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Il nostro Grazie a Nino Di Matteo e ai suoi colleghi per aver istruito un processo "scomodo"...

gen 31

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31/01/2018 14:28  RSS

Si è conclusa la fase dibattimentale del processo sulla “Trattativa Stato-mafia” durata quasi 5 anni con ben 202 udienze a cui ne sono seguite 8 per la requisitoria dei PM Antonino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, che ne hanno sostenuto l’accusa, chiedendo complessivamente 88 anni di reclusione per gli imputati.

Da questo momento termina l’applicazione al processo per i PM Di Matteo e Del Bene, che lasceranno Palermo per operare alla Direzione Nazionale Antimafia. È lo stesso Di Matteo a confermarlo al termine della sua requisitoria, evidenziando come in oltre 25 anni di indagini e processi sia stato oggetto, assieme ai suoi colleghi, di ripetuti attacchi e minacce al fine di scoraggiarne il proseguimento dell’attività investigativa:

“Man mano che andavo avanti, già nella fase delle investigazioni, iniziavo ad avere contezza del costo che avrei pagato con questo processo e credo di non essermi sbagliato. Hanno più volte affermato che l’azione di noi Pubblici ministeri è stata caratterizzata perfino da finalità eversiva, nessuno ci ha difeso da accuse così gravi. Ma noi l’avevamo messo nel conto, perché così avviene in quei casi, sempre meno frequenti, in cui l’accertamento giudiziario non si limita alla ricostruzione minimalista degli aspetti criminali più ordinari, ma si rivolge all'individuazione di profili più alti e di causali più complesse. […] Nel nostro caso quella strategia stragista con la quale Cosa Nostra ricattò lo Stato con la complicità di uomini di quello Stato.”

Sul banco degli imputati infatti, assieme ad assassini e boss di mafia sono presenti politici, ex Ministri e Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, tutti accusati di minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato. E non è un caso che nel corso delle indagini il lavoro della Procura sia stato ripetutamente ostacolato e criticato, non sono un caso i depistaggi orditi da quelle “menti raffinatissime” che hanno agito restando nell'ombra, o le minacce di morte rivolte a Di Matteo. Sono la prova invece della protezione di cui godono taluni, del loro potere intimidatorio, e della volontà di mantenere segrete alcune verità indicibili.

Non devono sorprendere nemmeno i ripetuti tentativi di distorcere la narrazione col chiaro intento di confondere le acque. Un revisionismo mascherato da garantismo è quello a cui abbiamo assistito quando Gianfranco Miccichè, Presidente dell’ARS, e Vittorio Sgarbi, Assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, hanno organizzato, nell'aula del Palazzo dei Normanni, la proiezione del docu-film “Generale Mori – Un’Italia a testa alta” del regista Ambrogio Crespi, già condannato in primo grado a 12 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio dal Tribunale di Milano, invitando il Generale Mario Mori e il Colonnello Giuseppe De Donno, entrambi imputati nel processo sulla “Trattativa”.
Nel corso dell’evento, l’assessore Sgarbi prendendo la parola ha difeso i due Ufficiali attaccando ancora una volta i PM e la Procura della Repubblica di Palermo:

“Il Tribunale di Palermo non può processare lo Stato, processi pure la mafia. Nel comportamento della Procura ci sono profili eversivi”


Vogliamo replicare all'Assessore Sgarbi sottolineando la vergognosa inopportunità di ospitare nella sede dell’ARS la proiezione del suddetto docu-film in questo particolare momento, e ricordargli che tra i principi fondamentali delle Democrazie Costituzionali vi è la separazioni dei Poteri dello Stato.
Negare questo principio, come ha fatto pubblicamente e soprattutto nella sua veste istituzionale, questo sì rappresenta un profilo eversivo.


Il nostro ringraziamento e la nostra stima va ai magistrati Teresi, Tartaglia, Del Bene e Di Matteo per lo straordinario lavoro di indagine svolto, per le prove raccolte a supporto della complicata ma dettaglia ricostruzione, offerta alla Corte, di uno dei periodi più tragici e misteriosi della nostra Repubblica.
Un impegno portato avanti con coraggio e determinazione nonostante una classe politica indegna di rappresentare questo Paese, che nella quasi totalità dei suoi schieramenti e rappresentanti ha delegittimato e isolato i membri del Pool seguendo un copione tragicamente noto, condannandoli ad un silenzio rotto soltanto dalle voce di pochi giornalisti e di migliaia di uomini e donne liberi.

Riportiamo le parole usate da Di Matteo a conclusione della sua requisitoria, che condividiamo interamente e vorremmo fossero da monito a chiunque voglia adoperarsi nella ricerca della verità:

“Abbiamo una sola ulteriore consapevolezza che ci fa vivere con umiltà, ma anche con un orgoglio che nessuno ci potrà togliere, di aver sempre agito esclusivamente per cercare la verità nel rispetto della legge rifuggendo da ogni calcolo di convenienza o opportunità. Ma in ogni momento anche in quelli più difficili, nei quali abbiamo avvertito la sensazione di profondo isolamento, senza paura, con la serena determinazione di chi sa che prestando obbedienza ai principi della nostra Costituzione ed in primo luogo quello di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge sta semplicemente compiendo il suo dovere di magistrato”.


Associazione Antimafie Rita Atria

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