Insieme a quello che è sbarcato il 27 giugno, c’era un altro peschereccio, usato dagli scafisti per il trasporto clandestino di circa 200 nordafricani sulle coste siciliane. Era una sorta di «barca-madre» che trainava l’altra e che le forze dell’ordine non sono riuscite a bloccare. Intanto, è stato individuato il responsabile di questi viaggi della speranza: si chiama Abu El Yusef ed è a capo di una grossa organizzazione a Rashid, vicino Alessandria
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[Catania, 110 migranti sbarcati nella notte. Ieri ospitati nella scuola Andrea Doria|http://ctzen.it/2012/06/28/catania-110-migranti-sbarcati-nella-notte-per-oggi-ospitati-nella-scuola-andrea-doria]
Centoquattordici sono stati fermati, almeno il doppio sono sfuggiti agli uomini della guardia di finanza di Messina e di Catania. Perché di barconi pieni di migranti, a largo di Torre Archirafi, nella zona di Riposto, ce n’erano due. Il primo è stato dirottato dalle forze dell’ordine verso ilporto di Catania e lì è approdato nella notte del 27 giugno, col suo carico di nordafricani. Del secondo – che trainava il primo – si sono perse le tracce in mare. Le fiamme gialle li osservavano a distanza da due giorni, ma quando si sono avvicinati, la «barca-madre» ha abbandonato l’altra, più piccola, ed è fuggita, disperdendosi tra le onde. Come sia possibile che sia stata persa di vista non è ancora chiaro. «Ci saranno stati dentro almeno duecento migranti», afferma il procuratoreEnzo Serpotta, che assieme al collega Alessandro Sorrentino segue il caso.
Un viaggio clandestino dall’Egitto all’Italia costa dai mille ai duemilacinquecento euro. Che vengono pagati solo se e quando si arriva a destinazione, cioè quando i migranti riescono a chiamare a casa e ad avvisare i parenti che devono versare i soldi a chi ha organizzato l’esodo. Se il barcone viene intercettato dalle autorità italiane e i migranti vengono respinti, nessuno paga nessuno. A fare i conti, Abu El Yusef ha perso – con una sola operazione delle fiamme gialle – più di 120mila euro. Secondo gli inquirenti, è lui l’egiziano cinquantenne organizzatore della traversata finita male a metà. Perché se 53 adulti sono stati rimpatriati verso l’Egitto – anche se ce n’erano pure di provenienti dalla Palestina e dalla Siria – e 52 minorenni (o sedicenti tali) sono adesso ospitati nelle strutture d’accoglienza, vuol dire che il loro viaggio non è andato a buon fine. Ma se l’altro barcone non è stato ancora ritrovato, è possibile che sia ancora disperso in mare o che sia approdato liberamente da qualche parte in Sicilia. In questo caso duecento persone si tradurrebbero per Abu El Yusef in almeno duecentomila euro.
«Abu El Yusef è un nome noto del traffico d’uomini egiziano – spiega Serpotta – La sua è una delle grosse organizzazioni che operano nel settore e che agiscono tramite un lungo elenco di intermediari». Nell’area della cittadina di Rashid (in italiano, Rosetta), Abu El Yusef è il referente della malavita organizzata legata all’emigrazione clandestina. Tra le rotte che tratta, non soltanto la Sicilia, ma anche Roma, Milano, la Germania. A indicarlo come il responsabile dell’ultimo sbarco a Catania sono stati diversi dei migranti sentiti dagli investigatori. Ma non i presunti scafisti. Quattro di loro sono stati arrestati in flagranza di reato in mare. Altri cinque, invece, tra i quali due diciassettenni, sono stati fermati il giorno successivo. «Dietro la disperazione degli uomini – conclude il pm – c’è un mercato molto redditizio e con ramificazioni profonde». Che pescano nella povertà e nella voglia di riscatto.
[Video di Sonia Giardina]
[Foto di no border network]