"Ulisse", Valentina e gli Scout di Roma 40... incontri, vite ed esistenze che si incontrano e che decidono di viaggiare verso la stessa meta
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29
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29/04/2012 18:46
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"Ulisse", Valentina e gli Scout di Roma 40... incontri, vite ed esistenze che si incontrano e che decidono di viaggiare verso la stessa meta
Nel mito omerico Ulisse si fa legare dai suoi compagni alla nave per non cedere al canto ammaliatore delle sirene. Nel nostro caso è il canto di Ulisse ad aver ammaliato il suo uditorio. Un uditorio ristretto ma variegato. Facce giovani, occhi svegli, pieni di speranza e voglia di fare. Ulisse racconta e il clan ascolta incantato e rapito dalle sue parole, dalla storia di un uomo e di una donna che non hanno finto di non vedere. Che quel 15 ottobre del 1990 hanno scelto di essere testimoni.
Etica, legalità, politica e antipolitica. Questi i temi trattati durante l'incontro tra il gruppo
scout Roma 40, il
testimone di Giustizia Ulisse e il
presidio romano dell'associazione antimafie Rita Atria. Storie di resistenza e di giustizia, storie di testimoni. L'incontro nella sede del clan in via Ferruzzi 110 è stato fortemente voluto dai/lle ragazz* , come un'ulteriore tappa del percorso di approfondimento sui temi delle mafie e illegalità che stanno affrontando quest'anno. Come può un ventenne, oggi, combattere la mafia nel quotidiano? Ciò che è legale è anche etico? Dove sono le mafie e l'illegalità intorno a noi? Queste alcune delle domande che si sono susseguite nel corso della serata.
"Se alle quattro del pomeriggio nella piazza principale di Canicattì, mentre tutti quanti sorbono il gelato, arriva uno e ammazza un altro davanti a centinaia di persone. Nessun testimone. Voi che fate? Pensate 'guarda che vigliacchi, non parlano'. Ma voi siete a Roma, non siete a Canicattì. Capite bene che è gente terrorizzata. Possiamo comprendere ma non condividere. Uno dice 'io sicuramente parlerei' e a suo tempo io l'ho fatto. Ma è il fatto in se stesso che ti mette alla prova". Testimone per caso, insieme a sua moglie, di un duplice omicidio consumato il 15 ottobre del 1990 sulla tangenziale, all’entrata di Napoli. Ulisse racconta la sua storia e, al pari dell'eroe omerico da cui ha mutuato il nome di 'copertura', le sue peripezie fatte di vuoti legislativi, di spostamenti continui, di pericoli e minacce, di assenze dello Stato e di testimoni di giustizia confusi con i collaboratori di giustizia (pentiti).
"Un mafioso che si pente ci può solo guadagnare. Probabilmente in galera non ci andrà o ci va in dosi ridotte. Gli danno dei soldi, una nuova identità, lo mandano all'estero lui e la famiglia. E che vuoi di più? Il testimone no. Il testimone perde. E con lui lo Stato perde, perchè è più debole della criminalità organizzata". Eroi per caso e senza volere che oltre a mettere a rischio la propria vita si ritrovano a confrontarsi anche con la disapprovazione della società. Come cambiare allora? "
L'esempio di uno non basta, ci vorrebbe l'esempio di tanti. Bisogna mettersi in testa che sapendo qual è il bene e qual è il male, perchè ci arriviamo tutti a fare questa distinzione, poi non si può dire 'io tengo famiglia e allora faccio finta di non vedere e di non sentire'. Che la gente non parli è comprensibile, ma non è giusto. Se tutti parlassimo, gli faremmo terra bruciata intorno".
Pensare al proprio paese, al proprio comune come ad un grande condominio, qualcosa di proprio. E lottare per renderlo un posto migliore, colmando i vuoti e le sacche di ignoranza che spesso generano e perpetuano i comportamenti criminali con la cultura e la politica, rifiutando i falsi modelli e i falsi miti esigendo una politica seria e pulita "perchè per sconfiggere le mafie non basta conoscerle e riconoscerle dal fetore immondo che emanano". Un invito, quello a tenere sempre gli occhi aperti e a moltiplicarsi. Fare in modo, insomma, di far capire che non c'è alcun vantaggio ad accettare le mafie "pure se ti fanno un favore, perchè poi comunque ti presentano il conto".
Il canto delle sirene imprigionava i marinai, il canto di Ulisse invece li rende liberi.