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L'Associazione Antimafie "Rita Atria" presenta il documento politico al Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato

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05/05/2012 23:27  RSS

IL DOCUMENTO POLITICO PRESENTATO AL FORUM ANTIMAFIA PEPPINO E FELICIA IMPASTATO

 

L'Italia è oggi colpita da una gravissima crisi sociale e politica. Dalle macerie di (quasi) vent'anni di berlusconismo e di una classe politica in larga parte asservita fin dalla fine della seconda Guerra Mondiale ai poteri forti, dalla NATO a Confindustria, è emerso un governo antisociale, antioperaio e padronale come il governo del "tecnico" Monti. Un governo che sta realizzando la totale cancellazione dei diritti sociali e civili, a partire dai diritti dei lavoratori con lo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori.

Non dovrebbe sorprenderci una simile deriva dopo che per la diffusa complicità di tutti noi, persi a goderci i frutti dello "sviluppo economico occidentale", abbiamo lasciato che il nostro arricchimento si allietasse dell'impoverimento sociale ed economico della maggior parte della popolazione umana. Abbiamo lasciato che la logica della globalizzazione del liberismo selvaggio e senza regole sottraesse diritti e dignità ad altri popoli, abbiamo consentito che la depredazione delle risorse naturali di altri Paesi venisse consentita dal nostro silenzioso consenso a regimi di feroce tirannia e di violenze antipopolari.

Avremmo forse inconsciamente pensato e sperato che tutto ciò non avrebbe influito sulle nostre condizioni sociali ed economiche, ma era un triste inganno. Il liberismo selvaggio con la detenzione del potere e delle risorse in mano di pochi centri elitari ha infatti necessità assoluta di fondarsi sulla corruzione, sulla clientela e sulla negazione e repressione della sovranità popolare.

Ecco perché oggi vengono al pettine i nodi della corruzione e del controllo della nostra sovranità, anzi, una grave limitazione della nostra sovranità in favore degli “amici” americani che non  hanno mai rinunciato ad avvalersi anche della mafia e di ambienti contigui e conniventi ad essa: nel 1943 per “liberarci”; negli anni della “guerra fredda” per installare i missili; negli “anni di piombo” per far arretrare le conquiste sociali e oggi per costruire strumenti di guerra e, quindi, di morte nella nostra Sicilia, con l’installazione, ad esempio, del MUOS nel bel mezzo della riserva  naturale di Niscemi (CL). E inoltre, con l'incalzare di una crisi finanziaria che è frutto esclusivo dell'ideologia capitalista, non potevamo non aspettarci la depredazione dei diritti invocati dalla nostra Costituzione come base della convivenza sociale. Il Governo Monti sta dunque svolgendo egregiamente il proprio compito di servire fedelmente l'ideologia liberista.

Possiamo solo chiederci se esistano forme di antagonismo concreto ed efficace, se saremo in grado di riappropriarci di quanto oggi si cerca di rinnegare della nostra Costituzione e di scipparci. Perché di fronte ai tanti usurpatori della sovranità non esistono poi molte scelte possibili. O si ha volontà e si è in grado di contrastarlo o dovremo arrenderci all'impudenza della sua politica antipopolare ed anticostituzionale.

Il culmine di questo processo è stato realizzato in queste settimane con l'introduzione nella Costituzione del principio del "pareggio di bilancio" (riforma art. 81). Il pareggio di bilancio è un vulnus e un corpo estraneo nella Costituzione. I suoi principi fondamentali sono enunciati nei primi 12 articoli e poi sviluppati nei successivi. Tali principi sono gli stessi che ispirarono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Carta di San Francisco (dalla quale nacque l'ONU). Sono i diritti umani inviolabili, i diritti civili e personali, il rispetto umano, l'uguaglianza, la cancellazione delle discriminazioni di ogni tipo. Sono diritti e principi che tra loro si armonizzano e, insieme, disegnano un'unica costruzione giuridica. Il pareggio di bilancio è tutt'altro, è un principio contabile, economico, ragionieristico. Ha tutt'altra natura. E, soprattutto, può confliggere e contrastare con gli altri. La ricerca dell'uguaglianza sociale non potrà mai confliggere con il rispetto del territorio (anzi, addirittura, già nel 1947, i padri costituenti scrissero paesaggio...). Ma le politiche di uguaglianza possono, eccome, confliggere con politiche di perseguimento del pareggio di bilancio.

Davanti alla necessità di scegliere tra le due, in caso di bilancio già in pareggio e la necessità di ulteriori politiche sociali,  cosa verrà sacrificato? Già il solo porsi la domanda è un vulnus, è lacerare il tessuto costituzionale.

Va sottolineato che è un pareggio truccato: per poter redigere in pareggio il bilancio non vengono conteggiate alcune spese,  come  i contributi al fondo salva-stati. Secondo vulnus, la partecipazione ad un fondo finanziario viene considerata immensamente più importante dell'uguaglianza sociale e delle politiche di lotta alla discriminazione (tanto per fare due esempi)...

Il pareggio di bilancio realizza compiutamente il disegno dei poteri forti che, già prima della promulgazione della Carta Costituzionale il 1° gennaio 1948, tentarono di distruggere l'anelito all'uguaglianza sociale, alla libertà e al rispetto di tutti i cittadini del popolo italiano liberato dal NaziFascismo. Un disegno che, prima di ogni altro, colpisce i lavoratori, gli operai e i più deboli. Non è certamente un caso che tutto sia iniziato a Portella della Ginestra, lì dove il 1° maggio 1947 furono massacrati uomini, donne e bambini che stavano celebrando la Festa dei Lavoratori. A Portella della Ginestra oltre che le vittime umane della strage fu tra le vittime il comma primo dell'articolo 3 della Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". L'anticomunismo fu il paravento dietro il quale i poteri forti giustificarono la ragione e il segreto di Stato. E in nome dell'anticomunismo hanno commesso i peggiori crimini, che vanno dalla non tutela dei diritti fondamentali della Persona Umana alla corruzione, ai rapporti tra potere e mafie fino allo stragismo contro il popolo italiano e i migranti. Chi detiene il potere si è messo al di sopra della legge e si è garantito ogni impunità, svendendo la sovranità popolare al governo americano, superpotenza che poteva garantire ai fedeli servitori carriere fulminee, potere e denaro.

Da Portella nacque però anche il fiore di una nuova Resistenza per raggiungere l'obiettivo di vivere in un'Italia dove dare completa attuazione alla Costituzione del 1948, affinché vi siano governi che ispirino la politica interna ed estera alla fedeltà costituzionale.

Chi si è messo sopra la legge, chi fa affari con le mafie, chi pensa prima di tutto a carriere fulminee e denaro ha sempre avuto come obiettivo di spazzare via la nuova Resistenza nata a Portella.

Hanno ammazzato giornalisti, politici, operai, contadini, studenti, sindacalisti, magistrati, avvocati e tutte le vittime cancellate dall'oblio imposto dal potere, protagonisti della nuova Resistenza nata a Portella. Peppino Impastato è uno di questi nuovi partigiani.

La crisi dell'impero americano e del capitalismo ha dato l'avvio all'intensificazione della repressione della nuova Resistenza nata a Portella da parte di chi non vuole rinunciare a potere, poltrona e denaro, al proprio tornaconto personale, che comprende anche - se ha eventualmente commesso crimini - di non avere un qualche fastidioso controllo o indagine, perché si sente sopra la legge e pretende l'impunità. Il Governo Monti è oggi l'esecutore di questa repressione, voluta dai poteri forti ed economici italiani ed internazionali.

In nome delle vittime delle mafie, della corruzione, delle stragi a noi spetta di prendere il testimone e proseguire quotidianamente la Resistenza nata a Portella della Ginestra. In memoria dei nuovi partigiani che ci hanno preceduto e sono stati barbaramente uccisi, lasciandoci il testimone di un impegno che oggi deve camminare sulle nostre gambe. Si resiste e si lotta con determinazione quotidiana anche con proposte di leggi che impegnino la Repubblica ad assolvere il compito assegnato dai Padri costituenti, tra cui rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese così come sancito dall'articolo 3 della Costituzione del 1948.

C'è un'ultima non meno triste questione che non possiamo esimerci dal sottolineare: i suicidi dei tanti e troppi piccoli imprenditori che si sono trovati nell'angoscia insostenibile di una vita senza prospettive e senza futuro.

Essi sono purtroppo le specchio dell'infame destino che il capitalismo selvaggio riserva ai Cittadini, anche a coloro che ha reso più simili a sé per poter ottenere una egemonia assoluta e senza contrasto: la perdita di senso e di futuro. Ma non è un caso che la maggior parte di questi suicidi si registrino tra piccoli imprenditori piuttosto che tra gli operai e gli ultimi, i poveri, delle nostre società. Perché sono i poveri coloro che hanno sempre portato il peso della storia ed hanno saputo convivere con l'impoverimento fino alla miseria e sopravvivere, nonostante tutto, alla espropriazione della loro dignità e del loro futuro. Ed è da loro, dalla loro coscienza di essere portatori di una prole a cui è necessario consegnare un futuro più carico di possibilità e di speranze che si sono viste nascere rivoluzioni di dignità e identità, di Cittadinanza e di Diritti Fondamentali. Se i poveri dell'Africa o dell'Asia avessero tutti scelto di suicidarsi oggi forse il capitalismo avrebbe trionfato senza dover temere rivalse della storia. Ma i poveri che riescono a sopravvivere, nonostante tutto, sono la più feroce testimonianza del vero volto del capitalismo e sono la denuncia vivente delle sue false ed idolatriche ideologie. A tutti diciamo dunque: Resistete, non sopprimete la vostra vita ma fatene strumento di denuncia e luogo di cambiamento.

Bisogna assumere dunque la dignità dei poveri perché i potenti non possano cullarsi nella presunzione di poter prevaricare impunemente la dignità delle Persone Umane. Non dobbiamo permettere a noi stessi di essere ancora complici della schiavitù con cui si vorrebbe dominarci e mentre siamo umanamente accanto alle famiglie dei tanti suicidi dobbiamo urlare a tutti ed a noi per primi che resistere è un dovere, per dare un senso alle nostre esistenze. E dobbiamo farlo elaborando strumenti e disegnando percorsi alternativi che non si fermino alla sola denuncia del capitalismo ma facciano intravedere anche le possibilità di sfuggire alla sua violenta protervia ed alla sua fiaba affabulatoria di un benessere diffuso ed alla portata di tutti che, se svanisce, ci lascia sperduti e ci induce ad autoeliminarci. Chi ha idee e competenze è ora che le metta in gioco, perché la Resistenza dal NaziFascismo non è nata con la fine di quei regimi ma quando essi erano in auge, ed ha contribuito enormemente alla loro sconfitta fin dal tempo del loro apparente trionfo.

 Milazzo, li 04 maggio 2012

Associazione Antimafie “Rita Atria”

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Casablanca Le Siciliane

per adesioni: info@ritaatria.it


 


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