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25 aprile: "Credo che vivere voglia dire essere partigiani."

apr 25

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25/04/2012 13:18  RSS

25 aprile

 

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

(Antonio Gramsci)

"11 febbraio 1917" 

 

25 APRILE

La storia, se la si legge per quella che è, contestualizzandola nel momento in cui essa vive, è un formidabile strumento per conoscere il passato, capire il presente, preparare il futuro. Ma quando non si vuole far capire il presente e, soprattutto, quando si vuole imporre un certo tipo di futuro, diventa necessario manipolare il passato e fare della Storia uno strumento politico per fini che con la libertà e la democrazia hanno poco da spartire. Ho letto da qualche parte che a Roma sono apparsi manifesti inneggianti alla repubblica di Salo'. Mi si è rivoltato lo stomaco nel sentire le dichiarazioni subdole dei politici della destra e quelle goffe dei politici della sinistra nel tentativo di fare del 25 Aprile una "festa di tutti"; una voglia totale della politica, pur se con alcuni "distinguo", non di ricordare ma di dimenticare, immolando sull'altare dell'inciucio il sangue di chi, 67 anni fa, ci ha acceso la luce della democrazia. Come si possono mettere sullo stesso piano partigiani e "repubblichini"? Mettere sullo stesso piano chi ha lottato per la democrazia con chi ha lottato per far ritornare l'Italia nel baratro della dittatura e', dal punto di vista storico-politico, una aberrazione.

Tutti dimenticano che dall'8 Settembre 1943 al 25 Aprile 1945 in Italia ci fu una GUERRA civile di liberazione. L'aggettivo "civile" sta ad indicare che la guerra per la liberazione del paese dai nazisti si è dovuta combattere non solo fra italiani e tedeschi ma anche fra italiani e italiani: fra gli italiani che volevano una Italia libera dal nazifascismo e italiani che la volevano succube di esso, così come succube del nazismo fu l'esperienza della repubblica sociale italiana. Se non ci fossero stati i "repubblichini", la GUERRA non sarebbe stata "civile" ma solo di liberazione dal Nazismo. Ma se "civile" per alcuni è solo un aggettivo, GUERRA è un sostantivo. E la Guerra, qualunque essa sia, porta con sè violenza. E' possibile, certo, che all'interno della guerra partigiana ci possano essere state nefandezze e anche vendette private. Ma come possono essere equiparate eventuali storture insite nello stesso significato della parola "guerra" con i massacri di uomini, donne, vecchi e bambini lucidamente pianificati e realizzati dai nazisti con la complicità, in qualche caso silente, in qualche altro consapevole e convinta, di altri italiani, i "repubblichini" che oggi si vogliono equiparare ai partigiani! I partigiani erano cattolici, liberali, repubblicani, socialisti, comunisti; i "repubblichini" erano fascisti. I partigiani hanno dato vita alla Costituzione della Repubblica Italiana che nel suo art. 11 "RIPUDIA" la guerra, proprio perchè chi ha scritto quell'articolo sapeva cosa fosse una guerra e non voleva che si ripetesse più; qualunque guerra, anche quella "civile". Oggi quelli che vogliono cancellare lo spirito della Resistenza partigiana sono gli stessi che vogliono modificare la Costituzione Repubblicana, democratica e antifascista, anziche' applicarla, collaborati, in questo, purtroppo, anche da persone cosiddette "di sinistra" che, evidentemente, hanno deciso di mettere la vela dove tira il vento. Non si rendono conto che le ...stronzate che dicono, anche quelle, le possono dire grazie a coloro che hanno combattuto e versato il loro sangue proprio per permettere a chiunque di esprimere il proprio pensiero. La democrazia tutela anche la libertà di dire...stronzate. Se riflettessero su questo e studiassero un pò di più forse saremmo tutti più liberi e...ascolteremmo meno stronzate.

Santo Laganà

 

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