Basta con i tagli alle forze dell'ordine e ai testimoni di giustizia
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Scritto da:
08/06/2012 18:18
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Al Ministro dell’Interno
Dott.ssa Annamaria Cancellieri
BASTA CON I TAGLI ALLE FORZE DELL’ORDINE E AI TESTIMONI DI GIUSTIZIA
Dopo lo sfacelo economico, morale e culturale dei governi precedenti il Governo tecnico è stato chiamato a risanare le casse dello Stato forte della sua credibilità internazionale e personale dei suoi componenti. Questa associazione, essendo “antimafie” non entra nel merito di una analisi puramente economica pur avendo le proprie idee in proposito, ma ritiene che se tagli alla spesa pubblica debbano esserci non debbano e non possano essere generalizzati e colpire come una mannaia tutti i cittadini indiscriminatamente. In particolare, non possono essere vittime di questi tagli quei cittadini che, con coraggio e, a fronte di enormi sacrifici personali e dei loro familiari, hanno reso e rendono allo Stato servigi fondamentali e indispensabili per assicurare alla giustizia delinquenti e mafiosi che infestano il territorio nazionale. Ci riferiamo a quei Testimoni di giustizia che , spesso, vengono confusi con i Collaboratori di giustizia, i cosiddetti “pentiti” e che , a differenza di questi ultimi, non hanno nulla di cui pentirsi, per il fatto di aver dimostrato semplicemente un altissimo senso civico, scambiato, in questa Italia senza capo né coda, per eroismo. Non sono eroi, sono cittadini onesti che credono nello Stato e nelle istituzioni e che ora , per motivi economici, si vedono ridotte le misure di tutela della loro incolumità. Alcune questure del sud, ed in particolare della Calabria, compiono autentiche acrobazie per garantire a questi cittadini la tutela prevista dalla legge: pensiamo, per esempio, alla Questura di Vibo Valentia che, non essendo destinataria di un “reparto scorte”, deve distrarre personale da altri compiti per garantire il servizio di scorta ai testimoni di giustizia di quella zona, addirittura alternandosi, con cadenza quindicinale, con l’arma dei carabinieri per non gravare oltremodo sui numerosi adempimenti istituzionali di cui è destinataria. Pensiamo, inoltre, ai numerosi giornalisti , soprattutto calabresi, con tutela normale resa dalle Prefetture, rei solo di avere la “schiena dritta” e di denunciare con le loro inchieste gli interessi delle mafie. Per sovrapprezzo, nell’ambito dei suddetti tagli indiscriminati ci giunge notizia che alcuni testimoni di giustizia hanno visto ridotta la loro tutela riservata solo in ambito provinciale con l’unica eccezione prevista per impegni giudiziari da adempiere fuori provincia. E così, questi testimoni, che, ricordiamo, sono cittadini liberi, che non hanno commesso alcun reato, invece di essere incentivati a continuare , auspicando, così, un indispensabile spirito di emulazione da parte di altri cittadini, vengono ulteriormente penalizzati. Non siamo così ingenui da non sapere e non riconoscere casi di testimoni poco tutelabili, o che pretendono dallo Stato “privilegi” al posto della tutela, ma pensiamo a quei testimoni “seri” che , per esempio, hanno la necessità di spostarsi per un intervento di natura sanitaria o, più semplicemente, per portare la loro esperienza nelle scuole per alimentare quella cultura della giustizia e della legalità fin troppo abusata nelle parole e poi smentita nei fatti. Siamo reduci dalle commemorazioni per il ventennale della Strage di Capaci: non si può, da un lato “commemorare” e dall’altro compiere atti che vanno in direzione opposta ai principi frutto di quelle commemorazioni. La memoria serve per conoscere il passato, capire il presente, preparare un futuro migliore; quando la memoria è solo “celebrazione” delle vittime di mafia è inutile se non , addirittura, controproducente.
Milazzo lì 08/06/2012
Per il Direttivo dell’Associazione Antimafie Rita Atria
Il Presidente Dott. Santo Laganà
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