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Felici per la famiglia Cervia, quando giustizia e la fine della persecuzione anche per Mario Ciancarella?

nov 22

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22/11/2018 10:34  RSS

Al consiglio di Stato memoria dell’avvocatura contro Mario Ciancarella

Ho scelto di riconoscere gli errori dello Stato nei confronti di una famiglia che merita rispetto e verità” e “ho chiesto scusa e lo faccio nuovamente ora, pubblicamente, a nome del Paese e della Difesa”. Queste alcune delle frasi con cui il ministro della Difesa Trenta ha comunicato su facebook che lo Stato rinuncerà ad impugnare la sentenza di primo grado che ha condannato la Difesa a risarcire la famiglia di Davide Cervia e che sarà felice di riceverla al Ministero. Davide, esperto di guerra elettronica, fu rapito nel 1990. Per anni la ricerca della verità fu negata e resa impossibile da una catena di omissioni e depistaggi che in qualsiasi Stato normale sarebbe impensabile. Siamo felici per la sua famiglia e la loro lotta per la verità. Una lotta che come Associazione riconosciamo e sentiamo vicina.

Omissioni e depistaggi, insabbiamenti da parte di chi dovrebbe rappresentare le Istituzioni con verità e giustizia, nella storia repubblicana italiana hanno colpito spesso, troppo spesso. Come per Davide Cervia, come per la strategia della tensione. Come per la strage di Ustica e il capitano Mario Ciancarella. All’epoca della strage era capitano dell’Aeronautica Militare ed era diventato punto di riferimento del Movimento Democratico dei Militari. A lui si rivolse Mario Alberto Dettori per rivelare cosa vide quella notte. Dettori, così come Sandro Marcucci, è una delle vittime della strage di Ustica successive a quella notte. Dettori si è ufficialmente sucidato, Marcucci è stato vittima di un incidente aereo. Ma sono “decessi sospetti” – com’ebbe a dire il giudice Priore – che ““di sospetto non hanno alcunché” perché “appare sufficientemente certo che coloro che sono morti erano a conoscenza di qualcosa che non è stato mai ufficialmente rivelato”. Grazie all’impegno della nostra Associazione e della famiglia l’anno scorso le indagini sulla morte di Dettori sono state riaperte. Mario Ciancarella invece ha pagato la propria lotta democratica e per la verità con la radiazione nel 1983. Con un decreto ricevuto via fax solo 10 dopo, quando il presidente Pertini era già morto. E non avrebbe potuto più confermare quel che è ormai stato acclarato in un’aula di tribunale, a Firenze nel luglio 2016: la firma del Presidente della Repubblica è falsa. Nelle settimane precedenti il Capo dello Stato Mattarella, in occasione dell’anniversario della strage, auspicò che che sulla strage di Ustica “si riescano a rimuovere le opacità persistenti”. In visita a Lucca (dove Ciancarella vive) il 3 marzo scorso, Mattarella ha risposto di conoscere la vicenda dopo aver ricevuto una lettera dal sindaco Tambellini e dal presidente del consiglio comunale Battistini.

Ma, oltre due anni dopo la sentenza di Firenze, lo Stato Italiano continua a trincerarsi dietro burocrazie, ricorsi al TAR e indifferenza di fronte all’ingiustizia subita da Mario Ciancarella. E a non voler rimuovere quelle “opacità persistenti”. L’unica risposta ricevuta fu un’email certificata con la quale il Ministero della Difesa comunicò due anni fa che la “pratica” era stata inoltrata alla direzione generale “per i successivi adempimenti di competenza”. Che, per il Ministero, sarebbero solo il risarcimento delle spese legali. Mario Ciancarella dovrebbe, invece, essere reintegrato nella posizione che aveva all’epoca. Ed invece, persino davanti al TAR l’Avvocatura dello Stato ha negato quest’atto di giustizia. Trincerandosi dietro una presunta irrilevanza della firma di Pertini falsificata e la tardività del ricorso. Ma come poteva ricorrere Ciancarella contro un atto che si rifiutarono di fornirgli?   

Quanto accaduto alla famiglia Cervia vogliamo sperare possa rappresentare uno spiraglio di luce per lui e per tutti coloro che hanno subito ingiustizie simili. Che, finalmente, si possa far luce sulle zone buie della storia repubblicana italiana e i suoi Palazzi. Felici per la famiglia Cervia, lo ribadiamo, e per questo poniamo una domanda semplice, lineare, da risposta immediata se vuole al Ministro Trenta. Quando per Mario Ciancarella? Quando anche per lui cadrà il muro? Quando gli verrà chiesto scusa e si comincerà a portare giustizia?  Perché finora, nonostante sia ormai chiaro cosa ha subito Mario Ciancarella e le ragioni della sua lotta per avere giustizia, lo Stato italiano continua ad andare contro di lui. Il 24 settembre l’avvocatura dello Stato, e quindi l’attuale governo (in perfetta continuità, dopo il MUOS ed altre “grandi opere”, con i governi precedenti), si è costituita – presentando memoria – davanti al Consiglio di Stato avverso la sentenza “perdita del grado – risarcimento danni” per la radiazione, con firma falsa di Pertini, di Mario Ciancarella. Ed esattamente come nell’opposizione al Muos non possiamo non rilevare indignati l’incredibile giravolta del Movimento 5 Stelle. Nella precedente legislatura espresse indignazione, partecipò incredulo che potesse accadere quanto sta subendo Mario Ciancarella da 30 anni e sgomento alla conferenza stampa presso la Camera dei Deputati di due anni fa. Ora il governo di cui sono i maggiori azionisti prosegue sulla stessa posizione dei governi precedenti. E da parte di nessuno di loro neanche mezza parola, nessuna obiezione o opposizione. Totale silenzio, un silenzio che sa di assenso, neanche da chi ben conosce Mario Ciancarella, la sua storia e le ingiustizie che subisce da decenni, e la nostra Associazione con la quale ha condiviso un lungo percorso.

Invitiamo il ministro Trenta, e tutti coloro che non conoscono la vicenda di Mario Ciancarella, a leggere lo speciale Casablanca di gennaio-febbraio 2017 http://lesiciliane.org/casablanca-n47 , dove è descritta tutta la persecuzione di Mario Ciancarella, la sua battaglia per verità e giustizia (e la nostra con lui) e l’indignazione per quanto accaduto in questi ultimi anni – compreso quest’ultimo capitolo nell’era del “governo del cambiamento” in perfetta continuità con i precedenti.

 

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