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CONTINUANO LE RIVELAZIONI DEL PENTITO BISOGNANO: Rosario Cattafi, Giuseppe Gullotti, Messina Ambiente

feb 4

Scritto da:
04/02/2012 15:33  RSS

CONTINUANO LE RIVELAZIONI DEL PENTITO BISOGNANO: Rosario Cattafi, Giuseppe Gullotti, Messina Ambiente

 

Era finito nelle “secche” il processo sulle infiltrazioni mafiose a MessinAmbiente negli anni d’oro, quando alla fine degli anni ‘90 secondo la Procura i clan mafiosi cittadini avevano gran voce in capitolo per gestione e assunzioni di personale. Ma adesso, dopo cinque anni di udienze e prima della conclusione, il colpo di coda dell’accusa è rappresentato dalla doppia e lunga deposizione di ieri di due pentiti di rango, il boss di Mazzarrà Sant’Andrea Carmelo Bisognano e l’ex “reggente” del clan di Messina-Centro Salvatore Centorrino. Da mezzogiorno e fino alle due del pomeriggio, prima Bisognano e poi Centorrino, hanno raccontato quello che sapevano rispondendo alle domande del sostituto della Dda Fabio D’Anna e di alcuni dei difensori, gli avvocati Carlo Autru Ryolo, Salvatore Silvestro e Giovambattista Freni, che in controesame hanno fatto di tutto per far emergere lacune e contraddizioni nel racconto dei due collaboranti. Ha cominciato Bisognano, sentito dopo una lunga diatriba accusa-difesa come “imputato di reato probatoriamente collegato” ai sensi dell’art. 197 bis c.p.p., ha deciso così il collegio della seconda sezione penale presieduto dal giudice Mario Samperi. E nel ripercorrere la sua carriera criminale e i motivi della collaborazione l’ex boss dei Mazzarroti ha ripetuto in aula ancora una volta i nomi dell’avvocato Rosario Cattafi come vertice dell’ala non militare di Cosa nostra barcellonese e del boss Giuseppe Gullotti come capo dell’ala militare, quanto meno quando lui faceva parte del sodalizio criminale barcellonese. Venendo invece a quello che sa sulla storia di MessinAmbiente, Bisognano ha tirato in ballo l’ex ad di MessinAmbiente Antonio Conti, che comunque ha dichiarato di non conoscere personalmente. La vicenda iniziò quando la consociata cominciò a scaricare i rifiuti con gli autocompattatori a Tripi, quindi nel suo territorio d’influenza, e siccome non si fece avanti nessuno della ditta all’epoca per la “messa a posto”, lui ordinò ai suoi uomini di «fermare qualche camion», per dire agli autisti che qualcuno dei vertici di MessinAmbiente si sarebbe dovuto presentare per il pagamento della tangente. Prima di allora non si era interessato a MessinAmbiente, anche se la ditta era impegnata all’ampliamento della discarica di Tripi; questo perché i lavori erano stati affidati all’impresa locale del “barone” Rotella, già sottoposto ad estorsione. Dopo che i suoi uomini, l’incarico fu dato a Rottino e Trifirò, bloccarono gli autisti di MessinAmbiente, si presentò a Mazzarrà un certo «Franco sedici» per conto dei clan messinesi, in particolare i gruppi Ventura e Spartà, il quale gli disse che tutto sarebbe stato messo a posto. Nel verbale di dichiarazioni Bisognano non aveva accennato al fatto che quel tale «Franco sedici» gli avrebbe fatto il nome dell’ing. Conti, questo particolare lo ha aggiunto ieri nel corso della deposizione, come è emerso dopo le contestazioni dei difensori. Il nome dell’ad Conti – ha proseguito Bisognano –, gli sarebbe stato fatto nel corso di un periodo di detenzione comune al carcere di Gazzi, dal boss Carmelo Ventura («… avrebbe sistemato tutto tramite il signor Conti che era il loro referente dentro MessinAmbiente», oppure «…chi volessero far assumere lo potevano fare senza nessun problema», parlando di assunzioni nella ditta di trattoristi, autisti e operatori ecologici). E rispondendo poi a una domanda precisa del presidente Samperi, in chiusura di deposizione, Bisognano ha affermato che per quelle che sono le sue conoscenze derivanti dal dialogo con Ventura i «vertici formali» di MessinAmbiente sarebbero stati all’epoca «sottoposti a vincolo di Ventura e Spartà». In ogni caso Bisognano ha detto proprio alla fine – la domanda l’ha fatta il pm D’Anna –, di non avere però la certezza dei pagamenti al suo gruppo di “mazzette” da parte della ditta («… la relativa certezza non ce l’ho…»), anche perché fu poi arrestato. Finito con Bisognano s’è passati poi a Centorrino, che ieri ne ha dette di cose. Per esempio che parecchi gruppi criminali avrebbero percepito una regolare “mazzetta” da MessinAmbiente (la «trattativa» l’avrebbe curata Giacomo Spartà, gli avrebbe riferito il boss Trischitta). In sostanza per anni, i gruppi di Bonasera, Tamburella e Cucinotta erano sui 250 euro, mentre i gruppi Ventura, Gatto e Spartà percepivano cifre più alte. Altro passaggio: l’assunzione di tale Orazio Bucalo che sarebbe stata “sollecitata” in quanto nipote di Luigi Leardo («… Leardo parlava di un suo nipote»). Centorrino ha raccontato addirittura di uno “scambio d’estorsione”: il boss Mulè avrebbe proposto a Bonasera di cambiare la vittima del pizzo, cedendogli un noto albergo-ristorante in cambio proprio di MessinAmbiente. E quando il pm D’Anna gli ha chiesto, quasi in chiusura, se aveva contezza di contatti tra malavitosi e “colletti bianchi” di MessinAmbiente, Centorrino ha accennato a un tale «di altezza media, sul riccio» che era l’unico ad avere contatti più assidui con il boss Giacomo Spartà «… ma come si chiama non me lo ricordo». Era primo pomeriggio, ieri, quando tutto è stato aggiornato al 27 marzo. Giorno in cui il pm D’Anna formulerà le richieste dell’accusa. NUCCIO ANSELMO - GDS

Fonte Blog Enrico Di Giacomo

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