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Processo omicidio Mauro Rostagno: cronaca udienza del 14 marzo 2012

mar 15

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15/03/2012 00:18  RSS

di Carlo Antonio Rallo

Il Presidente della Corte Pellino autorizza l'audizione del testimone Marino Mannoia nella veste di teste assistito. Udienza sospesa per mancanza di collegamento con il sito riservato.

Si riprende, Francesco Marino Mannoia presente nel sito riservato, inizia a rispondere alle domande del PM Paci: "quando lei ha iniziato a far parte di cosa nostra, di quale famiglia?". Mannoia:" nella primavera del 75 ho iniziato a far parte di cosa nostra, facevo parte della famiglia di Santa Maria del Gesù., diretta Stefano Bontade. Mi sono occupato di tutto, di delitti, omicidi, della trasformazione di morfina in eroina , contrabbando di sigarette.
PM Paci: "All’interno della famiglia ha assunto ruoli particolari?" Mannoia: "di questa famiglia facevano parte io ho fatto parte di una decina e noi eravamo alle dirette dipendenze di Stefano Bontade. Avevamo lui come riferimento".
PM Paci: ". Qual’era all’epoca la strutture di cosa nostra e quali erano i compiti della commissioni regionali e provinciali". Mannoia "le due commissioni si occupano del controllo del territorio, di tutto. Le situazioni di una certa rilevanza venivano sottoposte alla regionale. Pm Paci: "lei conferma l'esistenza di una commissione trapanese?". Mannoia: " si ricordo alcuni reggenti trapanesi: i Rimi, i Minore e il vecchio Zizzo. Mariano Agate e Procopio di Maggio di Castellammare ricordo essere due altri reggenti". Quando è stato ucciso Stefano Bontade ero in carcere, poi sono evaso, e dopo arrestato nuovamente nell'85. Ho avuto una lunga detenzione assieme a Mariano Agate, e ho frequentato i Rimi e i Minore". Pm Paci:" lei ha avuto rapporti con alcuni soggetti della Provincia di Trapani per fatti di stupefacenti?". Io ricordo Carlo Greco, era uno dei più attivi nelle raffinerie. Ho lavorato una partita di eroina per conto di Giuseppe Giacomo Gambino, che si interessava lui di questa zona". Continuano le domande del Pm Paci al teste Mannoia:" come collocava Mariano Agate all'interno di cosa nostra". Mannoia:" lui era impenetrabile, era un vero suddito di Riina. Siamo stati assieme al carcere dell'Ucciardone". Pm Paci:2 può indicare glia nni in cui siete stati insieme in carcere". Mannoia: "per un periodo, prima del maxi processo, ci vedevamo nelle ore d'aria". Pm Paci: durante la sua detenzione ha sentito mai parlare di Mauro Rostagno?". Mannoia:" con il passare degli anni, da 25 anni, dopo aver fatto miglialia di processi, mi posso ricordare di alcune cose dirette. La situazione di Rostagno la ricordo come quella di Impastato che parlava sempre di Badalamenti. Di Rostagno ricordo che parlava male di Mariano Agate, e che quest'ultimo era infuriato per questo". Pm Paci: "lei Mannoia, come viene a conoscenza della vicenda Rostagno?". Mannoia: "non ricordo di essermi interessato alle cose che lui diceva". Pm Paci:" il 4/02/1991 lei Mannoia dichiarò: rammento che quando fui trasferito a Palermo, ebbi modo di vedere una trasmissione televisiva in cui Rostagno parlava del territorio trapanese". Mannoia:"si confermo questa mia dichiarazione". Pm Paci: "lei assiste alla trasmissione quando era rinchiuso a trapani o quando è stato trasferito a Palermo?" Mannoia:"non ricordo esattamente se ero a Trapani o all'Ucciardone, noi fummo trasferiti un mese o qualche mese prima dell'inizio del maxi processo.". Pm Paci: 2 da chi sentì fare commenti su Rostagno mentre si trovava in carcere?". Mannoia:" non ricordo esattamente". Pm Paci: "lei Mannoia dice: alcuni Di Carlo Giulio e Geraci Nenè commentavano il fatto che il Rostagno rompesse a Marianeddu". Mannoia:2 confermo queste dichiarazioni, anche se non ricordo ora dopo 21 anni quelle dichiarazioni". Pm Paci: "Giulio Di Carlo e Nenè Geraci dove erano detenuti? le risulta che conoscessero Mariano Agate?". PM. Paci: "lei ricorda e conferma di aver sentito che il Di Carlo e Geraci avevano detto che Rostagno "rompeva" la persona di Mariano Agate?". Mannoia: si, c'era una situazione assillante di Rostagno che definiva Mariano Agate un mafioso e che comandasse nel territorio".
Pm Paci: " Mariano Agate ha mai detto a lei della vicenda di Rostagno?". Mannoia:" non lo ricordo esattamente, era una vicenda di cui non avevo interesse preciso, una vicenda che era sempre per sentito dire, da parte di Di Carlo, Geraci e Madonia. Se l'Agate stesso mi ha detto della vicenda Rostagno rientra nella normalità, mi scuso se non sono spontaneo nel ricordo, visto il tempo passato". Pm Paci:" è comunque in grado di ricordare qualche particolare?". Mannoia: "il manifestare un malumore era all'interno di cosa nostra come voler eliminare qualcuno, ma ho appreso solo le lamentele di Mariano Agate, non ho certezza di fatti, non posso dare responsabilità a nessuno".
PM Paci:" lei è venuto a conoscenza dell'omicidio di Mauro Rostagno, e da chi?". Mannoia: " ricordo di esserne venuto a conoscenza, ma non i particolari. Io non ricordo il perdiodo esatto in cui fu eliminato Rostagno, non ricordo se fu nell'87 o '88"
Per le Parti Civili l'Avv. Lanfranca: "Mannoia lei ricorda di cosa si occupava nel Trapanese?". Mannoia:" era una persona avida al denaro, si occupava di diverse attività". Avv. Lanfranca: "Agate si occupava di droga nel trapanese?". Mannoia: "nel trapanese sono stati tra i primi, la facevano arrivare prima di noi palermitani, dalla Tahilandia e dagli Stai Uniti, queste cose le ho sapute da Stefano Bontade. Vincenzo Milazzo era uno degli organizzatori della grande raffineria di Alcamo". Avv. Lanfranca: "con riferimento alla raffineria di Alcamo di Milazzo, aveva degli interessi in questa attività?". Mannoia:" questa è una situazione di cui posso fornire una prova, ma per quello che è il rispetto in cosa nostra presumo di si".
Avv. Miceli chiede a Mannoia: "lei ha conosciuto Giovanni Falcone, ci può riferire le circostanze di questa conoscenza?". Mannoia: "Quando sono stato trasferito in località protetta, dopo che mi sono pentito, nel settembre dell '89. Dopo che erano stao uccisi i miei familiari, mia madre, mia sorella e mia zia". C'è Opposizione a queste domande dell'Avv. Miceli. Avv. Miceli: " ricorda se Falcone le chiese di riferire su fatti di cosa nostra trapanese?". Mannoia:" confermo, che abbiamo parlato di questo". C'è ancora una contestazione.
Mannoia: "Con Falcone ho tracciato la mappa di cosa nostra, sia delle famiglie che delle commissioni". Non ci sono altre domande delle parti Civili. Avv. Mezzadini difensore di Virga: " lei le trasmissioni televisive le vedeva dall'Ucciardone? e cosa ricorda di quel periodo e della vicenda di Rostagno con Marinao Agate". Mannoia: " come ho detto prima non lo ricordo in maniera esatta. Mariano Agate per quello che so io aveva un forte interesse che Rostagno tacesse. Io non posso rispondere esaudientemente, però in merito ai fatti realmente accaduti". Avv. Mezzadini: " ha conosciuto Giambattista Agate?". Mannoia: "si so che è fratello di Mariano Agate". Avv. Mezzadini" ci può riferire di Di Cristina e Calderone?". Mannoia: "Di Cristina fu il fidanzato della sorella di Bontade, ed era della Sicilia centrale, Calderone era il rappresentante di Catania". Domande del Presidente Pellino:" Di Cristina era di Riesi? che è provincia di?" Mannoia: "Agrigento, no Caltanissetta". Presidente Pellino: "per quello che riguarda il Trapanese, le sue conoscenze si fermano ai Minore e ai Rimi?". Mannoia: "si, io frequentavo poco comunque il trapanese. Avevo rapporti diretti con Procopio Di Maggio". Giudice Pellino: " nel perido del maxi processo chi comandava a Trapani?" Mannoia: "il capo era Mariano Agate, che era di Mazara DeL Vallo". Pellino: "lei ha conosciuto Vincenzo Virga?". Mannoia: "E' un nome che conosco ma non ho avuto altri rapporti. Giudice Pellino: "quando ha saputo dell'uccisione di Bontade?". Mannoia: "l'ho saputo in carcere e dopo ho continuato a fare il mio ruolo di uomo d'onore e ho raffinato quintali e quintali di droga per conto di Totò Riina". Pellino: "suo fratello era uomo d'onore?" Mannoia: "mio fratello fu combinato quando io ero detenuto, ed era con Pino Grecoo detto "Scarpuzzedda". Giudice Pellino: "Mannoia, lei ha mai saputo da chi e perchè fu ucciso suo fratello?". Mannoia: "non lo so esattamentte, questi sono i paradossi della vita, non so esattamnete come sono andate le circostanze della morte di mio fratello. Il 21 Aprile dell'89 appresi della sparizione di mio fratello. Ero detenuto all'Ucciardone. Pellino: "era insieme a Mariano Agate". Mannoia:" era una delle ultime persone che ho salutato assieme a Madonia, e chiesi a lui una petizione quando mi trasferirono a Termini Imerese". Presidente Pellino": quando fu ucciso suo fratello, lei sa di altri omicidi?" Mannoia: " dall'Ucciardone stavamo organizzando una evasione. Questa non doveva servire per continuare lo sterminio di persone, ma per cercare di porre un freno a quella situazione." L'unico che riuscì a salvarsi fu Leoluca Bagarella". Presidente Pellino: "la scomparsa di suo fratello ha a che fare con questi omicidi?" Mannoia: "non lo so, ancora ora non lo so Presidente, nonostante tutti i processi e i pentiti non lo so".
Finita l'audizione del teste Francesco Marino Mannoia, cinque minuti di pausa.
Corte di nuovo in aula, riprende l'udienza
Si procede con l'audizione del testimone Francesco Di Carlo come teste assistito
Pm Paci: "Come e quando è entrato in Cosa Nostra". Di Carlo: " sono entrato nei primi anni sessanta nella famiglia di Altofonte, fino al 1982. Come rappresentante della mia famiglia fino al '79, ed ero a completa di sposizione del mio capomandamento Bernardo Brusca di San Giuseppe Jato. Pm Paci:" cosa succede nell'82?". Di Carlo: " con la guerra di mafia di allora e con gli omicidi a catena senza nessuna pietà, capìì che era la fine di Cosa Nostra. Ho cercato di Salvare i Caruana e i Cuntrera, avendo saputo che volevano eliminarli. Ad un certo punto Totuccio Riina mi disse, se tu non sei con noi, te ne vai fuori e un giorno si vedrà. Me ne sono andato in Inghilterra a Londra, nell'82 sistemo un appartamento e avevo solo rapporti con la mia "famiglia" di Altofonte. Sono stato detenuto in Inghilterra, durata 11 anni, dall'85 al '96 quando sono rientrato in Italia. Durante questo periodo ho avuto rapporti con soldati della mia famiglia, con mio fratello e con un mio cugino, Nino Gioè".
Pm Paci:i rapporti con la famiglia come avvenivano'? e con quale altre persone era in contatto?". Di Carlo: "oltre ai miei familiari anche con Benedetto Capizzi e Giovanni Caffri, che era cognato di mio fratello Andrea. I miei fratelli, mio zio e mio nonno facevano parte di Cosa Nostra. I miei fratelli sono stati combinati da me. Quando sono arrivato in Italia dovevo scontare ancora tre anni, ed allora decisi di collaborare con la giustizia. Ho avuto una condanna a 25 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti".
Pm Paci: " lei ha avuto modo di conoscere soggetti e attività di Cosa Nostra trapanese?". Di Carlo: "quelli che mi ricordo sono Antonio Minore e Calogero suo fratello, il "baffone". Nell 82' l'ultima volta che l'ho visto Vincenzo Virga era consigliere o sottocapo della famiglia di Trapani. E ricordo anche Nicola Buccellato, un "uomo di pace" di Castellammare. Ricordo che una volta incontrai Buccellato che venne assieme con Virga. A Marsala ricordo i D'Amico con i quali eravamo amici e a Mazara Mariano Agate e "Mastro Ciccio" Francesco Messina. Pm PAci: "chi era secondo il rappresentante di cosa nostra a fine anni settanta?" Di Carlo: " era Totò Minore. Successivamente divenne il Virga capo mandamento di Trapani. I capi in provincia erano Francesco Messina Denaro, Mariano Agate e Vincenzo Virga. PM Paci: "questi persone appartenevano ad altre associazioni segrete?". Di Carlo: "in quel periodo si parlava di Massoneria e so che alcuni di loro ne facevano parte. Ma cosa nostra palermitana era assolutamente contraria a questo. A Trapani era invece normale". Pm Paci: "lei ha sentito parlare di Mauro Rostagno?". Di Carlo: "si, ne ho sentito parlare attraverso la stampa ma anche all'interno di Cosa Nostra.
Di Carlo: "quando ho appreso dell'omicidio di Rostagno, ho capito che era Cosa Nostra,"non si muove foglia che cosa nostra non voglia", la conferma ce l'ho. Per saperne di più ho chiesto a Caffri e Benedetto Capizzi. Ed ho detto, ma questo lavoro di Rostagno? ed ho avuto risposta che l'omicidio era una cosa fatta da Cosa Nostra e non come dicevano i giornali una pista interna. Pm Paci: "Di Carlo le ricordo che dal verbale delle sue dichiarazioni lei ha chiesto a Capizzi anche attraverso dei bigliettini. Di Carlo: " si, confermo anche la richiesta attraverso queste lettere, sono passati molti anni e non ricordavo". Non posso dire al 100%, credo sia stato Caffri che al telefono mi diede la conferma che l'omicidio Rostagno era avvenuto per mezzo di Cosa Nostra. Pm Paci: "Caffri è stato uno dei suoi interlocutori fino a quando?" Di Carlo: "fino al '94 credo, perchè poi mi trasferì in un posto dove non poteva raggiungermi".
Avv. Galluffo difesa imputato Mazzara: "Lei conosceva personalmente Mauro Rostagno?". Di Carlo:" No, ho appreso tutto dopo la morte del giornalista". Avv. Galluffo: "perchè la sua richiesta di informazioni sull'omicidio Rostagno non è avvenuta attraverso il telefono?". Di Carlo:" perchè usavo e usavamo frequentemente come mezzo di comunicazione, che per noi era molto più sicura." Avv. Galluffo. "perche volle sapere chi aveva fatto questo omicidio?". Di Carlo: "uno di cosa nostra si informa sempre, volevo sapere cosa era accaduto a Trapani, ho chiesto così: com'è la situazione Rostagno, e poi per telefono mi hanno detto che era cosa nostra. Io ero aggiornato sempre di tutto". Avv. Galluffo: "cosa ricorda che le dissero esattamente?. Ora c'è totale disaccordo tra la difesa di Mazzara e il PM Paci. Il Presidente Pellino sta leggendo i verbali delle dichiarazioni di DI Carlo.
Avv. Galluffo: " Di Carlo cosa aveva scritto nel bigliettino?". Di Carlo: " sicuramente ho scritto, ma veramente è andata come dicono i giornali?. In accordo le parti decidono di mettere agli atti i verbali delle dichiarazioni rese dal Di Carlo. Avv Galluffo a Di Carlo: "lei ha detto che per omicidi si potevano utilizzare dei soldati esterni?". Di Carlo: "non sempre si utilizza questo metodo, si usava se si doveva uccidere uno di cosa nostra, ad esempio a trapani o marsala, che essendo piccoli posti ci si conosce tutti, allora si utilizzavano persone di fuori. Per un politico o altra persona al di fuori dell'organizzazione l'omicidio viene fatto da quelli del luogo. Ogni famiglia ha il proprio arsenale. Se si deve fare un omicidio a Trapani ad esempio, è la famiglia di quel luogo che mette a disposizione le armi".
Avv. Mazzadini: "quando lei doveva chiamare un esponente di cosa nostra come faceva?". DI Carlo: "c'era una carta e mi mettevo in contatto con loro, non so se nel centralino registravano la chiamata e nell'ultimo periodo di detenzione parlavo con mio cugino Gioè.Avv. Mazzadini. " quando conobbe Virga?" ricordo di averlo visto ad un incontro con Buccellato di Castellammare. Poi ricordo in altre due o tre occasioni. Io allora organizzavo questi incontri e allora veniva Buccellato con Messina Denaro e Virga, e una volta un certo Palmeri di Santa Ninfa. Avv. Mazzadini: sa che lavoro faceva Virga e lo ricorda fisicamente?". Di Carlo: " non lo ricordo, aveva una statura media, era corpulento, quando l'ho conosciuto non portava occhiali.". Avv. Galluffo Senior. "Che grado aveva nella famiglia?" Di Carlo: "ho fatto tutti i passaggi di grado, da soldato semplice a capofamiglia. Avv. Galluffo: "quando li ha avuto questi gradi, prima o dopo il 1998?". Per questa domanda c'è contestazione da parte del Pubblico Ministero. Avv. Galluffo: "ci si può dimettere solo dal grado?". DI Carlo: "si, ed io mi sono dimesso perchè non ammettevo degli omicidi al mio paese. Mi hanno portato davanti a Bernardo Brusca ed io mi sono dimesso perchè non condividevo il loro operato. Ho detto a Brusca di questo e mi affidano alla commissione".
Avv: Galluffo: "lei si è interessato nel 1988 ad altri omicidi importanti avvenuti a Trapani? SI è interessato dell'omicidio di un Giudice?". DI Carlo:" si ho letto, tutti gli omicidi sono di cosa nostra. Io ci arrivo per mestriere, chiamiamolo mestiere disgraziatamente". Avv. Galluffo: "lei si è interessato degli omicidi Lima e Moro?" DI Carlo: " si, Lima era mio amico e so tutto. Cosa nostra si voleva interessare per liberare Moro, ma non lo hanno voluto, lo ha detto Cossiga che si volevano rivolgere alla mafia. Avv. Galluffo: "quale era il mezzo di apprendimento delle decisioni della Commissione?". Di Carlo: "ero sempre con Riina, Brusca e Provenzano e sapevo direttamente da loro". Presidente Pellino: "Di Carlo, ci vuole chiarire il passaggio del suo arrivo qui in Italia? lei ha parlato di esponenti goverantivi. "Di Carlo:"ho conosciuto un uomo dei servizi in carcere in Inghilterra e l'ho messo in contatto con Gioè, ma cosa hanno combinato non lo so più. Poi mio cugino si impiccò o lo hanno impiccato". Pellino". quali procedimenti aveva a carico in Italia?". Di Carlo: "associazione mafiosa, quando sono rientrato in Ialia li ho scontati qui. Ho maturato la decisione di pentirmi vedendo quello che stava succedendo in Italia. Conoscevo il bambino Di Matteo, l'ho tenuto in braccio, anche per questo mi sono pentito. Io ho fatto entrare in cosa nostra tantissima gente, Nino e Ignazio Salvo ad esempio.
Pellino:"lei ha deciso di informarsi subito dopo la notizia o quando ha appreso che le indagini e i giornali parlavano di una pista interna?" Di Carlo: "si quando vedevo quello che scrivevano i giornali, allora iniziai a chiedere informazioni". Finite le domande per Di Carlo.
Si scioglie la riserva sulle dichiarazioni rese da Rosario Spatola. Udienza Terminata, prossima il 28 marzo. Dovrebbero testimoniare i testi Cannas e Carla Rostagno.



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