Per gli stupratori (di gruppo) il carcere è previsto, ma non obbligatorio
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Scritto da:
03/02/2012 17:04
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Da UDI CATANIA
Per gli stupratori (di gruppo) il carcere è previsto, ma non obbligatorio
La sentenza della Cassazione ha stabilito la possibilità dell'applicazione di pene alternative per i violentatori che nel 2006 stuprarono in gruppo una dodicenne. Dei tre delinquenti, i due imputabili già all'epoca (avevano 15 e 17 anni), sono oggi dei maggiorenni. All’epoca dei fatti tutti hanno goduto dell'ampia solidarietà cittadina e delle loro famiglie.
La vittima di uno stupro, come tutte le vittime della violenza sessuata, ha bisogno di giustizia; quando la cerca nella sola via legittima per ottenerla, nella maggior parte dei casi, ottiene una sentenza che rispecchia la cultura del paese e la limitatezza di leggi, leggi che non hanno mai messo al centro dell'interesse collettivo la vita e la dignità delle donne.
Un collage di leggi approvate sotto il limite di un’ideologia di fondo: lo stupro e tutta la gamma dei crimini commessi dagli uomini sulle donne, solo perché donne, siano reati di scarsa pericolosità sociale.
La legge rappresenta davvero il sentimento, l'interesse e la cultura, viste le pratiche relazionali e sessuali di una buona parte dei parlamentari, che la politica ha imposto al paese grazie al potere che esercita nei media.
Anche in questo contesto le sentenze sono importanti per la vittima. Proprio per sopravvivere alla cultura ostile, la vittima attende da quelle sentenze la prova di poter aspirare ad essere ancora cittadina e libera. Le vittime, tutte, hanno bisogno, per girare la pagina del dolore, di giustizia.
Non è una questione di vendetta, è il bisogno di ascoltare dalle Istituzioni la parola che stabilisca che ciò che le è accaduto è inammissibile, il bisogno di sapere che i complici che giustificano "i bravi ragazzi che hanno sbagliato perché provocati", e che l'attendono fuori dall'aula per continuare ad infamarla, avranno una ragione di meno per sentirsi soddisfatti.
Giustizia non significa che i minorenni colpevoli vengano aspramente puniti. Il sistema giudiziario dovrebbe disporre di strumenti rieducativi e socialmente sanzionatori del crimine quanto e più del carcere, per controllare i delinquenti fino e non prima della ragionevole e fondata prova del loro recupero alla convivenza pacifica con l'altro genere
Far tornare i colpevoli (a scontare una pena?) nelle famiglie che li hanno giustificati, equivale a far tornare un giovane manovale della camorra nell'ambiente familiare che ha coltivato il suo delinquere.
I giudici della Cassazione hanno fatto finta di non sapere che se quei ragazzi "avessero esagerato", una bambina sarebbe morta. Sembra anche che quei giudici non sappiano che violenti e assassini di donne perché donne, che scontavano pene alternative in strutture incompetenti adibite, per clientela, a strutture rieducative, sono tornati ad uccidere in corso di pena.
"lo sdegno trasversale" sollevato dalle (poche, perché sono poche le elette) parlamentari Italiane, sarà forse l'unico provvedimento che la politica prenderà, entro la fine della legislatura. Nella prima, come nella seconda e nella terza Repubblica, salvarsi e salvare dalla violenza sessuata le donne e i loro figli non è affare di Stato.
UDI - Unione Donne in Italia