminare sulla Trattativa che si aprirà il prossimo 29 ottobre a Palermo, c’è molto più di quello di cui s’è parlato, e scritto, in questi giorni. E al verbale del 28 settembre, registrato nel carcere di Gazzi davanti ai sostituti della Dda peloritana Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, ci sono da aggiungere le dichiarazioni rilasciate nel supercarcere de L’Aquila il 17 ottobre scorso davanti al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e ai sostituti della Dda Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, una seconda puntata in cui Cattafi ha precisato alcuni concetti-chiave sul ruolo che avrebbe ricoperto nel 1993.

IL PRIMO INCONTRO CON DI MAGGIO - Nel primo verbale Cattafi racconta che “… all’incirca nel maggio del 1993 Di Maggio si trovava a Messina. Ricordo che era un sabato, anche io mi trovavo giù a Messina per motivi di lavoro… Di Maggio mandò un carabiniere a casa di mia madre a Barcellona Pozzo di Gotto per avvertirmi che voleva parlarmi e sempre tramite questo carabiniere mi fece sapere che mi aspettava presso il bar Doddis di Messina… mi recai da solo all’appuntamento con Di Maggio. Una volta incontratolo, costui mi disse che era stato nominato vice direttore del Dap, e mi fece un accenno alle stragi che in quel periodo erano state commesse… in quel frangente Di Maggio mi disse: “Abbiamo deciso che dobbiamo prendere la cosa in mano e dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo portare avanti una trattativa”… in questo momento non sono in grado di ricordare conprecisione se il Di Maggio usò proprio il termine “trattativa”, ma il concetto era comunque quello. Ricordo che il Di Maggio, da persona schietta qual’era, disse: “dobbiamo bloccarli questi porci”, o comunque qualcosa del genere; il senso era chiaro: egli si riferiva al fatto che voleva “disinnescare” e bloccare le stragi. Sempre il quel frangente, Di Maggio mi disse che bisognava mandare un messaggio a Santapaola e che “bisognava smetterla con questo casino” e che in cambio c’era la disponibilita’ da “parte nostra”, ossia da parte delle Istituzioni a concedere dei benefici. Di Maggio fu generico e si limitò a parlare di benefici, non menzionò il 41 bis. In questo momento ricordo che egli esclamò: “gli diamo di benefici ma basta che smettano di rompere i coglioni, ovviamente riferendosi ai fatti che accadevano in quel periodo. In un altro passaggio Cattafi riferisce che “… sempre in quell’occasione Di Maggio mi disse che il suo Ufficio precedente, ossia il Commissariato Antimafia, aveva cercato varie volte e senza successo di instaurare un contatto con Benedetto Santapaola mentre era latitante. Di Maggio aggiunse che avevano pensatc di entrare in contatto con Santapaola in quanto ritenevano tale soggetto meno sanguinario e più malleabile di altri appartenenti all’ organizzazione mafiosa. Di Maggio mi specificò altresì un contatto con il Santapaola. Di Maggio mi disse che poi lo avrei dovuto chiamare direttamente al Ministero.
IL SECONDO INCONTRO CON DI MAGGIO - Sempre nel verbale del 28 settembre Cattafi racconta di un altro incontro di una certa rilevanza avuto con Di Maggio, tra il ’94 e il ’95. Ecco alcuni passaggi: “…mentre ero detenuto a Milano Opera fui convocato nella stanza del direttore, dottore Fabozzi. Una volta che venni portato lì trovai il dottor Di Maggio. Costui mi comunicò che presso il carcere di Milano Opera era o forse sarebbe arrivato il palermitano Ugo Martello, che io non conoscevo. Di Maggio mi disse che si trattava di un personaggio importante appartenente alla mafia palermitana e che proveniva dal 41 bis O.P. e che era stato collocato nel mio stesso carcere e nella mia stessa sezione. Di Maggio mi chiese in quella occasione di recare un preciso messaggio al Martello. MI disse di fare amicizia con il Martello e di comunicargli un messaggio che doveva essere poi recapitato da parte di Martello agli altri mafiosi palermitani. Il Martello, in sostanza, doveva riferire ai palermitani che si doveva portare avanti il iscorso della ‘dissociazione’ e che in cambio costoro avrebbero ricevuto dei vantaggi da parte delle Istituzioni. Di Maggio, sempre in quell’occasione, mi specficò che se si fosse portato avanti i1 discorso della dissociazione, ben presto ci sarebbe stato un atteggiamento di emulazione da parte dei mafiosi cosicché dopo le prime dissociazioni ben presto ne sarebbero arrivate tante altre. Di Maggio mi fece l’esempio “del bastone e delLa carota” e mi disse che la “carota” sarebbe conseguita a questa evenruale dissociazioneo. NUCCIO ANSELMO – GDS


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